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Da privato a pubblico: il Museo di Doccia, storia di un’impresa toscana.

Dopo più di 250 anni il Museo di Doccia non sarà più in mano ad un proprietario privato ma sarà parte del patrimonio pubblico italiano.
Livia Frescobaldi Malenchini*

E’ passato un anno e mezzo da quando raccontammo, in queste pagine, la situazione nella quale il Museo di Doccia si trovava a seguito della sua definitiva chiusura nel maggio del 2014 come conseguenza del fallimento della precedente proprietà. Mentre l’attività produttiva e il marchio Richard-Ginori venivano rilevati dalla multinazionale francese Kering nel 2013, il Museo restava in mano alla curatela fallimentare senza che nessuno si facesse avanti per acquistarlo. La nuova proprietà non era interessata, in quanto la sua priorità era salvare la fabbrica, acquistare i terreni dove è situato lo stabilimento e dare avvio ad un processo di risanamento e ammodernamento degli impianti ormai obsoleti e inefficienti. Il Museo non era un argomento all’ordine del giorno. Tuttavia, gli Amici di Doccia hanno da subito creato un dialogo continuo con il nuovo management che, a differenza dei precedenti proprietari, in varie occasioni ha contribuito economicamente a mostre e pubblicazioni promosse dalla nostra associazione e da altre istituzioni a favore del Museo. Nei 14 anni di vita degli Amici di Doccia, è il primo caso in cui riceviamo dalla Richard-Ginori un sostegno concreto per le nostre attività culturali che, in piena autonomia, abbiamo sempre realizzato grazie a collaborazioni con istituzioni pubbliche e sponsorizzazioni di enti privati. La notizia che il Museo di Doccia fosse in vendita aveva richiamato l’attenzione di qualche collezionista privato, ma non appena veniva chiarito che la collezione doveva rimanere a Sesto Fiorentino nell’edificio progettato da Pier Niccolò Berardi, visto il vincolo pertinenziale, l’interesse tramontava ancor prima di giungere sul tavolo del curatore fallimentare. Così ben due gare d’asta sono andate deserte, la prima nel giugno del 2016 e la seconda nel febbraio di quest’anno, base d’asta circa 4 milioni di euro. Nel frattempo alcune opere conservate dentro l’edificio cominciavano a subire gli effetti della cessata attività museale correndo il rischio di deteriorarsi irrimediabilmente.


"Così ben due gare d’asta sono andate deserte, la prima nel giugno del 2016 e la seconda nel febbraio di quest’anno, base d’asta circa 4 milioni di euro"


Dal dicembre del 2015 l’Archivio storico del Museo venne spostato presso l’Archivio di Stato di Firenze mentre dal giugno del 2016 anche un nucleo di 80 cere del XVIII e XIX secolo venne trasferito in un ambiente climatizzato presso lo stabilimento Richard-Ginori che predispose appositamente uno spazio che potesse accogliere la collezione di gruppi in cera, unica al mondo per la vastità e la qualità delle opere. Il trasferimento delle cere, la pulitura dalle muffe e la successiva campagna fotografica sono stati resi possibili dalla generosità dell’Associazione Antiquari d’Italia che, assieme ad un contributo dell’Accademia del Diletto di Firenze e del Rotary Club Firenze centro, ha sostenuto l’iniziativa di tutela. Si è trattato di interventi d’urgenza, coordinati con la Sovrintendenza fiorentina e attuati con grande rapidità, mentre sollecitavamo l’attenzione del Ministero dei Beni culturali sul progetto che sin da subito ci è sembrato il solo che potesse garantire un futuro ed una continuità al Museo di Doccia, ovvero l’acquisizione del Museo da parte dello Stato e l’affidamento della sua gestione ad una fondazione pubblico-privata. Al coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che ha messo a disposizione un milione e mezzo di euro per la ristrutturazione dell’edificio, è seguito quello di Confindustria Firenze che ha raccolto 500 mila euro per la gestione dei primi 3 anni. Il 30 marzo di quest’anno, in occasione del G7 della cultura a Firenze, al pranzo di presentazione della raccolta fondi a favore del Museo di Doccia di Confindustria Firenze, il Ministro Dario Franceschini ha annunciato che lo Stato avrebbe comprato il Museo.


"Il 30 marzo di quest’anno, in occasione del G7 della cultura a Firenze, al pranzo di presentazione della raccolta fondi a favore del Museo di Doccia di Confindustria Firenze, il Ministro Dario Franceschini ha annunciato che lo Stato avrebbe comprato il Museo"


