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A cura di Stefano Papetti e Luca Pezzuto.

Cola dell'Amatrice da Pinturicchio a Raffaello.

Cinisello Balsamo, Silvana, 2018. Cm. 28x23, pagg. 239, ill. 80 a colori n.t., brussora. Catalogo della mostra tenutasi a Ascoli Piceno, Pinacoteca Nazionale, dall'11 aprile al 28 luglio 2018.

Il volume rende omaggio a Nicola di Pier Gentile di Amatrice detto il Filotesio, maestro dell’arte italiana della prima metà del Cinquecento, che ad Ascoli in particolare ha lasciato un ricco patrimonio artistico durante i suoi quarant’anni di permanenza. Attraverso puntuali contributi critici e un cospicuo corredo iconografico si analizza l’itinerario professionale di Cola, un percorso che si snoda lungo la Via Salaria, da Amatrice alle pendici dell’Appennino centrale, fino a Roma e ritorno. I luoghi toccati dal Filotesio emergono nitidi: oltre ad Ascoli, le abbazie di Farfa e di Subiaco, L’Aquila, Perugia, Città di Castello. Le sue principali opere di pittura e di architettura sono messe in dialogo con il contesto artistico piceno di poco precedente (Carlo Crivelli, Pietro Alamanno, Pietro Vannini) e con artisti importanti per la sua educazione pittorica, quali Antoniazzo Romano, Filippino Lippi, Perugino, Pinturicchio, Luca Signorelli e Sodoma. Ma al centro di questi studi vi sono il soggiorno capitolino del 1512-1514 e il folgorante incontro con i cantieri della Roma di Raffaello e di Bramante, esperienze vivificate dagli scambi con altri maestri erranti, Pedro Fernández da Murcia su tutti. Durante quella e altre successive sortite nell’Urbe, Cola attinse febbrilmente invenzioni, idee e progetti, riportando precocemente tali novità nella Marca e diventando nel frattempo anche architetto. Attraverso l’operato del Filotesio si racconta quindi la storia di una terra che è sempre stata crocevia di scambi economici e culturali, ma che, drammaticamente ferita dal sisma del 2016, ha dovuto recentemente affrontare questioni non secondarie legate al recupero e alla ricostruzione della memoria, e alla valorizzazione del suo grande patrimonio.

2018
30.00 €
 
A cura di Bozena Anna Kowalczyk

Canaletto 1697-1768.

Cinisello Balsamo, 2018. Cm. 25x25, pp. 256, ill. 110 a col. n. t., br.

Catalogo della mostra: Roma, Palazzo Braschi, marzo-luglio 2018.

l nome di Canaletto si associa alle vedute di Venezia, parte fondamentale del Mito della Serenissima, immagini che hanno riscosso fin da subito un successo straordinario e fatto sognare i turisti britannici del Grand Tour.
Ma Canaletto non è solo questo. Emerge come pittore contemporaneamente al giovane Giovanni Battista Tiepolo, affrontando da scenografo teatrale, quale era in giovinezza, con pennellate impetuose e luce drammatica, le prime vedute di Venezia e i capricci; si rivela fin da subito instancabile sperimentatore, alla ricerca di sempre nuovi soggetti, composizioni, tecniche, effetti; è artigiano umile, continuamente al lavoro, supremo disegnatore, cronista splendido delle feste, inventore dei capricci più sorprendenti e squisiti, impetuoso pittore di rovine romane, capace di infondere lampi di genialità al genere esercitato a Roma da Giovanni Paolo Pannini; e, ancora, testimone della civiltà inglese del Settecento.
A 250 anni dalla morte di Canaletto, il volume esamina circa settanta opere tra dipinti e disegni appartenenti a collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, selezionati per la loro bellezza e per la loro importanza nel percorso dell'artista, indagandone, in modo approfondito e aggiornato, il pensiero e il metodo, la tecnica e il rapporto con la realtà rappresentata.
Le opere qui raccolte raccontano la vita e la capacità creativa di uno dei più grandi artisti del Settecento europeo che rivoluziona con il suo genio pittorico il genere della veduta, portandolo alla pari della pittura di storia e di figura, anzi, innalzandolo a emblema degli ideali scientifici e artistici dell'Illuminismo.

2018
34.00 €
 
Roberto Valeriani.

Palazzo Torlonia.

Roma, De Luca, 2017. Cm. 29x25, pag. 191, fig. a col, cart e sovrac.

Quello che occupa l’isolato fra via dei Condotti, via Bocca di Leone, via Borgognona e via dei Mario de’ Fiori, conosciuto come Palazzo Torlonia, è un edificio di cui fino ad oggi si sapeva poco. Alla sua origine, poco dopo la metà del Seicento, c’è la figura di un formidabile finanziere portoghese, Francesco Nunez Sanchez che si trasferì giovanissimo in Italia e assunse un ruolo importante nei rapporti finanziari tra Roma e Lisbona. Per sé, divenuto Marchese, e la sua numerosa famiglia commissionò a metà Seicento ad Giovanni Antonio de Rossi il palazzo che occupa la metà dell’isolato e che ancora oggi porta sulle sue volte le decorazioni di Giovanni Francesco Grimaldi e di Giacinto Calandrucci che esprimono il fasto ornamentale della Roma barocca in una sequenza magnifica di sale. Passate dagli epigoni di quella dinastia marchionale a Luciano Bonaparte le stesse stanze ospitarono una leggendaria collezione di dipinti, seppure solo per breve tempo, prima che l’irrequieto Luciano cedesse l’intero isolato, ormai interamente unificato sotto la sua proprietà, al fratello Gerolamo. Nel quarto decennio dell’Ottocento la dimora venne acquisita dal primogenito di uno degli uomini più ricchi di Europa: Marino Torlonia fece nuovamente risplendere le antiche strutture barocche rispettandone gli affreschi ma introducendo una nuova generazione di pittori che resero il palazzo un centro aggiornato alle nuove tendenze artistiche. Da allora ad oggi i Torlonia, Principi di Civitella Cesi, sono rimasti custodi di questo straordinario e finora segreto tesoro dell’arte romana fra Barocco e modernità.

2017
60.00 €
 
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