archivio Il Giornale dell'Arte

marzo 2013
I nostri affanni

Questo o quello...

Speranze e attese dalla classe economica sull'orlo di una crisi di nervi

Quando questo articolo comparirà nel numero di marzo di questo giornale, il responso delle urne avrà già indicato quale potrà essere la situazione politica italiana, possiamo dire quello che diremo, perché non sappiamo ancora l'esito dello scontro elettorale e non sappiamo pertanto chi guiderà il paese e per quanto ci concerne direttamente, chi se ne occuperà di persona. Purtroppo dobbiamo osservare che, comunque, il problema del rapporto tra governo della cosa pubblica e mercato dell'antiquariato, sia che ci siano stati governi di centro destra o di centro sinistra, sia con l'incolore Ornaghi, le cose non sono cambiate nell'attenzione alle problematiche di questo settore così vitale ed importante per i Beni culturali del nostro paese.
Nelle trasmissioni televisive o nelle discussioni che si sono svolte a riguardo delle attività culturali, i problemi del commercio antiquario non sono stati presi mai in considerazione se non, talvolta, per parlarne in modo spregiativo come se il mercato dell'arte antica fosse una specie di “rogna” che inquinasse il mondo della cultura.
C'era stato qualche anno fa, più per iniziativa responsabile di taluni funzionari del ministero e delle soprintendenze, una sorta di apertura verso i disagi che una legislazione punitiva, ereditata da una ideologia aberrante, aveva prodotto sul commercio dell'antiquariato, tuttavia le cose sembra che siano rientrate nelle consuetudini dalle quali pensavamo di aver cominciato ad uscirne; l'entrata in Europa sembrava che per qualcuno avesse un significato e che l'abbattimento delle frontiere potesse, in qualche misura, riguardare anche il mercato antiquario. Pie illusioni!
Ci rendiamo conto, è vero, che da qualche tempo le difficoltà si sono acuite per gli effetti che la terribile crisi attuale ha prodotto sulle finanze dei ministeri, degli enti locali, delle banche, delle fondazioni, oltre naturalmente dei privati collezionisti. Se poi aggiungiamo la paralisi che l'applicazione, talvolta, soggettiva delle norme, allora ci rendiamo conto che il nostro paese vive una situazione tra le più difficili del mondo occidentale: siamo in pratica in un isolamento, ahimè, purtroppo per nulla splendido. Quale conforto possiamo avere dai risultati, per altro brillanti, che mercati stranieri dell'arte riescono ad ottenere sia pure in tempi di crisi? Nessuno, perché appunto il nostro isolamento ci estranea da qualunque barlume di superamento della crisi.
Per tornare all'inizio del nostro ragionamento, che cosa dovremo aspettarci da coloro che ci governeranno a partire da queste elezioni? La nostra paura è che la considerazione, di cui per tutte le ragioni che abbiamo espresso in questi lunghi anni, sussistano ancora e quindi, sarà difficile che i problemi del mondo dell'antiquariato stiano a cuore anche a chi si occupa dei Beni culturali. La ricchezza dei nostri Beni culturali esige certamente una forte capacità di investimento per la tutela e la conservazione, ma è altrettanto vero che il patrimonio culturale si alimenta anche e soprattutto dalla grande duttilità che gli antiquari hanno di scoprire nuovi indirizzi culturali e di valorizzare le proprie scoperte con l'intervento di tutto quell'apparato che gira intorno al mercato dell'arte antica.
Le straordinarie benemerenze acquisite in tanti decenni da un'opera costante di cultura, vengono molto spesso trascurate, perché si ritiene che gli antiquari agiscano sempre nel proprio esclusivo interesse, in realtà non è così.
Il mondo dell'antiquariato è un ingrediente indispensabile al progresso della cultura storico artistica: gli antiquari sono un indispensabile ingranaggio di una macchina che alimenta un circuito virtuoso di arricchimento culturale.
La classe politica dovrà decidersi a capire che l'investimento nei beni culturali è una risorsa fondamentale e ineludibile nel progresso del nostro paese. Ma non solo sarà necessario alimentare un ulteriore sviluppo del Ministero dei Beni culturali verso una maggiore disponibilità economica nei confronti degli operatori del ministero stesso a tutti livelli, sarà anche necessario, nei limiti di una tutela, che per altro nessuno vuole diminuire, allentare, snellire certe strettoie burocratiche che si manifestano come vere e proprie anomalie nel mondo economico europeo e mondiale. Non a caso centinaia di antiquari hanno chiuso le loro botteghe, e una cospicua quantità di essi si è trasferita in paesi ove la burocrazia non è così soffocante. Se questo accade ci si dovrebbe interrogare sulle cause, e forse i rimedi che stiamo suggerendo fino alla noia sono auspicabili e siano finalmente presi in considerazione. Oppure vogliamo che il mercato dell'antiquariato sia definitivamente cancellato dalle attività culturali?
Le belle gallerie di un tempo, vanto delle città d'arte, hanno lasciato lo spazio ad attività che nulla hanno a spartire con l'arte, intesa come espressione elevata di una spiritualità che nei secoli ha arricchito il mondo. Affollati supermercati di roba usata si stanno sostituendo alle attività sofisticate ed eleganti che un tempo costituivano un eccezionale polo di attrazione. Allora che cosa dobbiamo sperare? Anche le case d'aste internazionali hanno compreso che il mercato dell'arte antica italiana è agonizzante e la loro fuga dal territorio italiano costituisce una ulteriore conferma a quanto stiamo dicendo ed è anche un segnale forte che dovrebbe spingere a una riflessione seria e priva di pregiudizi.
Che a un collezionista in visita nel nostro paese gli vengano chiesti 40 giorni di tempo prima di poter avere la certezza di poter possedere nella propria casa un oggetto d'arte acquistato in Italia, costituisce nel 90% dei casi un impedimento all'acquisto e impedisce assolutamente il desiderio di continuare ad avere rapporti culturali tra il collezionismo straniero e l'Italia.
Avranno queste nostre preoccupatissime parole la fortuna di trovare un ben che minimo ascolto? Ci sarà mai qualcuno che si assumerà la responsabilità di scelte coraggiose dando il giusto valore ad un mondo, come questo nostro dell'antiquariato, così benemerito quanto al momento tartassato? Riusciremo mai ad ottenere dalla classe politica la comprensione di quanto sia benemerita l'attività del mercato antiquario nell'ampio panorama della cultura italiana? Vedremo.

03.2013
archive Il Giornale dell'Arte