archivio Il Giornale dell'Arte

N. 312 - settembre 2011
I nostri affanni

Ansia, trepidazione e speranza

Dieci anni di Biennale

Inizio peggiore non poteva esserci. Il fatidico 11 settembre 2001 fu il prologo drammatico all'edizione della Biennale che avrebbe aperto i battenti di lì a pochi giorni. Lo sgomento del mondo intero di fronte a questo autentico atto di guerra, fu sconvolgente e paralizzò a lungo l'economia legata al mondo occidentale. La Borsa di Wall Street rimase chiusa per non pochi giorni. Da questo preambolo si capirà l'ansia e la trepidazione che avevamo noi del gruppo che stava organizzando la Biennale, freschi com'eravamo di nomina e nuovi a questo tipo di responsabilità. Fu di grande aiuto una segreteria molto efficiente e collaudata. Ci eravamo preoccupati nel mese di aprile, allorchè ricevemmo l'incarico, di chiedere ai maggiori antiquari italiani di tornare a Palazzo Corsini e a Pier Luigi Pizzi di organizzare la scenografia. L'invito fu esteso anche a prestigiosi colleghi stranieri che volentieri lo accettarono. Con l'apertura degli uffici stampa specializzati in comunicazione storico-artistica nelle varie capitali del mercato dell'arte (New York, Londra, Parigi e Dusseldorf) apparve in tutta la sua evidenza il problema dell'internazionalità. Nonostante che la Biennale si definisse internazionale molti vincoli la rendevano di fatto ingessata e provinciale. Fu Antonio Paolucci in quegli anni Soprintendente di Firenze, avvertito del problema a trovare tra le pieghe della norma la possibilità di fare venire alla mostra due commissioni, una romana e una fiorentina, per visionare le opere con richiesta di attestato, in un giorno o poco più, rilasciando le proprie decisioni prima dell'apertura della Biennale: fatto questo epocale e unico fra tutte le mostre antiquarie che si tengono nel nostro paese e, se questo privilegio viene ancora riconosciuto alla Biennale fiorentina, ciò è dovuto oltre che al prestigio e alla serietà della mostra, anche alla comprensione e alla cortesia di Cristina Acidini, Soprintendente in carica.
Negli anni successivi la turbolenza continuò a vario livello per sfociare nella disastrosa crisi economica del 2007 che avrebbe modificato i comportamenti di milioni di individui nel mondo intero. Intere fasce di acquirenti di opere antiche sono scomparse, a causa della forte recessione, dalle botteghe antiquarie, le quali risentendo fortemente questa ripercussione, si sono viste costrette a chiudere i battenti. Nella sola via Maggio di Firenze, esempio che citiamo perchè a noi più noto, una ventina di gallerie hanno abbassato la saracinesca trasformando, in peggio, il volto della bella strada. E così è accaduto a Roma e così è accaduto a Londra dove, in una recente visita, abbiamo notato che la città antiquaria si è rarefatta. A Pimlico Road, noto quartiere londinese di mercanti d'arte, poche gallerie rimangono aperte lasciando il passo a venditori di arte più o meno contemporanea. L'elegantissima Mount Street è irriconoscibile, non c'è più una bottega antiquaria, rimane in piedi per fortuna, l'incredibile bottega di ovini e suini con presentazioni degne della più sofisticata galleria di Animalia. Non vogliamo però eccedere in questa sorta di requiem, aperti come siamo alla speranza e all'amore per la nostra professione che mai, neanche per un attimo, ci ha fatto pensare ad una resa, accompagnati in questa passione da moltissimi collezionisti che continuano, con il favore della crisi, ad arricchire le proprie raccolte. In questo decennio segnato, come abbiamo visto, di avvenimenti catastrofici, come un guscio di noce in un oceano impazzito, per usare una metafora, questo microcosmo è riuscito ad attraversare la tempesta. Negli anni dello sconforto più nero sono venuti a trovarci a Palazzo Corsini visitatori illustri, collezionisti di rango, direttori dei musei più prestigiosi al mondo, premiando gli antiquari per il loro coraggio, per la loro apparente indifferenza a quanto avveniva fuori dal portone del nobile Palazzo. Nell'edizione corrente, con le adesioni che sono arrivate in esubero fino dalla primavera dell'anno in corso, abbiamo dovuto fare dolorose selezioni per offrire, nel tempo, ad ogni antiquario dell'Associazione, la possibilità di poter esporre le proprie opere al livello più alto. Difatti nelle sale di Palazzo Corsini si rappresenta l'arte italiana, per varietà e per qualità, sicuramente come da nessun altra parte al mondo. Gli antiquari, stranieri, che vengono di volta in volta invitati a partecipare alla mostra, sono specialisti anche loro delle discipline artistiche che nel nostro paese si svilupparono a partire dal secolo XIV fino agli anni Sessanta del Novecento. Il vetting, i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Artistico, la Commissione Preventiva di Controllo, le Commissioni romane e fiorentine per il rilascio degli attestati, il Comitato dei Garanti, sono filtri di tutela e di garanzia per gli acquirenti che volentieri riservano i loro acquisti alla Biennale. Che altro dire, l'appuntamento è molto atteso, gli antiquari riservano per la Biennale fiorentina con largo anticipo opere inedite per presentarle per la prima volta durante la manifestazione e noi sappiamo bene quanta magia e quanto fascino c'è dietro alle opere non conosciute e ancora da studiare. Nell'impianto scenografico che è rimasto attuale, messo in scena da Pier Luigi Pizzi, le opere trovano un rapporto ideale con lo spazio e ogni stand nei migliori esempi diviene una stanza del celebre Palazzo. Ci avviamo alla conclusione; prossima è l'apertura di questa XXVII edizione e viviamo questi giorni con l'ansia e la trepidazione come tanti anni fa. Siamo certi di una cosa: che l'impegno e la fantasia che abbiamo profuso per ornare al meglio la nostra Biennale, sono stati spesi senza parsimonia.

09.2011
archive Il Giornale dell'Arte