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Marco Riccòmini

Per immagini e colori

Per ottenere la stella Michelin occorre sapienza, uno sguardo oltramontano, qualche soldo, la mano d’un grande museo e il dessert d’un catalogo fatto ad arte.

Come si fa a mettere al centro della scena internazionale una pinacoteca provinciale dove, salvo qualche (gran)turista sulle orme di Goethe, le sale rimangono solitamente deserte? La ricetta non è nascosta in un qualche cassetto ma è in bella vista sul tavolo della cucina, per così dire, a patto, beninteso di accorgersene. Non è neppure necessario scomodare Caravaggio (vero o finto che sia, di solito la seconda delle due), Gentileschi (Artemisia, ça va sans dire, ossia la brutta copia del padre, per chi capisce di pittura) e neppure (il pessimo) Van Gogh o gli Impressionisti (non tutti sublimi). È sufficiente, infatti, prendere uno dei tanti capolavori di cui è ricca (come tutte le pinacoteche della nostra provincia, in questo caso il Polittico di Santa Umiltà di Pietro Lorenzetti) e spostarci sopra i riflettori. Poi se (come in questo caso) si completa l’opera presentandola dopo un restauro durato quattro anni a cura dell’Opificio delle pietre dure e dallo Studio Scarpelli di Firenze e la si ricongiunge alle sue parti separate in antico, il piatto è servito. Certo, per ottenere la stella Michelin (e decuplicare gli ingressi) occorre sapienza, uno sguardo oltramontano, qualche soldo (messo in questo caso da privati e dealers illuminati), la mano d’un grande museo (gli Uffizi, col geniale progetto degli Uffizi Diffusi) e, magari, anche il dessert d’un catalogo fatto ad arte (Sillabe, a cura di Roberta Bartoli e Daniela Parenti). Per immagini e colori. La storia di Santa Umiltà da Faenza nel capolavoro medievale degli Uffizi. Faenza, Pinacoteca Comunale (fino al 3 marzo 2024).