archivio Il Giornale dell'Arte

N. 244 - giugno 2005
Posta prioritaria

Per il Ministro Rocco Buttiglione

Giudizi, opinioni, suggerimenti e raccomandazioni

L’arrivo di Rocco Buttiglione ad un incarico così prestigioso come dovrebbe essere in Italia quello del Ministero dei Beni Culturali, pone certamente delle problematiche di vario ordine riguardo le iniziative che potranno essere messe in atto dal nuovo Ministro. Intanto è curioso (se non preoccupante) osservare che nell’attesa del rimpasto effettuato il mese scorso il Dicastero dei Beni Culturali non veniva quasi neppure preso in considerazione dagli organi di stampa come se questo incarico non fosse di rilevanza, e ciò prescindendo dalla persona di colui che sarebbe stato il futuro Ministro, ma perché la sensazione era proprio quella che questo Ministero non interessasse a nessuno. Se vogliamo essere sinceri sono pochi, se non pochissimi, i parlamentari che potrebbero coprire questo incarico con le carte in regola per dare un indirizzo finalmente deciso ad un settore come quelli dei Beni Culturali che viene riesumato quando occorre prelevare capolavori dai Musei e dalle città italiane a puro titolo politico, presentandoli come biglietto da visita dei potenti in carica e di questa cultura che in realtà viene considerata meno che la Cenerentola. Sappia il Ministro che interi settori da Lui amministrati versano in condizioni deplorevoli. Le Soprintendenze italiane spesso non hanno i mezzi neppure per le auto di servizio e per aggiustare le usure dei computer. Nel paese più ricco di opere d’arte al mondo, i fondi destinati per amministrare questo patrimonio sono esigui, non solo rispetto alle necessità reali, ma facendo anche semplici confronti con gli altri Dicasteri, senza considerare che eminenti studiosi, che dall’amministrazione dipendono, sopravvivono a mala pena con stipendi modesti, quando il ruolo che svolgono è fondamentale per mantenere e per conservare il patrimonio artistico italiano. Non è un caso che Giuliano Urbani abbia abdicato per la impossibilità di poter gestire questa gigantesca macchina con gli irrisori mezzi messi a disposizione dallo Stato. Eppure l’ex-Ministro aveva lavorato bene: il Codice dei Beni Culturali trovava finalmente attuazione durante il periodo del suo Ministero. Per quello che ci riguarda il Mercato dell’Arte aveva avuto un proprio riconoscimento e una giusta considerazione in una visione internazionale che impone a qualsiasi paese i diritti del Mercato e della circolazione delle opere come delle idee. Per questo approviamo incondizionatamente il Codice Deontologico proposto dall’Unesco ai mercanti di arte europei.
In un recente studio, commissionato dalla Segreteria della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze alla Camera di Commercio fiorentina, risulta che solo in Toscana, gli antiquari ed il loro indotto danno occupazione a oltre 30.000 persone, una vera grande industria locale non sufficientemente conosciuta e protetta. Pensi Signor Ministro, che le norme vigenti per l’esportazione dall’Italia verso la Comunità Europea, anche di una sedia smessa o di una tazzina incrinata, richiedono documenti e tempi di attesa fino a quaranta giorni. E’ questo un autentico freno per un’economia che anziché essere integrata con i comportamenti degli altri stati comunitari, viene isolata e aperta quindi alla clandestinità. E’per questa ragione che Le chiediamo con forza di aprire un tavolo di lavoro su un problema fondamentale per la circolazione delle opere d’arte minori, cioè quello della soglia dei valori minimi al di sotto dei quali le opere sarebbero libere di essere commerciate nel territorio della Comunità, formula già sperimentata con successo in altri paesi europei.
Inoltre, Signor Ministro, abbia la forza, di dare maggiore impulso alla catalogazione dei Beni d’arte pubblici ed ecclesiastici, arenata da decenni e che comunque necessita di uno sforzo intenso perché essa è la base di una corretta sistemazione dei Beni Culturali nel nostro paese. Talvolta non sappiamo neppure ciò che ci viene sottratto dal malaffare e dal mercato clandestino per la mancanza di documentazione fotografica e di qualsiasi catalogazione scientifica. Nonostante l’impegno di Carabinieri del generale Zottin, Comandante del Nucleo e dei funzionari delle Soprintendenze che si trovano nel tristissimo compito di registrare lo scempio senza avere i mezzi per ostacolarlo. Le ricordiamo inoltre che il Suo predecessore aveva istituito una commissione, della quale facevano parte Soprintendenti, funzionari del Ministero e mercanti d’arte, per la revisione dell’istituto della Notifica. Le conclusioni che furono raggiunte giacciono sepolte in qualche cassetto del Ministero che converrebbe riaprire perché quello della Notifica è uno dei problemi più spinosi dell’intera normativa di tutela. Ci rendiamo conto che da qui alle prossime elezioni il tempo a disposizione è ristretto e mettere troppa carne al fuoco sarebbe controproducente, ma l’incarico che Lei occupa, Signor Ministro, è di tale prestigio ed importanza che pensiamo che Lei vorrà lasciare un segno della Sua permanenza a via del Collegio Romano. Le priorità oltre a quelle accennate, sono tante altre che i funzionari del Suo Ministero conoscono molto bene. Faccia qualcosa di piccolo ma lo faccia così che sarà ricordato da tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Bel Paese.

06.2005
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