archivio Il Giornale dell'Arte

N. 280 - ottobre 2008
I nostri affanni

L'antiquariato è il vero bene rifugio

L'attuale crisi si può risolvere anche con strumenti amministrativi più adeguati

Nell'attuale momento di estrema incertezza dei mercati finanziari mondiali il mondo economico si domanda dove poter investire il proprio denaro. La sfiducia che attanaglia i risparmiatori sembra spingere gli investitori verso il consueto bene rifugio da sempre considerato l'unico capace di salvaguardare le economie dei singoli: l'oro. La sua quotazione quindi raggiunge apici vertiginosi anche se, come sempre si è verificato, i cambiamenti di umore riescono a determinare oscillazioni del prezzo del metallo giallo che molto spesso coinvolgono in pessimi risultati gli investimenti frettolosi determinati dalla paura. Non è facile in un momento di stagnazione del mercato dell'antiquariato proporre gli stimoli agli acquisti di oggetti d'arte, però ci sentiamo in grado di farlo perché analizziamo ciò che è accaduto da sempre durante i periodi di crisi. Si aprono delle opportunità formidabili che in tempi di normalità non si presentano perché in questi momenti le proposte di acquisto partono dalle case private e dalle vecchie raccolte in maniera che opere inedite e di grande interesse vengono offerte al mercato dell'arte. Sono queste occasioni che nel corso della storia si sono sempre presentate durante i grandi conflitti di natura politica e militare e che si riflettono fortemente sulle ragioni economiche ed è consueto in queste condizioni il verificarsi della dispersione di vecchie raccolte e la formazione di nuove collezioni. Spiace dire ciò e registrare queste situazioni ma la realtà è questa e da sempre le collezioni si sono formate sulle necessità dei vecchi proprietari di vendere e quello che sta accadendo in questi giorni rispecchia fedelmente quanto stiamo scrivendo. Gli antiquari in queste condizioni fanno la loro parte con lucidità e amore investono quello che resta dei loro mezzi in opere attentamente selezionate, quindi le opportunità per i collezionisti diventano più frequenti e più favorevoli. E finalmente potrebbe riaprirsi quel circolo virtuoso bruscamente interrotto dalle mostre pubbliche dell'antiquariato e finalmente, dicevamo, rivedere i clienti che tornano nelle botteghe e stabiliscono con l'antiquario quel tipo di contatto fatto di fiducia e di certezza di potere entrare in possesso di opere rare e a condizioni ottimali. Essere antiquario è un modus vivendi, oltre naturalmente a costituire una professione con regole mercantili necessarie ed indispensabili: le garanzie sulla provenienza, sulla qualità, sulla conservazione, sulla autenticità sono gli elementi costitutivi assieme alla congruità del prezzo pagato, di cui l'antiquario resta garante a vita. E non è cosa da poco perché in queste condizioni nessuna altra forma di investimento può essere altrettanto competitiva. Abbiamo
parlato di negozio tuttavia ci rendiamo conto delle enormi difficoltà che oggi l'antiquario ha di sostenere i costi di gestione delle botteghe. E' in uso la norma per cui viene impedito agli antiquari di poter esercitare la propria attività oltre che con la bottega anche in locali situati in appartamenti adeguatamente predisposti per presentare le opere d'arte. Cosa in uso fino dai tempi più remoti in tutte le città antiquarie. Per ricordare quanto accadeva a Firenze basterà ricordare che è tutt'ora aperta e in attività la galleria Bellini, che è l'ultima propaggine degli antiquari che da Bardini, ai Grassi, a Elia Volpi a tutta quella generazione di mercanti che avevano fatto di Firenze la capitale del mercato dell'arte in Europa. Eppure questi professionisti esercitavano la loro attività in splendidi palazzi dove le opere venivano presentate in un contesto estremamente stimolante per il collezionista in visita. Non sappiamo quali siano stati i motivi nei tempi successivi della decisione di impedire l'esercizio della professione di antiquario se non in presenza di una bottega con vetrina sulla strada, ma dal momento che come abbiamo detto la caratteristica principale dell'antiquario è la capacità di approfondire lo studio su singoli oggetti, di valorizzarli culturalmente e presentarli adeguatamente, non è fuor di luogo equiparare questa attività a quella dei liberi professionisti. Perché guardando in faccia la realtà con chiarezza dobbiamo tenere conto che il collezionismo che un tempo visitava le botteghe è pressoché scomparso, quindi le opportunità di fare incontri nuovi avvengono in situazioni completamente diverse. Ad
esempio le grandi mostre antiquarie, dove il collezionista frettoloso può visitare in un solo giorno tante gallerie. Inoltre è tradizione che le botteghe degli antiquari abbiano sede nelle strade storiche della città, quelle stesse che oggi sono ambite da chi si occupa di moda o comunque di attività più remunerative; con i tempi che stiamo attraversando e con i costi che si sono mantenuti o addirittura aumentati rispetto ai periodi delle vacche grasse, oggi non è più consentito potersele permettere a causa delle straripanti spese generali. Perché allora le autorità non concedono licenze per l'esercizio dell'antiquariato anche in locali situati ai piani degli edifici senza l'obbligo di una vetrina che, come abbiamo detto, oggi è quasi più un peso che un beneficio? Concedere questa opportunità avrebbe due vantaggi: il primo sarebbe di non spengere il mercato antiquario, in quanto colui che è costretto a restituire la licenza perché oberato dai costi è un antiquario che sostanzialmente cessa l'attività, il secondo perché non esisterebbe più un controllo amministrativo su coloro che volessero svolgere la loro attività.

10.2008
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