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I sempreverdi

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Simone Facchinetti
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È difficile trovare saggi da cui si impara ridendo. È il caso di Quando Roma era un paradiso di Stefano Malatesta (Skira, 2015), dove sono raccolte storie di falsari, restauratori, collezionisti e artisti che l’autore (scomparso da pochi mesi) aveva vissuto in prima persona. Faccio un piccolo esempio, giusto per far risuonare il tono alla Monicelli che echeggia nelle pagine del libro. Siamo nel capitolo dedicato ai Riccardi, la celebre famiglia di falsari, con un negozio a Tor di Nona: “accanto a un locale di balie gestito da una sensale chiamata la Manderina. Quando qualcuno veniva a chiederle delle balie, la proprietaria faceva un fischio alla pecorara rivolto alle ragazze che stavano sopra le panche come a covare l’ovo. Si diceva “bella mora fa vede’ quanta roba tieni” e quella tirava fuori la zinna enorme e faceva uno schizzo da due metri”. Il libro è pieno di aneddoti del genere, tra gli scherzi telefonici di Federico Zeri a Giuliano Briganti (quando si fingeva la lavandaia: “Senta sono la lavandaia, avete mandato le mutande: sono un po’ sporchette, ma che? Non ve lavate?”) ai bidoni messi a segno da Eric Hebborn, complici consapevoli le case d’asta. Uno dei capitoli migliori è quello dedicato al mitico Pico Cellini. Altri notevoli sono i ritratti di Valentino Zeichen, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Gino de Dominicis e Giorgio Franchetti. Il libro si chiude con un capitoletto sulla cucina romana, tra ricordi e fantasie, a partire da quella volta che all’autore era stata sbattuto sotto il naso e controvoglia un pezzo di carne sanguinolenta da una cameriera: “Vole un ber pezzo de corata?”.

01.09.2020
sono raccolte storie di falsari, restauratori, collezionisti e artisti che l’autore (scomparso da pochi mesi) aveva vissuto in prima persona.
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