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Le passioni dell’antiquario

Giovanni Pratesi a Figline

di Leonardo Piccinini
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Nature morte in posa per…iPhone ! L’ultima, sorprendente passione di Giovanni Pratesi (presidente AAI dal ’96 al 2013), è andata in scena nel luogo che meglio esprime il talento, il gusto, le ricerche di questo illustre protagonista del mercato d’arte nel nostro Paese. Se tutti gli italiani amassero il patrimonio storico artistico come Pratesi, potremmo considerarci al riparo da violenza, abbandono, vandalismo, offese ai monumenti. L’attenzione, le cure da lui riservate in trent’anni a un simbolo della sua Figline meritano plauso e attenzione.

Nel 1987 acquistò, sulla bella piazza dedicata a Marsilio Ficino, l’oratorio dell’antico ospedale Serristori (fondato nel 1399 da un ser Ristoro notaro della Signoria fiorentina), talmente degradato da esser adibito a deposito di ferramenta, e cominciò a recuperarlo per riportarlo al primitivo splendore. “La Soprintendenza ha sempre seguito e approvato tutti gli interventi di restauro; l’attuale veste classica è opera di Giovanni Battista Foggini, ma una decina d’anni fa ci fu la grande sorpresa della Crocifissione…”. Si rimane sbalorditi davanti all’affresco trecentesco scovato in un cunicolo, oggi piccolo ambiente laterale dell’oratorio. Oggi qui ha sede la Fondazione Giovanni Pratesi, che raccoglie vaste collezioni di storia e arte del Granducato (una notevole serie di sculture e dipinti che ritraggono i membri di casa Medici), testimonianze di momenti gloriosi e tragici come il rogo di Savonarola, in un commovente dipinto incompiuto, e una serie davvero unica di “Sassi d’Arno” (è il titolo del bel volume edito l’anno scorso).


“Migliaia di sassi da me raccolti nei renai dell’Arno, sulle tracce delle pietre utilizzate dai manifattori dell’Opificio delle Pietre Dure, l’istituzione fondata a Firenze da Ferdinando I de’ Medici nel 1588”


“Migliaia di sassi da me raccolti nei renai dell’Arno, sulle tracce delle pietre utilizzate dai manifattori dell’Opificio delle Pietre Dure, l’istituzione fondata a Firenze da Ferdinando I de’ Medici nel 1588”. Nomi suggestivi: Lineato, Tigrato, Pietra Paesina, Diaspro…Oggi all’amore per le pietre si è aggiunto quello per la fotografia, oggetti in posa colti attraverso l’occhio di Pratesi e il suo telefonino, “arma impropria per catturare delle immagini di denso significato poetico” ha scritto Massimo Listri. E tanta passione è stata colta dal regista Luca Verdone, che sta realizzando un documentario su questo presidio di gusto e civiltà, con la collaborazione di Antonio Paolucci e Vittorio Sgarbi. Forse Pratesi ha fatto propria la lezione del suo conterraneo neoplatonico Ficino per il quale, attraverso l’amore per la bellezza, si può arrivare alla contemplazione dello splendore invisibile che tutto illumina…

05.02.2019
Se tutti gli italiani amassero il patrimonio storico artistico come Pratesi, potremmo considerarci al riparo da violenza, abbandono, vandalismo, offese ai monumenti
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