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Apolloni fa Breccia

Roma (e dunque l’Italia) non è interessata alla propria Storia. Tra un Banksy e un Ligabue (non il cantante) che infestano ogni contrada della penisola, non c’è spazio per Roma Capitale.

Leonardo Piccinini
  • Apolloni fa Breccia
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A zonzo per le campagne di Francia, tra il leone di Belfort, i musei che raccolgono centinaia di meravigliosi pickelhaube (il famoso elmo chiodato prussiano), primo fra tutti quello nuovo di zecca di Gravelotte, vicino a Metz (un bambino che abbia la fortuna di visitarlo non rimane indifferente, e neppure i suoi genitori!); poi la lettura sull’ultimo numero della Gazette Drouot dell’intervista alla brillante Ariane James-Sarazin del Musée de l’Armée di Parigi (“Pour les commémorations de la guerre de 1870 nous renouvelons et réaménageons les salles Napoléon III en l’axant sur la parole et la figure des combattants : témoignages, portraits, photographies, etc”): una guerra persa rovinosamente dalla Francia di Napoleone III, un risultato straordinario per noi italiani che conquistammo Roma in tutta tranquillità, facendone la capitale. Un momento da celebrare con la pompa che merita, pensavo ingenuamente. E invece…


"Arrivo a Roma diretto a Porta Pia, il luogo mitico. A pochi metri, una colonna commemorativa (1895) e alcune epigrafi (1920) consentono di individuare immediatamente il punto in cui le mura vennero sfondate dai soldati di Raffaele Cadorna. Nessuna traccia di contemporaneità (se si escludono le corone di fiori, persino quelle in memoria degli zuavi pontifici !) Meglio dirigersi di fronte, al simpaticissimo Bar della Breccia e brindare ai bersaglieri."


Arrivo a Roma diretto a Porta Pia, il luogo mitico. A pochi metri, una colonna commemorativa (1895) e alcune epigrafi (1920) consentono di individuare immediatamente il punto in cui le mura vennero sfondate dai soldati di Raffaele Cadorna. Nessuna traccia di contemporaneità (se si escludono le corone di fiori, persino quelle in memoria degli zuavi pontifici !) Meglio dirigersi di fronte, al simpaticissimo Bar della Breccia e brindare ai bersaglieri. Celebrati, in faccia a Porta Pia, dal monumento (1932) di Italo Mancini e Publio Morbiducci. La porta è un monumento di straordinaria importanza, capolavoro di libertà creativa michelangiolesca (nella facciata interna) e freddamente neoclassica all’esterno (Virginio Vespignani la terminò…un anno prima della Breccia!). Il Museo storico dei Bersaglieri (che vi ha sede dal 1932) è, guarda un po’, chiuso. Roma (e dunque l’Italia) non è interessata alla propria Storia. Tra un Banksy e un Ligabue (non il cantante) che infestano ogni contrada della penisola, non c’è spazio per Roma Capitale. Con un’eccezione, anzi due: al Museo del Risorgimento di Bologna l’omaggio a Leopoldo Serra, bolognese, primo ufficiale a varcare il ciglio della breccia aperta nelle mura; e a Roma un antiquario di profonda cultura, capace di produrre pure video accattivanti, che nella sua galleria di via Margutta, con la mostra Lo zuavo e i bersaglieri (fino al 20 ottobre) è riuscito a recuperare, con opere notevoli, un brano fondamentale di storia italiana. Marco Fabio Apolloni, confessando il suo amore per le vicende risorgimentali, racconta di quando suo padre si aggiudicò a un’asta il delizioso dipinto di Quaedvlieg (nativo di Valkenburg, vicino a Maastricht) battendo al telefono un maniaco di garibaldini e bersaglieri, Betttino Craxi. Dello sforzo per riportare in Italia l’ingombrante scultura funebre del capitano degli zuavi pontifici, tal Latimier Du Clésieux, un tempo nella cappella di famiglia in Bretagna…e sembra di sentire cannoni e baionette, sotto il monumentale dipinto di Cammarano, con i bersaglieri che si arrampicano sul terrapieno. Un’opera che da sola vale il viaggio. Questa mostra, che supplisce a una mancanza davvero grave dello Stato italiano, può rappresentare in qualche modo un simbolo del ruolo insostituibile degli antiquari italiani, della loro competenza, del loro attaccamento al territorio, dell’infinito amore per le opere d’arte e la cultura del nostro Paese, così bisognoso d’affetto. W Cadorna (quello giusto…) !

02.10.2020
La porta è un monumento di straordinaria importanza, capolavoro di libertà creativa michelangiolesca (nella facciata interna) e freddamente neoclassica all’esterno (Virginio Vespignani la terminò…un anno prima della Breccia!). Il Museo storico dei Bersagl
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