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Sandro Penna rigattiere

“Io in questo periodo sto molto male e poi non vedo nessuno”

Simone Facchinetti
Sandro Penna in un fotogramma tratto da "Umano non umano" di Mario Schifano

Sandro Penna in un fotogramma tratto da "Umano non umano" di Mario Schifano

Oltre a essere stato uno dei più grandi poeti italiani del XX secolo (qualcuno sostiene in assoluto il più grande) Sandro Penna ha bazzicato con molti artisti, praticando un po’ di mercato dell’arte. Nel lungometraggio di Mario Schifano, Umano non umano (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1969), quando appare la figura di Penna non si sa se ridere o piangere. A dire la verità, nei punti più commoventi, si può ridere fino al pianto.

Penna è ripreso nella sua casa romana, in via della Mola dei Fiorentini al numero 28. L’abitazione, posta al quarto piano, era costituita da quattro stanze e il poeta è intervistato in due ambienti diversi: la camera della madre (deceduta) e la sua. In entrambe regna un genere di caos che si può trovare solo da certi rigattieri che, nella vita, hanno accumulato di tutto, ammassando alla rinfusa materiali eterogenei. Anche Penna sembra aver dimenticato tutto ciò che ha raccattato nel corso di una vita, ha l’aria un po’ distratta, di uno capitato lì per caso. Schifano non dice una parola, rimanendo in perenne silenzio. Suona quindi come una richiesta di aiuto il lamentoso: “Io in questo periodo sto molto male e poi non vedo nessuno”, candidamente confessato da Penna che prosegue con due o tre frasi che, sentite dalla sua voce, toccano quel punto lirico di cui parlavo prima (tra il riso e il pianto). Ovviamente contribuisce l’ambiente surreale della casa. L’inquadratura è fissa sul letto della madre dove sono accatastati quadri e cornici. In alto è appeso un dipinto di Schifano che, secondo la madre, Penna avrebbe messo lì con il solo scopo di ucciderla: le sarebbe cascato in testa mentre dormiva.

Infine alcune frasi che registrano il suo stato d’animo, buttate lì, come il resto dell’arredo, alla rinfusa: “Io in genere c’ho quadri figurativi, sai devo venderli, ci faccio… La gente che viene da me insomma non è molto all’avanguardia, compra più che altro roba molto figurativa spesso brutta anche. […] Io poesie non ne scrivo più da dieci anni. Faccio questo coso, così, questa specie di commercio ma al quarto piano non ci viene più nessuno”. Tra i suoi clienti: Pasolini, Moravia e la Morante. Sarebbe bello saperne di più sull’attività impropria esercitata da Penna, i quadri che ha collezionato, oltre allo Schifano “omicida”, pronto a cadere come una ghigliottina.

 

 

29.07.2020
Ovviamente contribuisce l’ambiente surreale della casa. L’inquadratura è fissa sul letto della madre dove sono accatastati quadri e cornici.
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