archivio Il Giornale dell'Arte

N. 263 - marzo 2007
I nostri affanni

Troppe, inutili e dannose mostre

L'interesse e l'etica coincidono nel rispetto delle regole

Nel 1959 l'Associazione Antiquari d'Italia nacque sull'onda della prima Biennale dell'Antiquariato promossa nello stesso anno a Firenze. Nelle intenzioni dei fondatori c'era la volontà di creare, intorno ad un qualificato numero di antiquari, un gruppo di professionisti seri sia dal punto di vista conoscitivo che etico: si trattava di costituire una elite che in qualche modo fosse di sostegno e di aggregazione per le future mostre di Firenze. L'Associazione poi è cresciuta in quantità, perché al primo nucleo si sono aggregati per cooptazione i migliori antiquari italiani che nei singoli momenti erano presenti sul mercato. Per cui si assisté al fenomeno che i migliori antiquari della Fima erano al contempo partecipanti dell'Associazione Antiquari d'Italia: fenomeno che si è perpetuato fino ai giorni nostri. La specificità quindi dell'Associazione Antiquari d'Italia è quella di essere costituita da persone libere di farne parte, che la scelgono perché le finalità di questa Associazione corrispondono agli interessi e alle intenzioni dei partecipanti.
Prerogativa principale di una Associazione come questa è perciò quella di avere un comune intendimento e comportamento tra i vari Associati nella completa autonomia delle possibilità di ciascuno. Però, perchè un insieme così vario di individualità con le proprie esigenze e le proprie matrici culturali resti aggregato, occorre che sussista un comune comportamento reciproco, etico soprattutto, al quale ciascun Associato deve comunque sottomettersi: questo è, oltre ad interessi economici e culturali, l'unico collante che qualifica e sostiene l'unità di una Associazione come la nostra.
Questa premessa si è resa necessaria per una sorta di richiamo all'ordine che vediamo necessario dopo aver assistito a episodi di iniziative personali che non poco hanno sconcertato gli Associati e arrecando al mercato intero grossi danni. Si capisce perfettamente che grandi città abbiano bisogno di una loro mostra, ma ciò non toglie che si possa, accanto a queste necessità, coordinare un calendario per diluire le date delle varie manifestazioni. La nostra clientela ha assistito infastidita al ripetersi ossessivo, nello scorcio dello scorso anno, di mostre che variavano solo di indirizzo. Non c'è da sorprendersi quindi che oltre al fastidio che abbiamo registrato, i collezionisti provino anche una sorta di ripulsa nei confronti delle opere antiche e trovino in questi episodi una sorta di giustificazione all'allontanamento che le condizioni del mercato attuale impongono.
L'Associazione ha peso storicamente nella organizzazione della Biennale di Firenze perché, un suo qualificatissimo rappresentante, è Segretario Generale del Comitato che organizza la manifestazione: questa mostra, fin dagli albori, fu rispettata dalle nascenti altre esposizioni scegliendo date nell'anno in cui la mostra fiorentina non aveva luogo; un esempio per tutti, la Biennale di Parigi più giovane di qualche anno di quella fiorentina avviene tutt'oggi nell'anno alterno. Anche Maastricht avviene a debita distanza sia da Parigi che da Firenze, consentendo così agli antiquari di proporre il frutto delle nuove ricerche, e ai collezionisti e ai curatori dei musei di poter osservare opere inedite. Sul finire degli anni Novanta la nostra Associazione fu invitata a tenere una mostra a Roma negli ambienti di Palazzo Venezia. Ciò rappresentò motivo di grande soddisfazione perché poteva essere considerato il raggiungimento della lunga politica di avvicinamento alle Istituzioni e soprattutto il riconoscimento da parte di esse della qualità e della serietà professionale dei propri associati. Questa comunione fra pubblico e privato, consacrata in un edificio istituzionale, trovò all'inizio una certa ostilità da parte soprattutto di Federico Zeri, che al di là dei suoi meriti scientifici dimenticò in quell'occasione la stretta parentela che aveva con il mercato dell'arte: dobbiamo dare atto invece a Claudio Strinati di avere difeso e sostenuto la propria iniziativa con grande determinazione e coraggio affrontando anche critiche così autorevoli . La mostra avvenne ed ebbe un prevedibile successo, perché gli antiquari partecipanti avevano esposto opere degne del palazzo e crebbe negli anni successivi con le varie edizioni inaugurate dal Ministro ai Beni Culturali in carica e con i collezionisti presenti in gran numero Accanto alla mostra, divenuta nel frattempo mercato, furono fatte esposizioni collaterali con importanti argomenti, a sostegno del modus operandi degli Associati. Difatti la prima collaterale dal titolo Ritorni presentava opere d'arte acquistate dagli antiquari italiani all'estero e rientrate nel nostro paese. Anche la seconda collaterale era emblematica, difatti venivano presentate opere notificate in mano degli antiquari, importante perché normalmente queste opere erano poco note. Con questa attività di riguardo nei confronti dell'ospite, e coerente con lo spirito associativo, dai più poco conosciuto soprattutto nella capitale politica del paese, fu grandemente apprezzato e i risultati sul piano degli incontri "politici" diventarono più frequenti. Basterebbe ricordare l'invito che fu rivolto all'Associazione di partecipare al tavolo ministeriale di lavoro per il riordino della notifica. Questo armonioso insieme fu brutalmente interrotto dall'iniziativa velleitaria di alcuni soci romani che avocarono a sé l'organizzazione della mostra, togliendola con un vero e proprio colpo di mano all'Associazione. Oltretutto il risultato ottenuto non ha dato frutti tali da giustificare un simile comportamento Questo fatto, gravissimo, ha portato con sé un altro germe, quello cioè di interrompere una logica di date che fino allora era codificata, ben inteso, nei confronti delle mostre di maggiore prestigio. Quindi le sovrapposizioni espositive dell'autunno del 2006 nascono da questo sconcerto per cui un atto così grave autorizzava altri a personali iniziative ignorando situazioni storicamente collaudate. La preoccupazione quindi dell'Associazione dopo i fatti avvenuti è quella di richiamare fortemente gli Associati a comportamenti che non siano lesivi degli interessi dell'Associazione, perché l'unico elemento di coesione è il rispetto reciproco ma soprattutto con gli organi direttivi dell'Associazione. Auspichiamo quindi che gli Associati si rendano prettamente conto che gli interessi personali in contrapposizione con quelli generali sono in definitiva dannosi per l'intero organismo associativo e per il mercato antiquariale in genere.

03.2007
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