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A cura di Bozena Anna Kowalczyk

Canaletto 1697-1768.

Cinisello Balsamo, 2018. Cm. 25x25, pp. 256, ill. 110 a col. n. t., br.

Catalogo della mostra: Roma, Palazzo Braschi, marzo-luglio 2018.

l nome di Canaletto si associa alle vedute di Venezia, parte fondamentale del Mito della Serenissima, immagini che hanno riscosso fin da subito un successo straordinario e fatto sognare i turisti britannici del Grand Tour.
Ma Canaletto non è solo questo. Emerge come pittore contemporaneamente al giovane Giovanni Battista Tiepolo, affrontando da scenografo teatrale, quale era in giovinezza, con pennellate impetuose e luce drammatica, le prime vedute di Venezia e i capricci; si rivela fin da subito instancabile sperimentatore, alla ricerca di sempre nuovi soggetti, composizioni, tecniche, effetti; è artigiano umile, continuamente al lavoro, supremo disegnatore, cronista splendido delle feste, inventore dei capricci più sorprendenti e squisiti, impetuoso pittore di rovine romane, capace di infondere lampi di genialità al genere esercitato a Roma da Giovanni Paolo Pannini; e, ancora, testimone della civiltà inglese del Settecento.
A 250 anni dalla morte di Canaletto, il volume esamina circa settanta opere tra dipinti e disegni appartenenti a collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, selezionati per la loro bellezza e per la loro importanza nel percorso dell'artista, indagandone, in modo approfondito e aggiornato, il pensiero e il metodo, la tecnica e il rapporto con la realtà rappresentata.
Le opere qui raccolte raccontano la vita e la capacità creativa di uno dei più grandi artisti del Settecento europeo che rivoluziona con il suo genio pittorico il genere della veduta, portandolo alla pari della pittura di storia e di figura, anzi, innalzandolo a emblema degli ideali scientifici e artistici dell'Illuminismo.

2018
34.00 €
 
Roberto Valeriani.

Palazzo Torlonia.

Roma, De Luca, 2017. Cm. 29x25, pag. 191, fig. a col, cart e sovrac.

Quello che occupa l’isolato fra via dei Condotti, via Bocca di Leone, via Borgognona e via dei Mario de’ Fiori, conosciuto come Palazzo Torlonia, è un edificio di cui fino ad oggi si sapeva poco. Alla sua origine, poco dopo la metà del Seicento, c’è la figura di un formidabile finanziere portoghese, Francesco Nunez Sanchez che si trasferì giovanissimo in Italia e assunse un ruolo importante nei rapporti finanziari tra Roma e Lisbona. Per sé, divenuto Marchese, e la sua numerosa famiglia commissionò a metà Seicento ad Giovanni Antonio de Rossi il palazzo che occupa la metà dell’isolato e che ancora oggi porta sulle sue volte le decorazioni di Giovanni Francesco Grimaldi e di Giacinto Calandrucci che esprimono il fasto ornamentale della Roma barocca in una sequenza magnifica di sale. Passate dagli epigoni di quella dinastia marchionale a Luciano Bonaparte le stesse stanze ospitarono una leggendaria collezione di dipinti, seppure solo per breve tempo, prima che l’irrequieto Luciano cedesse l’intero isolato, ormai interamente unificato sotto la sua proprietà, al fratello Gerolamo. Nel quarto decennio dell’Ottocento la dimora venne acquisita dal primogenito di uno degli uomini più ricchi di Europa: Marino Torlonia fece nuovamente risplendere le antiche strutture barocche rispettandone gli affreschi ma introducendo una nuova generazione di pittori che resero il palazzo un centro aggiornato alle nuove tendenze artistiche. Da allora ad oggi i Torlonia, Principi di Civitella Cesi, sono rimasti custodi di questo straordinario e finora segreto tesoro dell’arte romana fra Barocco e modernità.

2017
60.00 €
 
A cura di Fernando Mazzocca, Paola Marini, Roberto De Feo.

Canova, Hayez, Cicognara. L'ultima gloria di Venezia.

Venezia, Marsilio, 2017. Cm. 25x20, pag. 351, fig. in nero e a col, br.

Catalogo della mostra, (Venezia, 29 settembre 2017-2 aprile 2018).

L'esposizione Canova, Hayez, Cicognara. L'ultima gloria di Venezia, costituisce l’occasione per onorare un momento speciale della storia artistica della Serenissima, rievocando quella stagione di rilancio culturale nel 1815 con il ritorno da Parigi dei quattro cavalli di San Marco, opera simbolo della città. Questi ed altri aspetti sono narrati ed analizzati nella prima ampia parte del catalogo, attraverso una serie di saggi: dall’inquadramento generale fornito da Fernando Mazzocca, Canova, Cicognara e Hayez: la tutela del patrimonio e la promozione dell’arte contemporanea, si passa ad alcuni testi che descrivono in maniera puntuale i vari interventi messi in campo da Cicognara: L’Omaggio delle Provincie Venete alla Maestà di Carolina Augusta imperatrice d’Austria. di Roberto De Feo, La didattica dell’Accademia tra 1808 e 1820. Il nuovo corso di Cicognara, Diedo e Selva di Marina Manfredi, «Un salone immenso di grandissime opere antiche di pennello». La sala delle pubbliche funzioni e il suo primo assetto espositivodi Giulio Manieri Elia, La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Da Pantheon delle glorie veneziane a museo della scultura di Antonella Bellin e Elena Catra. Per concludere L’editoria d’arte a Venezia nella prima metà dell’Ottocento. Leopoldo Cicognara e Antonio Diedo di Isabella Collavizza. Ogni contributo di quest’ampia sezione è accompagnato da immagini e concluso da un dettagliato apparato di note.

2017
45.00 €
 
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