archivio Il Giornale dell'Arte

N. 270 - novembre 2007
XXV Biennale

Miscellanea

Fatti d'arte e di varia umanità
di Vittorio Sgarbi

È una storia privilegiata, cominciata subito bene, quella che viene evocata in Mercanti, collezionisti e musei. Le ventiquattro Biennali di Firenze, testi di Antonio Paolucci Eugenio Busmanh e altri,Allemandi & C. 2007, excursus ragionato sulle vicende più che cinquantennali della Mostra dell'Antiquariato di Palazzo Corsini, la prima in assoluto a essere nata, nel lontano 1959.
Un "come eravamo" forse con un pizzico di benevola nostalgia, come sempre si finisce per fare quando si sfoglia l'album dei ricordi, ma anche un prezioso "come siamo diventati" che attraversa criticamente la parabola evolutiva che ha condotto la Biennale di Palazzo Corsini fino ai nostri giorni, contribuendo a fornire alla storia della manifestazione il giusto quadro di contestualizzazione, intellettuale e materiale, con cui emanciparla dall'alone fumoso della leggenda o dalla parzialità del semplice ricordo personale.
Un viaggio nel tempo che ci fa toccare con mano i termini culturali del piccolo grande-mondo a cui la Biennale ha fatto riferimento, quello del mercato antiquario e del collezionismo in primo luogo, naturalmente, ma anche dello studio e della conservazione dell'arte, anche attraverso le sue istituzioni più canoniche, e la reciproca complicità con cui uno ha influenzato l'altro, nel segno di un continuo rapporto dialettico che neanche la storia odierna ha interrotto. La Biennale di Firenze è allo stesso modo causa ed effetto di questo fenomeno, specchio e motore di un milieu che nel crescere, fino alle odierne dimensioni, si è profondamente "disaristocratizzato", riguardando fasce di popolazione molto più vaste di quelle del passato, aprendosi a strumenti di conoscenza e di divulgazione più sofisticati di quanto non fossero la vecchia, cara connoisseurship, o gli esili cataloghi di un tempo.
Senza capire quanto sia stato importante questo cambio di costume e di mentalità, sarebbe difficile spiegarsi come nel frattempo anche altri valori, più terreni e speculativi, ma essenziali nelle attività a carattere commerciale, si siano dilatati a dismisura, raggiungendo le attuali quotazioni.
Se la creatura di Giuseppe e Mario Bellini, solo fino a un certo punto inconsapevoli di quello che sarebbe poi diventata, è stata di modello per tutte le decine e decine di manifestazioni internazionali che ad essa si sono ispirate, e grazie alle quali il mercato antiquario è diventato un fenomeno economico di tutto interesse, è perché ha avuto la lungimiranza di fare corrispondere a un'istanza di carattere commerciale una di più ampia portata culturale, e viceversa.
Si parla tanto, e non sempre a proposito, di industria culturale, della capacità di rendere economicamente redditizio l'interesse sempre più generalizzato per l'arte, della validità dei modelli esteri che si sono maggiormente distinti in questo senso, e si dimentica quanto la Biennale di Palazzo Corsini sia stata, nel suo settore, un esempio di made in Italy di cui andare orgogliosi, esportato con successo in tutto il mondo. Mercanti, collezionisti e musei ce lo ricorda con meritevole puntualità, recuperando gli spunti più notevoli fra quelli desumibili dalle fonti documentali, secondo una visione storica e sociologica per la quale l'arte viene identificata nella cultura specifica di cui essa è figlia. E invitandoci, in fondo, a diffidare dalle imitazioni.

11.2007
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