archivio Il Giornale dell'Arte

N. 294 - gennaio 2010
I nostri affanni

Onore al merito

L’incessante attività del Comando Carabinieri TPC, un’Arma per la tutela del Patrimonio Culturale

In un recente articolo apparso sul Giornale dell’Arte nel mese di dicembre la giornalista Tina Lepri, sottolineava la drammaticità di un fenomeno, quello delle vendite, di beni ecclesiastici rubati a man bassa dalle chiese italiane, attraverso internet, aggiungendo anche che nel periodo natalizio tali beni vengono smerciati attraverso i mercatini rionali, restauratori e antiquari senza scrupoli. Supponiamo che per “antiquari senza scrupoli”, a cui la giornalista fa riferimento, si intendano gli operatori del mercato clandestino, perché altrimenti ancora una volta dovremmo sottolineare la vetusta e antistorica considerazione che degli antiquari ha certa stampa. Dal 1987 la Gazzetta Antiquaria si è distinta per una attività culturale che nel desiderio di dimostrare, all’opinione pubblica ed alle autorità competenti, la qualità del mercato dell’arte italiana e la grande correttezza dei membri dell’Associazione Antiquari d’Italia, collocava l’AAI nella posizione di collaborazione leale con le Istituzioni. Il programma era quello di costituire l’apice di un triangolo i cui vertici fossero il Ministero dei Beni Culturali e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Non a caso dal 1987 la Gazzetta Antiquaria, che già esisteva già dal 1959, istituì per la prima volta una rubrica dedicata alle opere d’arte rubate e a quelle recuperate con lo scopo di cautelare gli associati dai pericoli che in buona fede potevano capitare incontrando opere rubate e invitando gli iscritti alla massima cautela e alla segnalazione di situazioni che potessero sembrare equivoche. Tutto questo in accordo con l’allora Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Il Ministero dei Beni Culturali, che per iniziativa di Giovanni Spadolini era sorto nel 1974, aveva posto alle proprie dipendenze funzionali il Nucleo, operando in grande sintonia con esso. Questa breve nota vuole essere un chiaro segno di gratitudine per l’opera svolta dal Nucleo nel recuperare innumerevoli capolavori sottratti al patrimonio pubblico e privato, ma anche per avere, con l’esperienza che si è formata nel tempo, individuato le strade attraverso le quali passa il malaffare; questo per gli antiquari è il riconoscimento più ambito per avere distinto chi svolge la propria attività con scrupolo e serietà da chi invece si occupa di opere d’arte solo ed esclusivamente come refurtiva. Leggiamo nel sito web del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale la storia che con piacere riportiamo per esteso: “Negli anni ‘60 l’allora Ministero della Pubblica Istruzione, (Luigi Gui ndr) preoccupato del dilagante fenomeno dei furti di opere d’arte, con conseguente depauperamento del patrimonio nazionale, proponeva al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri l’istituzione di un apposito team di militari che si occupasse della tutela del patrimonio paleontologico, archeologico, artistico e storico nazionale. Il 3 maggio 1969 veniva così istituito il “Comando Carabinieri Ministero Pubblica Istruzione - Nucleo Tutela Patrimonio Artistico”. L’anno successivo l’U.N.E.S.C.O. (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), nella riunione tenutasi a Parigi il 12-14 novembre 1970, raccomandava agli stati membri di istituire uno o più servizi di tutela nello specifico settore. L’Italia, avendo anticipato tale raccomandazione, era il primo Paese al mondo che disponesse dello specifico strumento.
Il 13 settembre 1971 il Comando veniva elevato a Comando di Corpo con alle dipendenze il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico ed il 5 marzo 1973 veniva inserito nell'Ispettorato Scuole ed Unità Speciali dell'Arma dei Carabinieri.
Il 10 febbraio 1975 fu posto alle dipendenze funzionali dell’istituito Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, prendendo sede nello storico palazzetto tardo barocco opera di Filippo Raguzzini (1680-1771).
Nel 1980 fu istituita la Banca Dati delle opere d’arte da ricercare.
Il 5 marzo 1992 con apposito Decreto del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali venne definita la specifica e unica collocazione funzionale del Comando nell'ambito del Dicastero. Il 12 agosto 2001 il Comando assume la denominazione “Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale”.”
Due mostre, promosse dal Comando per celebrare i quaranta anni della fondazione, si stanno tenendo a Firenze e a Roma e mostrano la quantità e la qualità del lavoro svolto in tutti questi anni.
Siamo esterrefatti di vedere riunite, sia pure in due sedi diverse, opere di eccezionale importanza che vanno dall’arte così detta archeologica all’arte del Novecento. Sono una minima parte, ma certamente la più rilevante, di quanto è stato recuperato nel corso di questi quaranta anni. L’ammirazione perciò che abbiamo nei confronti del Comando per la Tutela del Patrimonio Artistico è enorme. Le opere pubblicate formano di per sé, per la qualità e per la vastità, un vero e proprio museo dove sono ben rappresentate le varie epoche e le varie tipologie. Certamente ci sono i vertici assoluti che vanno dalla Muta di Raffaello alla Madonna di Senigallia di Pietro della Francesca, a Giovanni Bellini, a Antonello da Messina, per arrivare fino a Van Gogh senza entrare nel merito dell’arte classica dove sono state recuperate opere importantissime. Immaginiamo cosa sarebbe il nostro paese se non fosse dotato di questo formidabile sbarramento al crimine. Un’attività incessante e capillare che non riguarda solo i capolavori, ma anche opere minori che sono la ricchezza di chiese di campagna perché recano con sé apparati i quali documentano la devozione del nostro popolo e le attività degli artigiani della provincia italiana e che vengono continuamente saccheggiate e brutalmente sconvolte. Sappiamo bene che sono presi di mira anche obbiettivi istituzionali, Musei, Fondazioni, Enti e privati collezionisti e anche antiquari. Nessuno si salva da questa onda melmosa che sporca le attività relative al collezionismo rischiando di coinvolgere inconsapevolmente persone assolutamente in buona fede. Dobbiamo quindi grande riconoscenza a questi attività di tutela che in una dialettica internazionale ha trovato forti riscontri e collaborazioni con reparti analoghi che hanno preso il via seguendo l’esempio italiano.

01.2010
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