archivio Il Giornale dell'Arte

N. 301 - settembre 2010
I nostri affanni

Le aste di luglio a Londra

La ciclicità del Mercato dell’Arte induce ad un cauto ottimismo

Non è certo facile orientarsi con sicurezza quando la volatilità dei mercati induce all’incertezza: in particolare il mercato dell’arte per la sua specificità, per la sua diversità rispetto ad altri mercati mostra talvolta dei segnali così contraddittori da suscitare enorme perplessità. Il ricordo tramandato dalle generazioni precedenti di quanto la crisi del 1929 avesse gettato nel più drammatico sconforto intere famiglie di antiquari, aveva all’inizio della presente crisi reso inquietissimi gli operatori del settore dell’antiquariato. Per molti mesi dopo quel terribile autunno del ’29 non era possibile vendere a nessun prezzo neppure capolavori straordinari di maestri eccelsi. La presente crisi invece, anche perché quella economico – finanziaria ha avuto uno sviluppo e una conduzione diversa da quella del secolo scorso, ha rappresentato un enorme freno nell’attività mercantile, ma non ha tuttavia costituito mai un blocco allo scambio. Tant’è che al giorno d’oggi, nonostante siamo ancora nel mezzo di una crisi consistente, ci rendiamo conto che un certo aspetto del mercato dell’antiquariato ha continuato a marciare a ritmo sostenutissimo. Intendiamo alludere alle recenti aste che in Europa hanno stabilito prezzi record per oggetti di grande qualità artistica. Ciò non ci sorprende completamente perché una grande ricchezza generalizzata nel mondo cerca comunque investimenti diversificati e più o meno rivolti a oggetti di scambio di grande pregio. Quindi l’oggetto estremamente raro, estremamente prezioso, di provenienza cristallina e autorevole, sembra rappresentare per un certo tipo di clientela, vuoi Istituzioni, vuoi collezionisti privati, un sicuro approdo per quantità di denaro che altrimenti rischiano di avere possibili depauperamenti. L’oggetto d’arte prezioso e raro sarà sempre, lo si è capito ormai, fonte di godimento e di sicurezza sociale oltre che economica. Stiamo parlando di livelli economici di grandissima dimensione. Contemporaneamente ci si accorge che si è costituito come un livello inferiore in cui oggetti di arte più o meno pregevoli vengono acquistati solo a prezzi contenuti, talvolta ridotti rispetto ai livelli raggiunti qualche anno fa. Nelle ultime aste londinesi una collezione veneta di arredi e di opere d’arte formatasi negli ultimi decenni, è stata posta in vendita ed ha spuntato prezzi interessanti con una vendita quasi totale degli oggetti presentati: è pur vero che i pezzi presentati erano molto appetibili tanto che gli acquirenti erano per lo più antiquari italiani che avevano l’occasione di acquistare opere selezionate da un collezionista intelligente a prezzi che se riferiti all’acquisto avvenuto nel recente passato, era da ritenere un ottimo e certo investimento. Quindi esaminando questa vendita sia da parte del venditore che da parte dei compratori, possiamo affermare con certezza che c’è stata ampia soddisfazione di tutti e con una conferma ulteriore che le opere s’arte non subiscono flessioni preoccupanti quando sono state scelte con perizia e con prudenza.
E’ chiaro che in generale il mercato non marcia a pieno regime, ci sono difficoltà che continuano a inceppare il florido svolgimento degli affari; in qualche caso anche alcuni colleghi dichiarano segni di stanchezza ma pensiamo che oltre alla maggiore incisività dell’attuale crisi su questo andamento anche una sorta di fisiologico rallentamento concorra a rendere ciclica un’attività che inevitabilmente necessita di continui ripensamenti. Il gusto si evolve, si modifica determinato anche in questo campo da un processo mediatico di informazione che nel campo dell’arte ha cercato di indirizzare gli acquisti piuttosto verso l’arte contemporanea che verso l’arte antica. Però si può osservare che in questi ultimi tre anni, cioè dall’inizio della crisi, l’abbattimento più feroce dei prezzi si è avuto sugli oggetti di arte contemporanea, mentre le antichità, sia pure con un forte rallentamento, del venduto hanno segnato una flessione più contenuta dei valori economici. Ci piace sottolineare come in ogni caso l’arte antica ha una qualificazione ormai consolidata e rappresenta, per chi abbia un minimo di interesse, un elemento certo di soddisfacimento culturale: la conoscenza è ormai stratificata senza per questo che si siano create opinioni definitive, intendendo con questo riflettere su quanto incessanti studi e prolungati aiutino ad indirizzare in modo migliore attribuzioni e valutazioni. Siamo certi che questa crisi avrà in generale, ovviamente se non ci saranno cataclismi apocalittici, un effetto rigeneratore sul mercato, perché il collezionismo è per sua natura incomprimibile e finchè ci sarà l’Uomo ci sarà chi vorrà possedere oggetti frutto dell’ingegno umano. Forse stiamo parlando di una crisi che riguarda le modalità di esercizio di un’attività che richiede un altissima specializzazione, che necessita di una serietà professionale ineccepibile, ma che anche al giorno d’oggi esige strumenti di pubblicizzazione che facciano capire ad una certa clientela la bontà dell’interessamento al mercato dell’antiquariato. Tuttavia la passione, la dedizione, la curiosità, il desiderio di possesso spingono, chi ormai da tanti anni ha visto correre una enorme quantità di oggetti d’arte in tutto il mondo, a continuare con fiducia e con ottimismo un’attività che comunque è prodiga di grandi soddisfazioni. 

09.2010
archive Il Giornale dell'Arte