archivio Il Giornale dell'Arte

N. 234 - luglio - agosto 2004
Case d'asta: luci ed ombre

Il troppo stroppia

Le inaccettabili mistificazioni che vogliamo denunciare

Già da tempo avevamo avvertita l'insidia che le Case d'asta stavano portando al corretto funzionamento del Mercato; il loro ruolo di intermediazione viene regolarmente eluso e modificato attraverso nuove formule che dovrebbero essere più attraenti per i collezionistì meno avveduti. L'ultimo escamotage che sull'esempio inglese si è rapidamente insinuato in tutti gli operatori del settore è quello delle cosiddette House Sales che renderebbero le opere d'arte più seducenti in quanto provenienti da raccolte private. Il concetto è sacrosanto e nessuno più degli Antiquari sa quanto sia interessante acquistare direttamente opere da collezionisti storici, ma nel rispetto dei ruoli e sopratutto della realtà, sappiamo che al giorno d'oggi nelle vendite delle dimore private il rimanente degli arredi originali è ben misera cosa nei confronti di quanto viene immesso per riarredare le sguarnite sale che un tempo sicuramente potevano presentarsi in ben altre condizioni. E' evidente che la strategia di vendita non si appoggia più sui valori oggettivi delle opere poste in vendita ma sulle suggestioni della provenienza che nei confronti della valutazione complessiva di un'opera è importante ma semplicemente per ricostruirne la filologia. I valori che distinguono il capolavoro oppure l'opera di buona qualità sono intrinseci nell'opera stessa e i clamori che si possono creare attorno alla provenienza sono del fumo che si cerca di fare per confondere le idee già poco chiare dei collezionisti meno attenti. Gli Antiquari di fronte a queste holdings potentissime non possono non avvertire e denunciare una situazione che degenerando poco a poco crea una gravissima turbativa al Mercato dell'Arte. L'opera d'arte può appartenere all'Antiquario o al principe in fase di smobilitazione l'opera d'arte rimane quella che è e alla fine i conti non tornano e il momento della verifica viene quando queste opere spogliate delle suggestioni di provenienze ataviche vengono riproposte sul mercato e analizzate con la lucidità e con la professionalità di chi le opere d'arte ben conosce ed è in grado di garantirle non nell'espace d'un matin ma all'infinito per tutta la storia dell'Antiquario che le ha vendute e garantite. C'è da dire anche che le Casa d'Asta, per il meccanismo conferito loro dalla legge, hanno l'opportunità di guadagnare sulla vendita e sulla compera contemporanea dell'oggetto d'arte, con un'unica contropartita richiesta non solo dal Mercato ma soprattutto dalla legge stessa: la verità sulla provenienza, sulla destinazione, sul costo reale di aggiudicazione. La responsabilità della Casa d'Aste sulla attribuzione corretta di un oggetto d'arte messo all'incanto è relativa e questo è giusto perché si tratta di una operazione di intermediazione ma proprio per tale ragione i limiti di questa attività devono rimanere circoscritti. Non è concepibile che le Case d'Asta si propongano come finanziatrici di compratori che operano nelle loro medesime sale; è gravemente sleale che incaricati delle Case d'Asta, nelle case private in cui riescono ad entrare, valutino deliberatamente al ribasso gli oggetti che sanno venduti daAntiquari seri e preparati. Non contestiamo che nelle così dette House Sales accada quello che è sempre accaduto cioè che una relativa percentuale d'oggetti non appartenenti alla casa vi sia immessa per completame l'arredamento, ma al giorno d'oggi molto spesso vengono affittate dimore di una certa notorietà ma completamente prive di arredi per poterle riempire con opere di provenienza assolutamente diversa da quella dichiarata. La maldicenza e la scorrettezza di cui abbiamo già imputato colleghi, viene svolta regolarmente e in dimensioni gigantesche da questi apparati internazionali che sono pronti poi a considerare il Mercato italiano terra di conquista con comportamenti di tipo colonialista. Non vogliamo aggiungere troppo, né vogliamo andare oltre il dovuto, ma questa puntualizzazione dovrebbe servire come prima nota di disagio e se la situazione qui denunciata non dovesse cessare o modificarsi, siamo pronti a andare fino in fondo per ristabilire la correttezza delle regole. Per concludere le formule e le discipline che regolano il Mercato dell'Arte le conoscono sia gli Antiquari che le Case d'Asta. Infrangerle significa provocare danni che non sono utili a nessuno; in tempi non lontani i rapporti fra le due sponde del Mercato erano divisi ma convergenti, ognuno pascolava nel proprio orticello senza cercare di prevaricare l'altro. Al giorno d'oggi l'affanno di aridi gruppi finanziari che posseggono le Case d'Asta obbligano gli Il addetti ai lavori a comportamenti che sarebbero risultati inaccettabili perfino dai vecchi dirigenti di prima, che con indubitabile senso degli affari si muovevano elegantemente senza calpestare i legittimi interessi degli Antiquari che sono stati, e che sono, il vero patrimonio delle Case d'Asta. Quindi ben accette le Case d'Asta ma totale disaccordo con il loro sleale comportamento attuale.

07.2004
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