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A cura di Pietro Di Natale

La collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell'Arca a Gaetano Previati. Tesori d'arte per Ferrara.

Milano , La Nave di Teseo, 2018. Cm. 29x26, pag. 367, fig. a col, tav. a col, cart.

Catalogo della mostra (Ferrara, 3 febbraio-3 giugno 2018).

L’esposizione è dedicata alla Collezione Cavallini Sgarbi, 130 opere tra dipinti e sculture, dall’inizio del Quattrocento alla metà del Novecento, raccolte in circa quaranta anni di collezionismo appassionato da Vittorio Sgarbi con la madre Caterina “Rina” Cavallini e con la presenza silenziosa di Giuseppe Sgarbi, e provenienti dalla Fondazione Cavallini Sgarbi.

La mostra si apre con un capolavoro del Rinascimento italiano, il San Domenico in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell’Arca e collocato in origine sopra la porta “della vestiaria” nel convento della chiesa di San Domenico a Bologna, dove tra il 1469 e il 1473 l’artista attese all’Arca del santo da cui deriva il suo pseudonimo. Immagine potente, intensa, di estremo vigore naturalistico, il busto rivela l’impareggiabile capacità del maestro pugliese di infondere la vita alle sue figure, così vere che paiono respirare. Il destino porterà Vittorio Sgarbi a incrociare un’altra opera di Niccolò dell’Arca, un’Aquila in terracotta che appare una prima idea per quella posta sul portale d’ingresso della facciata della chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna. Le due sculture di Niccolò apparvero in coincidenza con la scomparsa delle persone a lui più care: lo zio Bruno, nel 1984, la madre Rina, nel 2015. Seguono i notevoli capitelli con sibille eseguiti nel 1484 dal celebre scultore ticinese Domenico Gagini per la venerabile confraternita di Santa Maria dell’Annunziata di Palermo, le terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis, e una straordinaria raccolta di preziosi dipinti, perlopiù su tavola, eseguiti tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: ai pittori nati o attivi a Ferrara – Antonio Cicognara, Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Nicolò Pisano, Benvenuto Tisi detto il Garofalo – si affiancano autori rari come Liberale da Verona, Jacopo da Valenza, Antonio da Crevalcore, Giovanni Agostino da Lodi, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Johannes Hispanus, Bernardino da Tossignano, Francesco Zaganelli, Bartolomeo di David, Lambert Sustris.

Il focus sulla “scuola ferrarese” prosegue agli inizi del XVII secolo con i dipinti, di documentata provenienza, di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Gaspare Venturini, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Camillo Ricci, Giuseppe Caletti e Carlo Bononi. Contestualmente si potranno ammirare riconosciuti capolavori della pittura italiana del Seicento, tra i quali conviene citare almeno la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, la Maddalena assistita dagli angeli di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, il San Girolamo di Jusepe Ribera, la Vita umana di Guido Cagnacci e il Ritratto di Francesco Righetti di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Quest’ultimo dipinto – “rientrato a casa” nel 2004 dopo essere stato esposto per anni al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas – si pone al vertice di una straordinaria galleria di ritratti che compendia lo sviluppo del genere dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, tra pittura e scultura, da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez, con specialisti quali Bartolomeo Passerotti, Nicolas Régnier, Philippe de Champaigne, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Enrico Merengo, Ferdinand Voet, Giovanni Antonio Cybei, Pietro Labruzzi, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove e Vincenzo Vela.

Altrettanto avvincente è il percorso tra dipinti “da stanza” di tema sacro, allegorico e mitologico del Sei e del Settecento: una selezione di sorprendente varietà, e di alta qualità, che riflette gli interessi sconfinati e la frenesia di ricerca del collezionista, con maestri della scuola veneta (Marcantonio Bassetti, Pietro Damini, Pietro Vecchia, Johann Carl Loth, Giovanni Antonio Fumiani), emiliana (Simone Cantarini, Matteo Loves, Marcantonio Franceschini, Ignaz Stern detto Ignazio Stella), lombarda (Paolo Pagani, Agostino Santagostino), romana (Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, Angelo Caroselli,  Pseudo Caroselli, Giusto Fiammingo, Antonio Cavallucci), toscana (Giacinto Gimignani, Livio Mehus, Alessandro Rosi, Pietro Paolini, Giovanni Domenico Lombardi).

Tra le sculture, le delicate creazioni modellate da Giuseppe Mazza, Cesare Tiazzi, Petronio Tadolini e Giovanni Putti documentano la fortuna della plastica in terracotta a Bologna e in Emilia. Tra Ottocento e Novecento la mostra torna su Ferrara e sui suoi artisti: Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Filippo de Pisis, Giuseppe Mentessi, Adolfo Magrini, Giovanni Battista Crema, Ugo Martelli, Augusto Tagliaferri, Carlo Parmeggiani, Arrigo Minerbi, Ulderico Fabbri, tutti presenti con testimonianze fondamentali e documentate.

2018
38.00 €
 
TOTI, Chiara.

Alberto Della Ragione collezionista e Mecenate del Novecento.

Firenze, Olschki, 2018. Cm. 31x22, pag.262, fig. in nero e a col, cart.

Il volume ricostruisce l’appassionante vicenda di Alberto Della Ragione, collezionista e promotore delle arti del Novecento. La sua azione si contraddistinse per la coraggiosa opera di sostegno delle nuove leve dell’arte italiana che negli anni Quaranta si sviluppò intorno alla Galleria della Spiga e Corrente e alle figure di Renato Birolli e Renato Guttuso. Di quelle vicende testimonia oggi la sua raccolta, esposta al Museo Novecento di Firenze a seguito della donazione alla città del 1970.

2018
78.00 €
 
A cura di Gianluca Zanelli

Bartolomeo Cavarozzi e Genova.

Genova, Sagep, 2017. Cm. 22x17, pag. 160, fig. a col, br.

Catalogo della mostra a Genova- Palazzo Spinola- Dicembre 2017, Aprile 2018.

Il volume presenta diversi saggi di approfondimento sulla figura del pittore viterbese, misurati nei suoi rapporti con il capoluogo ligure. L’occasione dell’esposizione ha dato inoltre la possibilità di indagare il materiale presente nell’archivio storico del palazzo e legato ai beni di Costantino Balbi junior (1747-1823), della cui collezione, parzialmente confluita nelle sale di Palazzo Spinola di Pellicceria attraverso il matrimonio tra la figlia Violantina Balbi e Giacomo Spinola, faceva parte uno dei dipinti presentati in mostra.
Bartolomeo Cavarozzi, nato a Viterbo nel 1587, approdò giovanissimo a Roma, dove poté, dopo una prima formazione, aderire ai dettami della rivoluzione caravaggesca. A seguito del cardinale Zapata, nel 1617 partì alla volta della Spagna, viaggio nel corso del quale ebbe modo di transitare da Genova. Con tutta probabilità, ognuna delle tre Sacre Famiglie di cui la mostra si compone, fu in origine conservata in collezioni di aristocratici genovesi. Per la prima volta raccolti nella città che li accolse per secoli, i tre dipinti, capolavori assoluti del viterbese, testimoniano la forza del linguaggio di uno dei massimi pittori caravaggeschi, capace di influenzare un’intera generazione di artisti operanti a Genova

2017
22.00 €
 
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