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Per Benvenuto Bacarelli

Un compagno di viaggio piacevolissimo, bizzarro ed imprevedibile e con una dote rara: in un attimo di folgorante intuizione sapeva riconoscere la qualità, molto spesso la scuola ed addirittura la bottega di un'opera.

di Giovanni Pratesi
Per Benvenuto Bacarelli

I grandi mercanti fiorentini che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento imponevano la cultura rinascimentale, avevano provocato un flusso imponente di opere d'arte e  conseguentemente anche di arredi, poiché la clientela non si contentava più di possedere oggetti di grande valore, quadri o sculture, ma desiderava anche contestualizzarle in ambienti che ricordassero la loro provenienza.

Il gusto fiorentino era perciò divenuto un fenomeno di costume così radicato che tutte le principali collezioni, pubbliche e private, erano ricche di mobili ed arredi che si rifacevano a tale corrente stilistica.

L'estendersi di questa moda, che da piazza de' Mozzi raggiungeva Lungarno Soderini, propagandosi nelle strade antiquarie per tradizione, via de' Fossi, Borgo Ognissanti, via Maggio e in tutte le  viuzze adiacenti dove si affacciavano decine di botteghe più o meno importanti ma tutte simili nel gusto delle proposte: il tavolo fratino o il più raro esemplare ad asso di coppe, la credenza di noce, il cassone intagliato e la savonarola, qualche raro fondo oro, i dipinti su tavola e le sculture lignee che ancora apparivano sul mercato con frequenza. In questo contesto così omologato si distinguevano però alcune grandi figure solitarie e il discendente più diretto di Stefano Bardini: Carlo de Carlo.

Questa vena pseudo rinascimentale si è protratta fino alla fine degli anni '50 del Novecento, quando intraprendenti giovani antiquari fiorentini indicavano, nell'ambito delle proprie ricerche, dapprima in Italia, poi in Europa ed infine anche nelle Americhe, un nuovo indirizzo al collezionismo e al mondo degli studi, valorizzando il Seicento, sia nel suo aspetto più austero che in quello più elaborato sfociante nel Barocco; essi, beninteso, nelle loro ricerche internazionali si guardavano bene da riportare in patria quegli arredi di “stile fiorentino”, ma sceglievano con perizia le opere d'arte che dalle collezioni americane tornavano sul mercato.

Tra essi si distingueva Benvenuto Bacarelli che, dotato di un gusto eclettico formidabile, ben conosceva le varie discipline artistiche di quei secoli.

Benvenuto aveva una dote rara: in un attimo di folgorante intuizione sapeva riconoscere la qualità, molto spesso la scuola ed addirittura la bottega di un'opera. Ricordo un episodio che mi fece molta impressione: un giorno, recandomi a fargli visita, mi mostrò con orgoglio, ma anche  con una certa  esitazione un lotto di stoffe antiche che la French & Company di New York, smobilitando il suo stock, aveva immesso sul mercato; non credo che Benvenuto conoscesse i velluti controtagliati veneziani o i lampassi fiorentini, ma la qualità di quelle stoffe era così perentoria da rendere l'acquisto   per lui irresistibile.

Umanamente era un compagno di viaggio piacevolissimo, bizzarro ed imprevedibile, dotato di humor fiorentino che coglieva sempre gli aspetti ridicoli delle situazioni, facendosi prendere da irrefrenabili risate che diventavano contagiose, cosicché anch'io partecipavo a questa festa del grottesco.

Ora Benvenuto è scomparso. Nella chiesa del Romito erano molti gli amici antiquari intervenuti a rendergli omaggio; quello che più colpiva di lui era lo spirito profondamente cristiano che alcuni amici laici, uniti da un comune sentimento religioso, sono riusciti a trasmettere anche a coloro che non erano a conoscenza di questa sua profonda spiritualità, qualità discreta che ha dominato per intero la sua esistenza.

16.01.2015
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