archivio Il Giornale dell'Arte

N. 278 - luglio - agosto 2008
I nostri affanni

Il danno

Il mercato dell'Arte: settant'anni di effetto placebo

La situazione del Mercato dell'Arte italiano sta purtroppo mostrando segni di estrema debolezza; le sensazioni che avevamo avuto ormai da qualche tempo stanno confermando la gravità del problema. E' vero che il Mercato mondiale dell'arte antica è attraversato dal vento della recessione, ma i problemi in Italia sono sempre più gravi che nel resto del mondo, in particolare il raffronto con i paesi della Comunità Europea dimostra sempre di più quanto il Bel Paese sia all'ultimo posto per il rigore delle norme e delle leggi che consentano lo scambio internazionale. Di fatto nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, fu emanata una legge di emergenza che passa sotto il nome di Legge Bottai: la particolare attenzione alla fuoriuscita di opere d'arte dal nostro paese era dovuta ai motivi bellici ma anche ai decenni di totale indifferenza da parte delle istituzioni nei confronti del contenimento del fenomeno della esportazione senza controllo. Questa legge viene tutt'oggi portata come modello di legge di Tutela nonostante siano ormai passati quasi settant'anni con situazioni totalmente modificate. Il Mercato dell'Arte che al tempo del Ministro Bottai era florido di offerte di straordinaria qualità, si è negli ultimi decenni impoverito a causa di un collezionismo interno che i mercanti italiani sono riusciti a stimolare. Basta citare gli esempi delle importanti raccolte formate dagli Istituti di credito italiani per capire la vastità e la qualità del materiale artistico che è stato sottratto al Mercato ma che nello stesso tempo ha arricchito il Patrimonio nazionale. Oggi in Italia la situazione del Mercato dell'Arte antica, in rapporto a altri paesi di tradizione antiquaria, è particolarmente sofferente perché in realtà il materiale circolante è estremamente rarefatto se vogliamo ricondurci ad una qualità che è quella di cui noi stiamo parlando. E' evidente che il mercato trito dei mercatini può ancora funzionare, ma non è quello che ci interessa. Ciò che rende particolarmente macchinoso il Mercato dell'Arte italiano sono le norme che si sono aggiunte alla legge Bottai con l'ultimo Codice Urbani che ne riassumeva, aggiungendo e modificando, comportamenti insignificanti molto spesso peggiorativi; saprà il Ministro che dal nostro paese la Tutela prevede come ogni opera che abbia superato i cinquant'anni necessita per l'esportazione di una autorizzazione da parte della Soprintendenza locale oltre a un'opinione che viene richiesta agli uffici centrali del Ministero. Tutto questo richiede quaranta giorni, che è il tempo che si riservano le Istituzioni per decretare o meno l'esportabilità dell'opera. Sappiamo l'interesse del Ministro Bondi per la letteratura, non sappiamo se altrettanta passione la dedica alla raccolta di opere antiche. Se fosse attraversato da questa passione saprebbe che il collezionista che decide di acquistare un'opera d'arte entra in uno stato emotivo di possesso immediato; rimandare questo piacere di quaranta giorni è spesso causa di estrema frustrazione per la lungaggine prevista con conseguente rinuncia all'acquisto. Il Mercato dell'Arte antica del nostro paese ha una tradizione così formidabile che talune città italiane hanno strade interamente occupate da botteghe antiquarie. Queste attività sono uno straordinario accompagnamento al turismo di qualità, ma soprattutto sono un veicolo importantissimo di un'economia che, secondo dati statistici commissionati dalla nostra Associazione, prevede novantacinque attività diverse affini al mondo antiquario per decine di migliaia di posti di lavoro, creando un indotto che Giuseppe Turani in un breve saggio definì nei confronti della Toscana la prima industria. Capirà quindi, Signor Ministro, che l'argomento merita la Sua attenzione. Il formidabile staff burocratico di via del Collegio Romano, la metterà al corrente di quelle che sono le leggi di tutela adottate dal nostro paese in confronto a quelle dei paesi comunitari. Potrà facilmente rendersi conto che questa sorta di embargo al quale è sottoposto il Mercato antiquario italiano è assolutamente anacronistico e fortemente deficitario dal punto di vista economico. Il nostro paese che detiene secondo l'Unesco una rilevante parte, se non la maggiore, del Patrimonio Artistico mondiale, è ben rappresentato dai Musei, dalle Fondazioni, dalle Biblioteche, dalle Chiese, dalle collezioni private sottoposte al vincolo della notifica (i fidecommessi di origine papale, Pallavicini, Doria, Colonna, Spada, Corsini tanto per citare alcuni di quelli aperti a Roma); questa è la nostra civiltà, queste sono le Istituzioni che la legislazione italiana deve mantenere nelle migliori condizioni perché hanno il compito di rappresentare ciò che questo paese ha espresso nel corso dei secoli. L'accanimento nei confronti del Patrimonio artistico privato, come dicevamo sopra, non può avere una rilevanza tale da far correre rischi di impoverimento della nostra immagine artistica: questa è una deformazione della realtà. La situazione non sfugge a quei funzionari ministeriali e delle Soprintendenze che hanno maggiore conoscenza del Mercato dell'Arte per la continua assiduità nel verificare le opere in entrata e in uscita dal nostro paese e naturalmente non sfugge nemmeno a persone di cultura che esse stesse hanno passioni collezionistiche. La preghiamo di incontrare questi personaggi, e di prendere atto di come la situazione sia grave e stia diventando sempre peggiore perché il fenomeno che si sta presentando della incipiente ma continua chiusura dei negozi di antiquariato, oltre al danno culturale delle città d'arte italiane e all'immagine di esse nel mondo, avrà una fortissima ricaduta sull'occupazione dei settori ad esso connessi. Ma noi confidiamo che questo appello non cadrà nel vuoto e che Lei saprà raccoglierlo e valutarlo nella sua esatta dimensione. Ci diciamo per concludere a Sua disposizione per esprimerLe a voce le nostre preoccupazioni.

07.2008
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