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Da 60 anni l’AAI punto di riferimento del mercato internazionale dell’arte

L’Associazione Antiquari d’Italia ha scoperto e diffuso la conoscenza di capolavori sconosciuti e sostenuto gli studi e le attribuzioni di opere d’arte con elementi ai quali gli studiosi non avrebbero avuto accesso

di Laura Lombardi
  • Da 60 anni l’AAI punto di riferimento del mercato internazionale dell’arte
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Proponiamo l’articolo di Laura Lombardi pubblicato su l Giornale dell'Arte

Fondata da Mario e Beppe Bellini, alla sua trentunesima edizione la Biennale Internazionale dell’Antiquariato, compie sessant’anni e con essa anche l’Associazione Antiquari d’Italia, fondata dagli stessi Bellini nel corso della prima edizione. Fin dall’origine l’Associazione è stata la spina dorsale della mostra fiorentina che ebbe come prima sede, per molte edizioni, Palazzo Strozzi.  La svolta epocale avvenne nel 1997, anno del trasferimento a Palazzo Corsini sull’Arno con l’allestimento pensato dallo scenografo Pier Luigi Pizzi.

Enrico Frascione, napoletano, brillante e vivacissimo, che dell’Associazione è l’attuale Presidente, insiste sulla qualità degli antiquari associati, oggi centocinquanta. Per iscriversi è necessario essere introdotti da due membri già associati; la candidatura è sottoposta al vaglio del Consiglio Direttivo della Associazione che, superato questo primo step, sarà successivamente oggetto di referendum tra tutti gli associati i quali avranno un mese di tempo per rispondere (vale altrimenti la regola del silenzio assenso). Il Consiglio,  composto da 11 membri, è eletto ogni due anni dall’Assemblea degli associati e al suo interno viene nominato il Presidente del Consiglio Direttivo. Il Presidente è in carica per due anni e può rimanere solo per due mandati consecutivi. I fondi provengono da una quota associativa annuale, dalla quale sono esentati gli antiquari over 80.


Negli anni l’Associazione ha intessuto legami con altre istituzioni pubbliche e private tra cui, ad esempio, Palazzo Grassi a Venezia, la Fondazione Zeri di Bologna e la Galleria Estense di Modena. Dalla sua fondazione l’Associazione ha infatti il compito di dare rilievo e giusta dignità a una professione che ha una sua peculiarità e le cui competenze si intrecciano e sono complementari a quella del mondo accademico, col quale intrattiene stretti rapporti. L’Associazione  è infatti dotata da molti anni di una sua rivista, la «Gazzetta Antiquaria», un tempo cartacea oggi online, che ha accolto, e tuttora accoglie, contributi di importanti studiosi. Basta sfogliare le annate della «Gazzetta» per rendersi conto di quali capolavori siano passati proprio attraverso le vie dell’antiquariato italiano, tratti dall’oblio, riscoperti, ristudiati, trovando le giuste attribuzioni, ricostruendo figure ignote, documentando sforzi compiuti certamente per fini professionali, ma anche animati dalla passione che accomuna tutti gli associati. L’Associazione promuove inoltre incontri, tavole rotonde con studiosi e funzionari delle Soprintendenze, ma anche restauri, tutte attività che mettono in evidenza l’esperienza del settore.


