archivio Il Giornale dell'Arte

N. 277 - giugno 2008
I nostri affanni

Truffe televisive

Reati impuniti in presa diretta

L'informazione televisiva è di per sé un'azione neutra quando sia rivolta oggettivamente al pubblico, ma può diventare dirompente quando, senza controllo alcuno, l'informazione si permette di modificare la realtà e diffonderla come fosse verità. Questo banale discorso vuole introdurre l'attenzione su un fenomeno che ci riguarda direttamente e che mette il mercato dell'antiquariato in cattiva luce perché le aste televisive costituiscono un elemento di perturbativa del mercato di fortissimo impatto. L'espressione artistica ha sempre avuto nel corso dei secoli adepti, imitatori e purtroppo anche contraffattori; è chiara a tutti la differenza che intercorre tra un'opera d'arte ripetuta nell'ambito della bottega oppure imitata per adesione intellettuale al modello originale oppure un'opera che anche dopo secoli viene esattamente ripetuta ma con la consapevolezza di avere creato un'imitazione: ben altra cosa è il ripetere un'opera d'arte volendo farla passare per un'opera antica. In questo caso si tratta evidentemente di falso truffaldino che vuole imbrogliare gli eventuali acquirenti. Le aste televisive si pongono molto spesso in una situazione di voluta ambiguità che a nostro parere costituisce un adescamento per spettatori veramente sprovveduti. Molto spesso oggetti contraffatti o nella migliore delle ipotesi costruiti intorno a frammenti originali vengono gabellati come integri e rari e il prezzo che ne viene richiesto viene confrontato con quello di opere originali sottolineando che il mercato antiquario per lo stesso oggetto chiederebbe cifre spropositate. Ma noi sappiamo che il valore vero di ciò che viene presentato di gran lunga inferiore al prezzo proposto, e in questo è la truffa perché se rispetto all'oggetto antico originale questo prezzo diventa allettante esso è spropositato in maniera enorme rispetto al vero valore. Da ciò scaturisce la facilità con cui sprovveduti spettatori vengono allettati dalla possibilità di fare buone speculazioni... e tutto ciò in barba agli antiquari Aggiungiamo poi che i manufatti posti in vendita appartengono al repertorio il più superato e di cattivo gusto che possiamo immaginare: mobili francesi finto Napoleone III, ribalte o cassettoni intarsiate all'olandese, falsi vasi Gallè, candelieri in bronzo dorato e tutto quel ciarpame destinato, se anche fosse originale, a una decorazione cafona e provinciale. Inoltre con questo viene fatto anche un pessimo servizio alla diffusione del buon gusto presentando opere non solo palesemente false ma autenticamente inaccettabili. Ma l'aspetto più preoccupante per quanto ci riguarda, è il modo con cui questa truffa viene perpetrata senza che nessuno stabilisca i limiti di un simili operare: è possibile che non si possano pretendere attestazioni, certificazioni, garanzie di autenticità su quanto viene cosi baldanzosamente asserito dai venditori? E' possibile che i venditori possano mistificare la realtà, facendola passare come verità assoluta, contro la dichiarata avidità degli antiquari seri? In tal modo si crea negli spettatori ignari la sensazione che sia salutare evitare assolutamente le gallerie di antichità, perché i confronti vengono fatti ripetutamente e gli antiquari sono tirati in ballo come pietra di paragone: ma la realtà è che il confronto è sempre tendenzioso e falso. Non vorremmo rimpiangere certe gallerie di località termali che nell'immediato dopoguerra vendevano luccicante paccottiglia oppure quei venditori ambulanti sotto i portici delle città italiane che tuttavia non si permettevano di confrontare tali cianfrusaglie con le opere di vero antiquariato. Sappiamo benissimo che le case d'asta serie in tutte le parti del mondo hanno sedute di vendita che comprendono opere minori di livello assolutamente banale, ma ciò è spesso necessità dell'impresa di liberarsi di magazzini che hanno accumulato ogni sorta di mercanzia eterogenea e di nessun valore, però queste aste sono dichiaratamente proposte nei termini reali e quindi in buona fede e in buon diritto di essere proposte. Oltretutto le stime di aggiudicazione vengono lasciate libere alla migliore offerta. Oggi invece con i tempi dettati dalla televisione le cose sono cambiate: si assiste alla consumazione di un reato così, in bella vista, senza nascondersi dietro un minimo di pudore, convinti come sono di farla franca perché fino ad oggi nessuna autorità voglia in qualche modo cercare di vederci chiaro e di porre termine a questa sconcezza.

06.2008
archivio Il Giornale dell'Arte