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Fake Numbers (Capitolo III: i risultati d’asta)

Quanto vale in asta Guercino? Dipende da cos’è realmente.

di Marco Riccòmini
  • Fake Numbers (Capitolo III: i risultati d’asta)
  • Giovanni Francesco Barbieri detto Il Guercino, “Re Davide”. Già Londra, Christie’s.
    Giovanni Francesco Barbieri detto Il Guercino, “Re Davide”. Già Londra, Christie’s.

Da quando con un click s’accede all’universo intero, vi è l’illusione che non vi sia più mistero; neanche sul valore dei dipinti. La rete ha dapprima rottamato chi si è arricchito quando non erano così accessibili i risultati d’asta. Poi, grazie ai siti che li divulgano, ha dato a tutti l’illusione d’avere le risposte a portata di mano. Ma è proprio così? Facciamo una prova.

Poniamo che, di ritorno da Maastricht, un collezionista affascinato da quella Maddalena su rame di Guercino (esposta come «attributed to», mercé un vetting incerto), voglia farsi un’idea di quanto pagarla. Aprendo un sito a caso (Artprice), avrebbe da scegliere tra 109 opere di pittura. Cercando il risultato più basso, scoprirebbe quella Testa di fanciulla rimasta al palo a Parigi nel giugno 2015 (stimata € 40/60.000), o che a Vienna nel 2016 ne son passati due per meno di € 50.000. Se quello stesso cliente volesse, invece, determinare il valore del Guercino che ha già in casa, cercando il risultato più alto, troverebbe quel Re Davide, aggiudicato a Londra nel 2010 per oltre 5 milioni di Sterline. L’eccitazione gli farebbe magari saltare quella Diana, passata di mano mesi prima a Milano per “soli” € 479.600, ossia dieci volte di meno. Ma saprebbe districarsi tra originali e copie, vero e falso, tra valori stellari e stallari? Probabilmente no.

Perché le cifre vanno interpretate, come i versetti del Salmo 86, che il re d’Israele osserva e mostra nella tela già a Spencer House. Altrimenti si potrebbe pensare che quella Civitas Dei, di cui cose gloriose sono state dette, si possa (solo) identificare con un recinto di mura (entro cui andrebbe invece rinchiusa la propria presunzione).

02.05.2017
La rete ha dapprima rottamato chi si è arricchito quando non erano così accessibili i risultati d’asta. Poi, grazie ai siti che li divulgano, ha dato a tutti l’illusione d’avere le risposte a portata di mano.
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