archivio Il Giornale dell'Arte

N. 339 - febbraio 2014

Un nuovo Consiglio per l’Associazione Antiquari d’Italia

Sfide e obiettivi che ci attendono nel biennio 2014-2015

L’Associazione degli Antiquari d’Italia rinnova il consiglio e si conferma nel ruolo di operatore culturale, cioè di interlocutore privilegiato non solo per collezionisti, curatori museali e studiosi, ma anche per i tanti amanti dell’arte che sempre più numerosi frequentano mostre, fiere ed eventi artistici sia in Italia sia all’estero. Un ruolo, dunque, pubblico, per il quale l’associazione intende mettere a disposizione le proprie competenze, rafforzando nel contempo il rapporto già avviato dalla precedente Consiglio con il ministero dei Beni Culturali. Per il biennio 2014-2015, gli Antiquari d’Italia saranno dunque guidati da Carlo Orsi, eletto Presidente all’unanimità accanto ai Vice Presidenti Alessandra Di Castro e Fabrizio Moretti, al Segretario Generale Riccardo Bacarelli, al Tesoriere Federico Gandolfi, e a un consiglio formato da Bruno Botticelli, Maurizio Brandi, Pietro Cantore, Gianfranco Iotti, Walter Padovani e Massimo Tettamanti. Probiviri sono stati nominati Fiorenzo Cesati, Alberto Di Castro e Ruggero Longari. Un gruppo giovane, che crede nella necessità di promuovere, e non solo di difendere, lo straordinario patrimonio culturale espresso dai propri associati, e nel contempo di ampliare la rete di alleanze anche ad altri organismi associativi legati al mondo dell’arte. “Grazie all’opportunità offerta all’Expo” dice Orsi, laurea in architettura, titolare dell’omonima galleria fondata dal padre Alessandro a Milano nel 1952 e membro dell’associazione dal 1988, “questo e il prossimo saranno anni fondamentali per la valorizzazione dell’Italia, della sua cultura e delle sue eccellenze. Per questo motivo, proseguendo negli ottimi risultati raggiunti fino ad oggi dalla nostra Associazione e dal past president Giovanni Pratesi, che ha scelto di non ricandidarsi dopo diciotto anni di attività intensa e ad altissimi livelli anche nella gestione della Biennale di Firenze e che ringrazio, crediamo sia giunto il momento di intensificare i rapporti anche con altre organizzazioni. Sono molti gli interlocutori con i quali crediamo sia necessario rafforzare legami e studiare progetti comuni, ma penso innanzitutto ai galleristi di arte moderna che hanno da poco eletto presidente Annamaria Gambuzzi. Nel contempo, è nostro obiettivo rafforzare il clima di dialogo proficuo con le Soprintendenze e i ministeri. Nel delicato momento storico ed economico che sta vivendo il nostro Paese, la coesione è fondamentale. L’unione fa la forza”. Oltre alla congiuntura e all’instabilità politica, il settore dell’arte in Italia sconta infatti una realtà burocratica e legislativa molto complessa, restrittiva al punto di risultare non di rado invalidante. “Il mio primo compito”, dice ancora Orsi, “sarà di ricercare l’appoggio di tutti i membri dell’associazione per dare maggior forza alla nostra voce nelle sedi istituzionali”. Del tutto da ripensare, secondo l’Associazione, è infatti il sistema normativo, che allo stato attuale impedisce di competere serenamente sul mercato internazionale. Oggetto del dibattito sarà dunque un intervento sulla legislazione in vigore dal 1939 che possa rafforzare, e non deprimere, il sistema. Con il Ministero dei Beni Culturali è “in corso un dialogo costruttivo” che gli Antiquari si augurano possa permettere di rivedere in maniera più efficace le pratiche di importazione ed esportazione, conciliando dunque il mercato con la tutela dell’arte, entrambi punti fondamentali per tutti i membri dell’assemblea. Il valore dell’associazione, secondo il nuovo Consiglio, risiede infatti “più che nel numero degli iscritti”, nell’ unicità degli Antiquari come appassionati difensori, promotori e cultori del patrimonio artistico italiano. Non bisogna infatti dimenticare né sottovalutare, dicono, la collaborazione fra antiquari e storici dell’arte, ai quali forniscono non di rado mezzi per la ricerca, lo studio e la pubblicazione di studi attorno a temi che altrimenti non vedrebbero mai la luce, ma anche il sostegno offerto a convegni internazionali e a restauri di opere che rischierebbero di giacere dimenticate, nascoste agli sguardi degli estimatori e dei collezionisti. “Gli Antiquari”, sottolineano,” sono l’espressione legale del commercio d’arte, attraverso il quale si formano i nuovi collezionisti”. 

02.2014
archivio Il Giornale dell'Arte