archivio Il Giornale dell'Arte

N. 295 - febbraio 2010
I nostri affanni

Per un catalogo generale delle opere notificate in Italia

Lettera aperta al Ministro Sandro Bondi

Signor Ministro, la necessità della tutela del patrimonio artistico ha imposto ad ogni paese varie modalità di applicazione di norme, per rendere controllabile i beni culturali di proprietà privata o di enti religiosi o civili. In Inghilterra, ad esempio,patria della libertà di commercio ma anche di una forte appassionata tradizione di collezionismo,si e’scelto il criterio di impegnare i cittadini e le istituzioni nell’acquisto di quei beni che,pur di grandissimo interesse culturale, potevano essere esportati. In altri paesi,per esempio in Francia, si e’ preferito notificare il bene in uscita dal paese ma,al tempo stesso, rimborsare il cittadino per il danno economico che il vincolo comporta; cosicchè i funzionari del Ministero dei Beni Culturali francesi sono sempre estremamente cauti nell’applicazione della norma. In Italia,invece,forse perché la quantità di oggetti che costituiscono il patrimonio culturale nazionale e’straripante,si e’scelta fin da sempre la politica più restrittiva con l’applicazione indiscriminata dell’istituto della notifica. Basterà ricordare che un funzionario di una Soprintendenza qualsiasi a passeggio culturale per mostre,per aste o per antiquari, può,se incontra un’opera di vaga o di buona qualità,segnalarla alla propria Soprintendenza onde avviare la procedura di notifica. Esiste un comitato Ministeriale di revisione di tali proposte, ma normalmente il parere del singolo funzionario ha quasi sempre un potere di suggestione definitivo. Non stiamo qui a commentare la validità o meno di questi comportamenti: la legge, al momento, e’così fatta e ne prendiamo atto leccandoci le ferite in attesa di tempi migliori. Quello che vorremmo, invece, in questa sede è proporre un autentica novità che se realizzata porterà sicuri vantaggi al mondo della conoscenza e degli studi. Vorremmo contribuire, in solido, alla pubblicazione, Soprintendenza per Soprintendenza, di tutte le opere che sono state notificate a partire dalla legge Bottai del 1939. Si otterrebbe un duplice risultato: il primo sarebbe un riscontro delle opere, ricordando ai proprietari che le opere sono notificate perché accade spesso, nella storia degli oggetti, che dopo successioni o divisioni familiari ci si dimentica che l’opera è sottoposta a vincolo e talvolta viene trasferita da un luogo ad un altro senza rispettare inconsapevolmente le norme di tutela. In secondo luogo si otterrebbe anche il vantaggio di rendere noto questo importante patrimonio privato con ampie ripercussioni per la conoscenza. Si potrebbe anche, dall’esame storico delle notifiche, comprendere i comportamenti e le motivazioni spesso suggestionati dalle mode del tempo e dalle velature politiche che accompagnavano scelte ideologiche le quali privilegiavano le arti popolari anche quando si trattava di poveri manufatti, opere di modestissimi autori della provincia italiana con l’alibi che si trattava di documenti importanti delle attività artistiche, avendo di fatto in maniera indiscriminata la facoltà di notificare qualsiasi oggetto. Si potrebbe anche, con i nuovi strumenti che ci sono offerti dagli studi che si sono sviluppati in questi decenni, sottoporre le opere notificate ad una revisione critica. Si potrebbe, ancora, dopo un attento ed onesto esame provvedere anche ad un’eventuale denotifica delle opere che palesemente non avessero più i requisiti di “particolare interesse”come recita la legge. Siamo certi che la pubblicazione avrebbe uno straordinario interesse e servirebbe di lezione a chi spensieratamente inoltra proposte di opere che poco hanno a che vedere con il patrimonio artistico dei nostri musei. Sappiamo benissimo che questa proposta cadrà nel vuoto perché quello che abbiamo chiesto è una sorta di cartina di tornasole che verifica con distaccata lucidità il danno che è stato compiuto. Non solo, ma la mancanza d’interesse del collezionismo internazionale, verso le arti del nostro paese, trova la spiegazione, spesso, in questo embargo a cui sono stati sottoposti indistintamente beni di decorazione, anche modesta, che tranquillamente potevano essere esportati per alimentare, così, un gusto “Italiano”che all’inizio del secolo rappresentava in assoluto il desiderio collettivo nel campo della decorazione degli interni. La mancanza di circolazione di questi beni rende secondaria l’attenzione ai Beni culturali italiani privilegiando, al contempo, le attività artistiche di altri paesi. Questo e’un grave danno per il collezionismo italiano, che si trova tagliato fuori dai grandi circuiti internazionali dal momento che non gli è consentito presentare opere significative che lascino capire la ricchezza del mercato dell’arte italiano. Capirà bene, signor Ministro come sia importante la proposta che abbiamo avanzato, di pubblicare un catalogo generale delle opere notificate perché ci pare sia giunto il momento di fare un bilancio obiettivo se questo eccesso di tutela sia un elemento che favorisce la conoscenza reale dei beni di proprietà privata oppure se questa politica occhiuta non ottenga lo scopo di celare opere anche di scarso valore artistico che vengono sottratte allo studio per la paura delle incursioni di audaci notificatori. Siamo talmente convinti dell’importanza di questa pubblicazione da impegnarci come abbiamo accennato a partecipare al progetto con un nostro contributo relativo alle nostre possibilità ,ciò a dimostrazione della serietà delle nostre convinzioni e delle nostre intenzioni.

02.2010
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