Una decisione, di straordinaria importanza e per niente scontata. La procedura d’acquisto è stata assai complessa a causa delle particolari condizioni giuridiche e proprietarie del Museo, due ministeri sono stati coinvolti nella compravendita, oltre a quello dei Beni culturali, anche il Ministero dell’Economia e Finanze in quanto la collezione verrà acquisita come compensazione per precedenti debiti verso l’erario in base alla legge Guttuso. Il 27 novembre è stato ufficialmente acquistato per 700 mila euro l’edificio che custodisce le raccolte, mentre formalmente le collezioni diverranno di proprietà dello Stato nelle prossime settimane. Un passaggio epocale dunque: dopo più di 250 anni il Museo di Doccia non sarà più in mano ad un proprietario privato ma sarà parte del patrimonio pubblico italiano. Siamo felici di questa notizia e siamo riconoscenti al Ministro e ai suoi funzionari per aver portato a termine l’acquisizione con determinazione, così come ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato e sostenuto, anche a titolo personale, questo progetto, al quale hanno partecipato anche la Regione Toscana, il Comune di Sesto Fiorentino e il Polo museale della Toscana. Ora sarà necessario dar vita al soggetto giuridico più indicato per seguire l’organizzazione e la gestione del Museo, perché è evidente a tutti che una volta riaperto il Museo se non ci fosse una gestione quotidiana viva e dinamica, esso morirebbe di nuovo. L’edificio ha bisogno di interventi sostanziali sia di tutela per le opere stesse, sia di ammodernamento per accogliere il pubblico e per abbattere le barriere che impediscono l’accesso ai portatori di handicap. L’impianto di climatizzazione va adeguato alle vigenti normative in materia, così come l’impianto elettrico e di sicurezza. Nel progetto di ristrutturazione sarebbe importante prevedere non solo interventi conservativi ma anche innovativi sull’edificio, volti a ridurre l’impatto ambientale diminuendo l’emissione di anidride carbonica (ci sono fondi europei utilizzabili a questo fine): pensiamo a dei pannelli solari sul tetto, vetri termici per la climatizzazione degli ambienti e la raccolta di acque piovane non solo per il museo ma anche per l’irrigazione dello spazio verde circostante, uno spazio di 18 mila mq che andrebbero valorizzati e aperti al pubblico, così come sarebbero necessari una caffetteria ed un bookshop.


"L’introduzione dell’Art Bonus [...] è stata una svolta per l’Italia perché senza questo incentivo fiscale difficilmente sarebbe stato possibile trovare interlocutori non pubblici disponibili ad intervenire con risorse economiche per la rinascita del Museo di Doccia"


L’introduzione dell’Art Bonus, voluto dal Governo Renzi per incentivare e introdurre, in linea con gli altri paesi, la cultura del mecenatismo in Italia, è stata una svolta per l’Italia perché senza questo incentivo fiscale difficilmente sarebbe stato possibile trovare interlocutori non pubblici disponibili ad intervenire con risorse economiche per la rinascita del Museo di Doccia. Sarà poi indispensabile comunicare e promuovere l’esistenza del Museo, perché la sua lontananza dal centro di Firenze non diventi un alibi, visto che da sempre ci sono treni frequenti dalla stazione di Santa Maria Novella a Sesto Fiorentino che in soli 12 minuti ed altri 10 minuti a piedi consentono di raggiungere il Museo. Il centro di Firenze è congestionato dai turisti e sarà sempre più necessario promuovere le attrazioni diffuse sul territorio. C’è un pubblico, proveniente da tutto il mondo ma soprattutto italiano, di appassionati della ceramica, di scultura, di arti decorative, di design disposto a spostarsi per seguire il suo interesse: la sfida è di saperlo attrarre e accogliere. Né va dimenticato che il Museo di Doccia è radicato in un territorio nel quale la comunità sestese, unita a quella di Campi Bisenzio e Calenzano, raggiunge oltre 100 mila abitanti. Dobbiamo rivolgerci ed investire anche su questi, avvicinarli significa renderli consapevoli della propria cultura e identità. La comunità circostante deve riappropriarsi di uno spazio che per troppo tempo è stato distaccato dal tessuto locale. E poi creare sinergie e stringere collaborazioni con enti già presenti sul territorio che non sono pochi, pensiamo alle Ville Medicee, al Design Campus a Calenzano o al Centro Pecci per l’Arte Contemporanea a Prato, o ancora a Open Lab, il centro per la divulgazione scientifica del polo universitario di Sesto e al Liceo artistico di Sesto Fiorentino. E ancora sviluppare percorsi specifici con enti affini, come il Museo di Montelupo, la Fondazione Bitossi e il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Perché l’eredità culturale del Museo di Doccia è un insieme di fattori ereditati dal passato, quali valori tangibili ed intangibili, conoscenze, saper fare, tradizioni che rappresentano un potenziale che sta a noi trasformare in una risorsa strategica. Ci vorrà ancora tempo prima di poter inaugurare il nuovo Museo, orientativamente i tempi indicati dal Polo museale fiorentino sono tra fine 2018 e inizio 2019, nel frattempo le nostre iniziative continueranno e certamente l’Associazione Amici di Doccia sarà al fianco del Museo anche dopo la sua riapertura.

 

*Presidente Amici di Doccia

05.12.2017
Il 27 novembre è stato ufficialmente acquistato per 700 mila euro l’edificio che custodisce le raccolte, mentre formalmente le collezioni diverranno di proprietà dello Stato nelle prossime settimane.
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