archivio Il Giornale dell'Arte

N. 281 - novembre 2008
I nostri affanni

Le mostre culturali: belle o inutili

La quantità va spesso di pari passo ad un decadimento della qualità

Le manifestazioni culturali non hanno cessato di essere organizzate neppure durante l'estate, ma è nel periodo autunnale che esse riprendono in pieno la loro vivacità. Ogni ente locale, ogni assessorato alla cultura sembra non avere a cuore che la preoccupazione di organizzare una mostra di arte sia essa antica, moderna o contemporanea. Tra le mostre di questo ampio panorama eccelle a nostro avviso la nostra di Parma che fa seguito a quella organizzata a Villa Borghese a Roma durante la primavera - estate. Intendiamo alludere alla mostra di Antonio Allegri detto il Correggio che la Soprintendenza di Parma e Piacenza, con la collaborazione del Comune di Parma e con l'assistenza di molti sponsors tra i quali Fiere di Parma e il coordinamento e l'ideazione di Lucia Fornari Schianchi, ha organizzato con ampia disponibilità economica consentendo la presenza di opere fondamentali per la conoscenza e l'approfondimento dell’artista. Anche se, dovendo trovare come sempre un piccolo neo, la presentazione che faceva da contorno al Ministro Bondi è stata pletorica ed eccessiva per numero di oratori, cosa che è stata rilevata da molti astanti alla presentazione nella ventosa corte della Pilotta. Detto questo vorremmo tuttavia osservare che purtroppo la proliferazione di mostre e la vanità degli ideatori, degli organizzatori e degli estensori dei cataloghi propone mostre di livello qualitativo non altrettanto degno del nome dell'artista o degli artisti proposti. C'è quasi negli ideatori la parossistica tendenza a creare mostre con nomi altisonanti per richiamare migliaia di visitatori che ahimé sprovveduti corrono per trovarsi davanti a opere mediocrissime di tali maestri mentre la esibizione è affollata di figure e di opere minori assolutamente irrilevanti. C'è da aggiungere poi che per queste manifestazioni l'irrazionale scelta degli organizzatori fa lievitare le spese di tali mostre in maniera assolutamente inadeguata a ciò che viene proposto. Ciò vale per le mostre dì arte antica che periodicamente ripropongono nomi altisonanti nella migliore delle ipotesi con opere viste e straviste Ogni piccolo paese ha la necessità di valorizzare il proprio patrimonio culturale esaltando il concittadino illustre e questo sarebbe lodevole, ma c'è modo e modo di fare le cose per organizzare correttamente e convincentemente una manifestazione occorre preparare il materiale e la conoscenza sugli argomenti che costituiscono novità e arricchimento culturale. Le mostre improvvisate sono inoltre assai controproducenti perché tagliano il terreno sotto i piedi a future mostre che godono invece il plauso e la riconoscenza dei conoscitori. Anche nel campo dell'arte moderna questo fenomeno ha aspetti allarmanti: ogni luogo di turismo sembra dover proporre mostre collettive dai temi più disparati e veramente improponibili per tentare di accattivarsi visitatori. Se tutto ciò investe problematiche mercantili e turistiche non riguardano però gli aspetti davvero culturali che vorremmo fossero proposti in maniera seria e convincente. A che vale proporre mostre faraoniche ma completamente slegate, inutili sui direbbe, quando ci sarebbe la possibilità di focalizzare l'attenzione dei curatori su argomenti di schietto interesse culturale e di attenta organizzazione espositiva per indirizzare il pubblico verso una conoscenza approfondita degli argomenti esposti? Perché la funzione di calamita turistica dovrebbero averle le Istituzioni, musei, chiese, fondazioni, che con cura e con attenzione propongono il meglio delle loro raccolte in modo inevitabilmente miscellaneo. Spetterebbe quindi alle varie mostre di riassumere argomenti monografici con pubblicazioni all'altezza e di sicuro interesse per il mondo scientifico. Anche sui cataloghi che accompagnano le mostre, vorremmo spendere due parole perché è quasi disumano dover visitare una mostra con chili di catalogo tra le mani,
e questo quando va bene, quando cioè non ci sono più tomi di uno stesso catalogo. E' chiaro che la necessità di aiutare i giovani letterati nello svolgimento di tematiche inerenti alle singole mostre obbliga i curatori dei cataloghi a mettere insieme una quantità di articoli scritti da vari studiosi, ma il catalogo di una mostra dovrebbe essere snello se pure completo delle notizie inerenti le opere esposte. Anche riguardo agli investimenti cospicui che gli enti locali promotori riescono a racimolare con banche o nelle pieghe dei propri bilanci, è mai possibile che si riesca a trovare tanto denaro per imprese di scarso valore culturale e non si riesca a compiere restauri di opere che stanno andando alla malora? Operazione certo meno eclatante, ma talvolta è preferibile spendere i denari pubblici per la conservazione quando, come dimostrato, scelte puramente estetiche o di facciata non servono per la conoscenza. Condívidiamo quindi le mostre che sono anche un valido motivo per conoscere il nostro paese, ma per favore offriteci la possibilità di legare il viaggio esplorativo ad avvenimenti che in qualche modo rimangano nella storia della cultura!

11.2008
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