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DIÁLOGO EN EL TIEMPO

Anziché dare la caccia alle streghe del commercio, occorrerebbe concentrare gli sforzi sulla salvaguardia di ciò che già abbiamo.

di Marco Riccòmini
  • DIÁLOGO EN EL TIEMPO
  • Pablo Genovés, "Biblioteca" (2009). Digigrafia su carta baritata, mm 1350 x 1410. Fundación Coca-Cola de Arte Contemporáneo, in mostra fino al 13 gennaio 2019 al Museo Lazaro Galdiano, Madrid.
    Pablo Genovés, "Biblioteca" (2009). Digigrafia su carta baritata, mm 1350 x 1410. Fundación Coca-Cola de Arte Contemporáneo, in mostra fino al 13 gennaio 2019 al Museo Lazaro Galdiano, Madrid.

Mischiata all’enciclopedica raccolta assemblata da José Lázaro Galdiano, nel museo madrileño che porta il suo nome, fino al 13 gennaio 2019 è esposta una scelta di opere della Fondazione Coca-Cola (Descubriendo un diálogo en el tiempo... #exposición #exposition #arte #art #Madrid). Tra queste, un fotomontaggio di Pablo Genovés (Madrid, 1959) mostra una storica biblioteca per metà inghiottita dai gorghi del mare. A qualcuno potrà correre il pensiero all’universo composto da un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, sognato da Borges ne La biblioteca de Babel, allegoria, tra le altre cose, della solitudine e dell’eterno. E a chi pensasse che la visione dell’artista spagnolo sia soltanto apocalittica, basterà ricordare le immagini recentissime della Basilica di San Marco a Venezia semisommersa dall’acqua alta. In questo caso, ad aggiungere angoscia al nostro sguardo è la fragilità dei libri, e non si può evitare di pescare nella memoria le immagini dell’alluvione di Firenze. Se volessimo, invece, trarre spunto per una riflessione, si potrebbe pensare che, anziché dare la caccia alle streghe del commercio, erigendo pire per gli eretici (ma legittimi) esportatori, occorrerebbe concentrare gli sforzi sulla salvaguardia di ciò che già abbiamo nel pubblico patrimonio, proteggerlo, restaurarlo e renderlo fruibile a tutti, magari anche tassando a questo solo ed esclusivo fine ciò che lascia il Paese.

06.11.2018
...ad aggiungere angoscia al nostro sguardo è la fragilità dei libri, e non si può evitare di pescare nella memoria le immagini dell’alluvione di Firenze
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