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Le regole del gioco: 2

Darsi delle priorità, tanto non saranno rispettate

Simone Facchinetti
  • Le regole del gioco: 2
  • Immagine tratta dal film di Giuseppe Tornatore, "La migliore offerta"
    Immagine tratta dal film di Giuseppe Tornatore, "La migliore offerta"

Partecipare a un’asta incrementa un naturale spirito competitivo. È quasi ovvio. Il desiderio di possesso ci spinge a fare un rilancio di troppo, solo se siamo fortunati.

In questa rubrica classifico i comportamenti dei giocatori. Servono per capire se ci sono delle falle nel loro stile di vita. Ultimamente mi è capitato di fare un errore madornale che userò come case study. Solo dopo averlo commesso mi è apparso per quello che era. A quel punto mi sono confrontato con navigati collezionisti che mi hanno rassicurato: “è uno sbaglio classico”. Beh, basta saperlo, così uno si organizza e cerca di evitarlo. Posso anche immaginare la risposta dei giocatori incalliti: “più facile da dire che da fare”. Vediamo di cosa si tratta.


"Nella bottega di un antiquario le dinamiche sono diverse, più controllate. Posso portarmi a casa l’opera con l’impegno di “provarla”. Far sedimentare una scelta consapevole. Essere certo che non sto comprando qualcosa di cui mi pentirò il giorno stesso."


Sfoglio un catalogo d’asta, seleziono gli oggetti che mi interessano, approfondisco i meritevoli, gli altri li abbandono al loro destino. Tra quelli indagati stabilisco una classifica per ordine di importanza. Attenzione, qui viene il bello, non si tratta di un grado di importanza assoluta, solo relativa e personale. Colloco in pole position un pastello di Giulio Aristide Sartorio, firmato e datato 1906. Al secondo posto metto un paesaggio di Carlo Mancini, firmato e datato 1868. Il primo lotto lo perdo, supera le mie disponibilità. Alcuni giorni dopo tocca al secondo classificato. All’epoca ero nel Salento, a Galatina. Mentre mi aggiravo nella chiesa di Santa Caterina batto il Mancini e me lo aggiudico. Una volta fuori dalla chiesa mi domando: “perché l’ho fatto? Neanche lo volevo”. È stata la ferita causata dalla perdita del Sartorio a farmi commettere l’errore. Mi ero dato delle priorità che non sono stato in grado di rispettare.

Nella bottega di un antiquario le dinamiche sono diverse, più controllate. Posso portarmi a casa l’opera con l’impegno di “provarla”. Far sedimentare una scelta consapevole. Essere certo che non sto comprando qualcosa di cui mi pentirò il giorno stesso.

 

24.03.2020
Partecipare a un’asta incrementa un naturale spirito competitivo. È quasi ovvio. Il desiderio di possesso ci spinge a fare un rilancio di troppo, solo se siamo fortunati.
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