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A Brescia con Luigi Basiletti

Per chi volesse addentrarsi in un’atmosfera di entusiasmo e sapere, di passione per l’arte e l’antichità, è da poco uscito Luigi Basiletti 1780-1859. Carteggio artistico a cura di Bernardo Falconi.

Leonardo Piccinini
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Brixia quanta fuit, ipsa ruina docet, si potrebbe dire giocando con i versi medievali resi celebri da Sebastiano Serlio.

Il tempio capitolino, il Capitolium che chi visita Brescia difficilmente dimentica, la celebre Vittoria alata di bronzo. Per secoli sepolti, nascosti sotto le pendici del colle Cidneo, tornarono alla luce negli anni ’20 dell’Ottocento grazie alla campagna di scavi ideata e diretta da Luigi Basiletti, intellettuale e artista bresciano. Sofisticato protagonista della Brescia di allora insieme al grande Paolo Tosio, uno dei più intelligenti collezionisti del secolo, capace di creare, con la decisiva collaborazione dell’amico Basiletti, una raccolta d’arte di primo piano, da Raffaello a Canova, da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez, originariamente conservata a palazzo (oggi sede dell’Ateneo di Brescia, recentemente recuperato) poi donata alla città. Per chi volesse addentrarsi in quell’atmosfera di entusiasmo e sapere, di passione per l’arte e l’antichità, è da poco uscito Luigi Basiletti 1780-1859. Carteggio artistico (Ateneo di Brescia/Scripta Edizioni), a cura di Bernardo Falconi. Prefazione di Fernando Mazzocca. Gli anni trascorsi a Roma (numerose le vedute della città e di Tivoli dipinte da Basiletti) lasciano il segno. Il 29 maggio del 1814 Tosio gli raccomanda: «Quando inciampate nei sassi di Roma, baciateli anche per me». O nel 1815, una confidenza a Bertel Thorvaldsen, «io non so che desiderare il momento di rivedere Roma perché per gli artisti non vi è che Roma». E Brescia sarà una seconda Roma: tra il 1823 e il 1826 furono rimessi in luce il resti del Capitolium, con la ricostruzione delle tre celle riadattate a museo. La sera del 20 luglio 1826 il ritrovamento della Vittoria alata in un’intercapedine. Una scoperta sensazionale.


"E Brescia sarà una seconda Roma: tra il 1823 e il 1826 furono rimessi in luce il resti del Capitolium, con la ricostruzione delle tre celle riadattate a museo. La sera del 20 luglio 1826 il ritrovamento della Vittoria alata in un’intercapedine. Una scoperta sensazionale."


“Per lungo tempo, l’interpretazione della Vittoria di Brescia è stata viziata da un equivoco: che la statua fosse stata realizzata in Grecia, forse nel IV-III sec. a. C., e rappresentasse Afrodite che si specchia nello scudo di Ares, retto con entrambe le mani. Sarebbe giunta a Roma come frutto di una razzia e, con l’aggiunta delle ali, trasformata in una Vittoria alata. Le ricerche più recenti hanno consentito di abbandonare questa ipotesi, che si basava su analisi generiche del bronzo risalenti all’inizio del Novecento. È stato dimostrato che le due sporgenze che servono per tenere in sede e dare la corretta posizione alle ali furono fuse insieme al corpo della statua, concepita perciò fin dall’inizio come una Vittoria alata” ha scritto recentemente Marcello Barbanera. L’opera, da due anni in restauro all’Opificio delle Pietre Dure, sarà svelata in un nuovo allestimento al Capitolium a fine 2020. Nel frattempo, per prepararci alla visita, affidiamoci all’entusiasmo del suo scopritore, Luigi Basiletti!

22.06.2020
L’opera, da due anni in restauro all’Opificio delle Pietre Dure, sarà svelata in un nuovo allestimento al Capitolium a fine 2020
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