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Ruggero Longari

Domenico Piva, un caro amico e collega

La sua competenza e la capacità di giudizio lo rendevano per tutti i colleghi, collezionisti e critici d’arte un importante punto di riferimento.

È difficile per me ricordare Domenico Piva senza commuovermi e pensare agli ultimi anni da lui trascorsi con una forza di volontà ben oltre ogni limite. Mi capitava spesso di incontrarlo in via Bigli insieme a sua moglie Cristina, andatura con le mani dietro la schiena, diretto alla “Bottega” come ironicamente chiamava la sua galleria; erano occasioni di condivisione sempre basate sull’amicizia, la stima reciproca e la collaborazione maturata durante molti anni.

Domenico era l’antiquario con la A maiuscola; la sua competenza, la capacità di giudizio acquisita durante gli anni di lavoro lo rendevano per tutti i colleghi, collezionisti e critici d’arte un’importante personalità a cui rivolgersi per un parere o consiglio con particolare riguardo ai giovani che intraprendevano questa carriera.

Solo capolavori è sempre stato il motto di Domenico e di ‘gioielli’ nella sua bottega ne sono brillati tanti e di tutti i generi a testimonianza del suo innato eclettismo: dai mobili veneziani e lombardi, ai rari Maggiolini, alle porcellane europee, maioliche, sculture in marmo, quadri e non ultima l’argenteria italiana a cui si aggiungevano anche rari e preziosi oggetti d’arte che lui stesso collezionava nella sua casa milanese.

Come non ricordare il lungo periodo di lavoro che lui ha dedicato alle nostre associazioni e che ho in parte condiviso per anni: Federazione Mercanti d’Arte, Associazione Antiquari d’Italia, Sindacato milanese e le innumerevoli mostre da lui organizzate con competenza, saggezza e autorità. Tutte manifestazioni da lui fortemente volute e i cui successi ha sempre riconosciuto anche ai vari consiglieri.

Pronto ad aiutare tutti, nessuno escluso, questa sua particolare attenzione lo ha portato ad essere ben voluto dal mondo degli antiquari, milanesi, italiani e stranieri.

AMART al Palazzo della Permanente è stata la sua ultima creazione di successo portata avanti in questi ultimi difficili anni, a dimostrazione della sua grande tenacia e dell’amore per il suo lavoro, un'importante eredità che lascia alla sua Milano.

Caro Domenico sono consapevole di non riuscire a descrivere come vorrei quanti valori positivi e insegnamenti hai lasciato a tutti noi ed ai tuoi figli.

Ruggero Longari


Mi fa piacere unire a questo mio personale ricordo un aneddoto di vita da parte di Harry Salamon suo caro amico.

“Nell’agosto del ’95 tornavamo dalla Corsica, in barca a vela. Poco al largo, con un forte vento e mare grosso da poppa, imbarcammo una serie di cavalloni, cosa che non mi era mai successa. Responsabile della mia famiglia e di Domenico e Cristina, mi sentivo preoccupato, pensando alle ore successive e alla possibilità che il maltempo peggiorasse ancora. Con Matteo (figlio di Harry, n.d.r.) ci lanciavamo occhiate cariche di significati. Domenico era  invece esilarato e, prima che l’acqua sgrondasse dal ponte e che le pompe iniziassero a svuotare la sentina , mi domandò se questa era finalmente una vera tempesta. Ecco, così era lui. Un entusiasta della vita che vedeva in ogni cosa l’aspetto positivo e la gioia di un’esperienza nuova. E così viveva la sua grande passione per le cose antiche, che per lui erano una scoperta incessante della novità, delle testimonianze dell’arte popolare che le aveva inventate e prodotte. Per questo è stato un grande antiquario. Senza parlare delle sue doti umane e di simpatia. L’ho sempre visto come un fratello maggiore, saggio ed equilibrato, che guarda al minore, un po’ scapestrato. Cinquant’anni di amicizia ininterrotta”.