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Quar A R T E na

Sono giorni convulsi, tra la chiusura anticipata di Maastricht e il furto al Christ Church College di Oxford anche il sistema dell’arte è sottoposto a stress e rischi.

Leonardo Piccinini
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A Leonardo è andata meglio. Finita l’orgia di celebrazioni piccole, medie, grandi (il Louvre ha chiuso la grande mostra il 24 febbraio con più di un milione di visitatori!), sarebbe toccato ora al grande urbinate, Raffaello. L’anniversario della sua morte (che già al liceo ti indicano come uno spartiacque della storia dell’arte), a cinquecento anni di distanza, cade il 6 aprile. Sarà impossibile per quella data, viste le misure draconiane in corso, poter celebrare alcunchè. Tutti i musei, tutte le chiese che ne conservano le opere sono stati fermati dal Covid-19, volgarmente detto (dalla forma rilevabile al microscopio) coronavirus. Sono giorni convulsi, tra la chiusura anticipata di Maastricht e il furto al Christ Church College di Oxford (tre opere tra cui il Ragazzo che beve di Annibale Carracci) anche il sistema dell’arte è sottoposto a stress e rischi.

Vittime privilegiate le mostre, prima tra tutte la grande rassegna delle Scuderie del Quirinale dedicata a Raffaello, così brillantemente raccontata da Francesco P. De Teodoro sul Sole 24 Ore lo scorso 1 marzo.


"Chiuse anche quelle esposizioni che tanto vanno di moda, le cosiddette mostre “impossibili” o experiences (sic) fatte sostanzialmente di copie. A tal proposito, interessante notare come in Germania il fenomeno fosse già sviluppato due secoli fa"


Chiuse anche quelle esposizioni che tanto vanno di moda, le cosiddette mostre “impossibili” o experiences (sic) fatte sostanzialmente di copie. A tal proposito, interessante notare come in Germania il fenomeno fosse già sviluppato due secoli fa. Nel grande “parco di divertimenti” reale di Potsdam (Sanssouci), dove ogni follia architettonica era consentita, uno degli edifici più fastosi è la cosiddetta Orangerie, tronfio edificio lungo più di 300 metri, realizzato a metà ‘800 copiando l’Italia. Un po’ Villa Medici, un po’ l’architettura degli Uffizi. Destinato a ospitare la sorella del re di Prussia Federico Guglielmo, vedova dello Zar, si sviluppa intorno al salone centrale, la cosiddetta Raffaelsaal, tappezzato da un’impressionante serie di copie (una cinquantina) di tutto il Raffaello vero, presunto, allora attribuito. Dalla Madonna Sistina alla Trasfigurazione, alla Scuola di Atene. Una reliquia (rara, date le ingenti distruzioni del patrimonio tedesco) dell’amore d’oltralpe per l’arte italiana. Un viaggio che consiglio, quando la quarARTEna finirà.

 

22.03.2020
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