Della prima riunione di diciotto membri dell’Associazione, tenutasi il 10 ottobre 1959, Enrico Frascione è stato un giovanissimo testimone: «Avevo diciannove anni e accompagnai mio padre,  che camminava male a seguito di un incidente, al primo piano di Palazzo Strozzi, dove i padri fondatori della Associazione firmarono lo Statuto alla presenza del notaio Francesco Calogero. A me, giovanissimo, quei signori riuniti sembrarono tutte cariatidi, in realtà avevano all’incirca cinquant’anni, forse meno!».
Ogni anno l’Associazione partecipa alla CINOA, ovvero la confederazione che riunisce molte associazioni antiquari mondiali, e Frascione sottolinea la difficoltà di dover spiegare periodicamente la non chiara questione che concerne la libera circolazione delle opere d’arte e il vincolo di tutela spesso imposto senza un criterio omogeneo. «Siamo visti come bestie rare», commenta Frascione, ricordando gli sforzi compiuti prima da Giovanni Pratesi e poi da Fabrizio Moretti, attuale Segretario Generale della Biennale, per appianare la difficile e controversa questione che vede il Governo adottare misure sempre più restrittive e non in sintonia col mercato internazionale. Un passo indietro poco comprensibile, in anni nei quali la Biennale vive un momento davvero miracoloso, acquistando una notorietà e una stima mondiale come la mostra più importante di arte antica italiana. Le opere notificate possono infatti circolare in Italia seguendo procedure molto strette che spesso complicano le vendite, seppure compiute entro i confini nazionali. L’ultima riunione della CINOA si è tenuta ad Atene: «Il nostro rappresentante era in quel caso Alessandro Cesati, che ci ha informati riguardo ad emergenze mondiali quali il trasporto dell’avorio, i reperti archeologici provenienti dai Paesi di guerra e il riciclaggio del denaro, problematiche che noi antiquari italiani non abbiamo mai preso in considerazione fino a ora. Altri sono i problemi di sopravvivenza che dobbiamo risolvere».


Tra il 1993 e il 1995 anche l’Associazione Antiquari ha gestito questa realtà mondiale: presidente della CINOA era allora Guido Bartolozzi, Giovanni Pratesi Segretario Generale e Frascione il Tesoriere. Quest’anno per la prima volta il Mibac sarà a fianco dell’Associazione Antiquari d’Italia con uno spazio all’interno della prestigiosa mostra di Firenze, nel quale interloquire con antiquari e pubblico. «È stato un importante suggerimento del Segretario Generale dei Beni Culturali Dottor Giovanni Panebianco e per noi un importante riconoscimento della nostra professionalità: è la prima volta che succede nella storia della mostra e dell’Associazione e questo potrebbe farci ben sperare», aggiunge Frascione.
E l’arte contemporanea? Che cosa ne pensa l’Associazione che non comprende membri dediti solo al contemporaneo, sebbene ad esempio Antonacci-Lapiccirella presentino spesso opere del Novecento? Pur nella stima che nutre nei confronti dell’operato di Moretti, Frascione è dubbioso: «Il Novecento sì, ma solo entro la metà;  per me gli artisti viventi sono davvero troppo in una mostra dell’antiquariato.
Del resto in tutte le importanti mostre di arte moderna e contemporanea non si è mai visto un dipinto rinascimentale». E sorridendo osserva: «Abbiamo sessant’anni ma non li dimostriamo, veniamo da più lontano; il nostro orologio genetico si esprime in secoli. Molti di noi antiquari da più generazioni coniughiamo più volte quell’equazione spazio-temporale che ci permette lo studio, la conoscenza e la magia di questo lavoro così vicino all’infinito».


La necessità del legame con le proprie radici culturali è un dato fondamentale, la cui rilevanza è ormai percepita e rivendicata in tutti i Paesi del mondo. Così, al di là delle variazioni di gusto cui l’antiquariato è soggetto, «seguendo anche l’andamento  delle mode (spesso dettate da architetti e arredatori di vario genere), il filtro dell’antiquario nella conoscenza di un’opera è una garanzia anche per l’educazione artistica delle future generazioni», commenta ancora Frascione, concludendo: «Se sapremo valorizzare, conoscere e amare, avremo seminato bene. Per questo la libera circolazione delle opere d’arte, praticata con le dovute attenzioni, rappresenta il nostro miglior biglietto da visita nel mondo. Il mercato dell’arte è un lavoro antico che ha accompagnato lo sviluppo intellettuale dei popoli, la conservazione e la curiosità. La nostra Associazione garantisce tutto ciò, con la conoscenza di dove veniamo e la sapienza di dove andremo».
 

17.09.2019
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