archivio Il Giornale dell'Arte

N. 259 - novembre 2006
I nostri affanni

I ladri arte alzano il tiro

Per non dimenticare

Il recente furto accaduto al Museo Nazionale del Bargello di Firenze nello scorso mese di Luglio è un campanello di allarme, non il primo ahimè, sulla vulnerabilità del Patrimonio Artistico nazionale. Non che al Museo del Bargello non fossero predisposti sistemi di tutela adeguati, ma la criminalità si è dimostrata sollecita a studiare l'opportunità che si prospettavano per compiere un simile atto. Non intendiamo quindi giudicare i sistemi di sbarramento a questo tipo di reati ma intendiamo denunciare il metodo che viene adoperato per tutelare nel, oro complesso le opere d'arte del nostro Patrimonio. Il problema non è certamente dei funzionari quanto della scarsità dei mezzi a disposizione, che non consentono di potere aggiornare forme di protezione tecnicamente le più avanzate. Ma non solo, spesso autentici capolavori di piccole dimensioni sono custoditi in bacheche la cui sicurezza come i fatti hanno dimostrato, si rivela precaria. Potrebbe essere questa anche l'occasione per rivedere le strutture dove sono alloggiati questi capolavori; ricordiamo che i contenitori, dove sono conservate opere di straordinario interesse, sono oltre che vulnerabili, sebbene concepiti e realizzati in tempi recenti, anche esteticamente modesti. Abbiamo preso spunto dei fatti del Bargello perché questo è un museo particolarmente caro agli antiquari e ai collezionisti che con generose donazioni hanno nel tempo contribuito ad accrescere il primo nucleo mediceo creando un museo unico nel suo genere per varietà e ricchezza di opere contenute. Pochi musei come il Bargello possono vantare raccolte di così straordinaria qualità, non solo i grandiosi capolavori della scultura dal Ghiberti, a Brunelleschi, a Donatello, con Michelangelo, Cellini e Giambologna solo per citare i più noti, ma le collezioni sono così vaste ed eterogenee e tutte le opere al massimo della qualità: dalle raccolte dei bronzetti, delle medaglie, delle ceramiche, degli avori, degli smalti, delle robbiane per terminare con tavole di pittori attivi fra il Tre e il Quattrocento e suppellettili di svariate tipologie che qui sarebbe troppo lungo: e inutile descrivere. Sappiamo che i fondi che lo Stato destina per la conservazione e la tutela di questo immenso Patrimonio: Artistico e anche, per dirla fino in fondo, economico, sono sicuramente inadeguati; comunque il bilancio dello Stato denunci le gravi difficoltà a tutti note, l'impiego delle risorse economiche per il Patrimonio Artistico dovrebbe costituire una precedenza rispetto a tanti altri capitoli di spesa che molto spesso sono influenzati da esigenze lobbistiche. Il patrimonio Artistico, è il bene principale della nostra nazione, non solo per valore economico, ma perché esso costituisce la ragione della conoscenza della nostra cultura e quindi del nostro stesso essere nazione. Ripetiamo ancora una volta l'invito al nuovo Ministro di farsi portavoce presso il Parlamento di questo stato di cose: bisognerà una volta per tutte rendersi conto delI'immensa necessità di provvedimenti decisivi. Perché è chiaro che nel mondo delI'amministrazione dei Beni Culturali, delle Soprintendenze e delle Direzioni dei Musei, così come dei Carabinieri del Generale Ugo Zottin, esistono fermenti e volontà che andrebbero incoraggiate e che solo una mente politica colta e illuminata può spingere ad operatività finora frenate da normative inconcludenti e paralizzanti e da disponibilità di bilancio irrisorie. Negli anni '60 per far comprendere la necessità di un Ministero specifico per i Beni Culturali e quindi la disponibilità di mezzi finanziari adeguati, per mostrare alla classe politica cieca e sorda quanto valessero i Beni Culturali, fu promossa dal Professor Carlo Ludovico Ragghianti una commissione paritetica fiorentina di Soprintendenza e antiquari che valutasse a prezzi di mercato il valore dei Beni Culturali mobili e immobili della città di Firenze: i risultati furono scioccanti! Vorremmo oggi che il Ministro Rutelli che con tanta determinazione ha richiesto il Ministero dei Beni Culturali, non avesse bisogno di altre indagini di quel tipo, ma esprimesse la sua certa volontà di ben operare nell'ambito del suo Ministero, per compiere questi atti ormai inderogabili prima di ulteriori decadimenti.

11.2006
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