vita d'antiquari

Leonardo Piccinini

Robertaebasta

La mercante di Brera

Non mi ero mai reso conto, in tanti anni di quotidiana osservazione in quel di Brera, dello splendido, gioioso, lapalissiano significato di quel Robertaebasta: “negli anni Sessanta erano due socie, poi mia madre andò avanti da sola” mi spiega Mattia Martinelli, che la segue dal 1994 in questa avventura “di sei negozi, cinque a Milano e uno a Londra”, insieme pure in un docu-reality di successo, La mercante di Brera, dove gli animal spirits, i segreti e i dietro le quinte del lavoro di Roberta Tagliavini emergono con immediatezza e passione. “Volevamo far conoscere al grande pubblico ogni singolo aspetto di questo bellissimo mestiere, che coinvolge il meglio della capacità italica, che va difeso e condiviso. Si parla tanto, e giustamente di sostenibilità: cosa c’è di più sostenibile nel far rinascere antiche opere, antichi oggetti e riproporli al mondo di oggi?”. Robertaebasta rappresenta la coerenza di un percorso nelle arti decorative e nel design “già in tempi non sospetti, quando questo termine non era abusato. Furono clienti coraggiosi, come Gianni Versace, a crederci per primi e a contribuire a formare un nuovo gusto”. Qualche scoperta memorabile? “Sono molto affezionato all’uomo alato scolpito in alluminio da un grande artista déco, Rene Paul Chambellan, per il 42nd Street Airlines Terminal di Park Avenue, a New York, inaugurato negli anni ’40 e poi demolito nel 1978. Un’opera che venne adottata da un grande stilista come Alviero Martini!”