archivio Il Giornale dell'Arte

N. 334 - settembre 2013
I nostri affanni

La più bella

Si inaugura il 5 ottobre la XXVIII Biennale dell'Antiquariato di Firenze
di Luca Violo

L'autunno 2013 si riflette sulle splendide rive dell'Arno, dove si affaccia la silhouette barocca di Palazzo Corsini, sede della XXVIII Mostra Mercato Internazionale dell'Antiquariato, la più antica e prestigiosa manifestazione d'arte antica che riunisce dal 5 al 13 ottobre la crème de la crème dei professionisti del bello che danno vita, alla più importante mostra d'arte italiana.
Una categoria, quella degli antiquari, che reagisce al perdurare di una crisi economica e finanziaria tanto dura quanto estenuante, tanto da paragonarla a quella del 1929, con quella fiducia e volontà che proprio agli inizi degli anni Trenta prese il nome di New Deal. Una tenacia verso una “micro-economia” di elevata valenza simbolica e iconica, che da sempre si è dimostrata intraprendente, duttile e piena d'inventiva proprio nei periodi che gli economisti definiscono up and down.
I collezionisti ogni due anni sono “rassicurati” dalle certezze della Biennale, non scritte sulla carta, ma nello stesso sistema che regola il mercato dell'arte, ovvero che facilità nel vendere e nel comprare, e rende i collezionisti sicuri dell'attribuzione, dello stato di conservazione e della provenienza delle opere d'arte esposte. Una rete di servizi che da sempre sono vanto della Biennale fin dal suo esordio nel 1959, a tutela di una libera circolazione dell'eccellenza. Una tradizione secolare sedimentata nella città che più di ogni altra è percepita come la polis dell’era moderna, ma anche da quell'élite di stranieri che vedevano in Firenze il senso e l'immagine della cultura umanistica, intesa come colta e appassionata ripresa dei valori etici, estetici e spirituali, di quella classicità greca e soprattutto romana che è misura ed equilibrio del bello.
Un processo che prese il suo abbrivio già alla fine dell'Ottocento con personaggi quali Luis Carrand, John Temple Leader, Frederick Stibbert, Herbert Percy Horne, Charles Loeser, Bernard Berenson, e tanti altri ancora, che designarono Firenze come luogo di elezione e dimora imprescindibile al loro arricchimento intellettuale. La Mostra dell'Antiquariato di Firenze in questi cinquanta anni ha sostanzialmente mutata e reso contemporanea la percezione dell'antiquario, da mero scopritore di anticaglie a raffinato conoscitore e promotore di pubblicazioni e committente di autorevoli schede scientifiche per opere d'arte spesso inedite.
Un punto di vista condiviso da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, da sempre luogo di contaminazione di generi e valori qualitativi che rende dinamico il rapporto tra musei e mercato antiquariale: la lunga storia del Bargello ha con l'antiquariato un felice rapporto fatto di prestigiose donazioni e interessanti acquisizioni, vissuta nel segno della fiducia reciproca. “L'antiquario è anche un collezionista, un intenditore. I rapporti col museo sono sempre stati intensi e di un livello “alto”, come con studiosi e appassionati. Il legame che negli anni ha unito il mondo antiquariale al Bargello si è fondato sulla generosità e l'affidabilità, ma anche sulla possibilità di acquisire dal mercato pezzi di valore, o comunque significativi, per le sue numerose raccolte. I suoi campi d'interesse sono sconfinati e perciò è vitalissimo il suo rapporto col mercato antiquario, ma ancor più con gli antiquari, che qui hanno sempre trovato una grande fonte di ispirazione e di conoscenza reciproca”.
I settantaquattro stand (63 italiani e 11 stranieri), saranno ospitati entro il superbo involucro settecentesco progettato da Antonio Maria Ferri, e impreziositi dal gusto scenografico di Pier Luigi Pizzi, che ospiteranno per i giorni dell'esposizione circa 3.000 opere selezionate dagli antiquari per la loro rarità e qualità e accuratamente vagliate attraverso il vetting dai vari comitati di specialisti per controllarne attribuzione, conservazione e giusti titoli di provenienza.
Per gli appassionati esegeti delle eteree sostanze della porcellana di Doccia, è imperdibile il confronto con un capolavoro di quella manifattura, ovvero la Pietà di Gaspero Bruschi tratta da un modello di Massimiliano Soldani Benzi, datata 1744 circa, affiancata da una copia del capolavoro del Bruschi, realizzata dalla Ginori nel 2010 utilizzando le medesime forme antiche. Al museo Bardini sarà allestita la mostra che fungerà da contrappunto alla rassegna della Biennale 2013 che porterà il titolo di “Ritorni ”, dove ritorni vuole testimoniare l'attività, degli antiquari italiani, volta a fare rientrare, nel nostro paese, opere d'arte uscite nel passato. Fenomeno questo poco noto e formidabile occasione per arricchire il collezionismo sia pubblico che privato.
Una parola di plauso agli organi burocratici del ministero così spesso bistrattati anche da noi. Con uno sforzo di fantasia e un notevole impegno lavorativo anche in questa edizione della Biennale commissioni congiunte di Roma, Firenze e per la prima volta di Pisa esamineranno le opere esposte con richiesta di attestato di libera circolazione per concederlo o negarlo nei due giorni precedenti l'apertura, atto questo che sta a dimostrare come il lavoro e la serietà con cui si è operato in questi lustri viene riconosciuto e premiato.
Se la Biennale è risorta dall'alluvione del 1966 con entusiasmo tenace e generoso, così adesso affronta le grandi incertezze del presente con eguale passione e vigore, nella certezza che l'eccellenza qualitativa di questa prestigiosa manifestazione sia l'unica risposta per far ripartire quel sistema-paese Italia ricco di idee, qualità e buon gusto.

09.2013
archive Il Giornale dell'Arte