archivio Il Giornale dell'Arte

N. 265 - maggio 2007
I nostri affanni

Furti d'arte e tutela

La difesa del patrimonio artistico esige la partecipazione responsabile di tutti

In margine al convegno organizzato dalla Fima e tenutosi a Modena il 16 Febbraio scorso, relativo alla circolazione europea dei beni d'arte, abbiamo avuto modo di apprezzare l'intervento del Generale Giovanni Nistri nuovo Comandante del Comando per la Tutela del Patrimonio Artistico. La novità introdotta dall'Alto Ufficiale è stata un invito esplicito agli antiquari di collaborare con le autorità addette alla tutela per emarginare gli autori delle scorribande che depredano il nostro patrimonio artistico. Se ci pensiamo bene l'invito a noi rivolto costituisce un tangibile riconoscimento di tutto ciò che abbiamo fatto in quesù anni, perché ci pone dalla stessa parte di chi ha interesse alla tutela e alla conservazione: basterebbe pensare alla più che ventennale attività della Gazzetta Antiquaria nella rubrica dedicata alle opere rubate e ritrovate. Bonificare un'area di attività dedicata esclusivamente al malaffare è un compito primario di chi pensa alla tutela, ma anche una necessità vitale per chi vuole svolgere la propria attività professionale con tranquillità e serietà. Sia chiaro che coloro che svolgono la loro professione alla luce del sole e in stretta osservanza delle norme, non hanno niente, neanche occasionalmente, a che fare con la malavita che si dedica ai furti d'arte, ma la nostra collaborazione consisterà anche nel far visionare tempestivamente le opere che acquisteremo e che dovrebbero passare attraverso la banca dati del Comando. Potremmo in tal modo verificare la legittima provenienza delle opere di cui saremo entrati in possesso, e nel caso che la loro origine non fosse corretta, di poter, in un percorso a ritroso, far rintracciare i ricettatori e i ladri. Ma la nostra collaborazione potrebbe estendersi anche nel segnalare un reato divenuto dilagante che preoccupa non poco il Mercato ufficiale: parliamo dei falsi che si occupano di tutte le discipline artistiche. Assistiamo impotenti a continue offerte sul Mercato di manufatti in cui difficilmente un occhio non esperto può distinguerne l'autenticità. In particolare uno dei veicoli più facili per lo smercio di tali contraffazioni è la vendita all'asta e in ogni catalogo, dalla più remota provincia fino alle grandi case d'asta internazionali, appaiono regolarmente piani di tavolo intarsiati con marmi colorati, vasi, e anche busti raffiguranti per lo più imperatori romani. Il fenomeno è così imponente che dovrebbe essere attentamente analizzato. E' consuetudine al giorno d'oggi, dopo aver visionato i cataloghi per via telematica, fare delle offerte di acquisto basandosi sulle immagini e sulle attribuzioni che compaiono a sostegno del falso e sul prestigio della casa d'asta. Non vogliamo che le case d'asta siano costrette ad attribuzioni precise che non competono loro, ma esigiamo da parte loro la garanzia sull'autenticità e sulla provenienza degli oggetti posti in vendita con un'assunzione di responsabilità maggiore perché si tratta di rendersi complici al compimento di un reato. Accettiamo quindi con favore la possibilità offerta dal Generale Nistri atutti i nostri soci, così come del resto a tuffi i cittadini, di rivolgersi ai reparti Tutela Patrimonio Culturale distribuiti su tutto il territorio nazionale per verificare opportunamente nella Banca Dati gestita dal Comando se un'opera d'arte sia o meno da ricercare. La gravità del fenomeno dei furti d'arte è così vasta e dilagante che dovrebbe indurre il legislatore a predisporre leggi più severe per cercare di mettere argine a questa incontrollabile e devastante attività. Di fatti i ladri che si dedicano a questo "mestiere" esauriti i materiali mobili, si stanno ora specializzando anche nel sistematico saccheggio dei beni strutturali. Vengono infatti smontati interi apparati architettonici e decorativi quali altari balaustre e materiali lapidei di ogni tipologia: questo scempio si estende anche ai monumenti cittadini, senza contare le scorribande nei cimiteri storici. Reclamando quindi leggi più severe per gli autori di simili misfatti, ci poniamo nella condizione di condannare i responsabili di questa barbarica spoliazione e di essere quindi accanto a chi per professione è demandato alla tutela del patrimonio artistico. Non dobbiamo dimenticare che sul mercato dell'arte tutt'oggi circolano migliaia e migliaia di opere d'arte di provenienza furtiva. Queste opere, attraverso complessi cambi di proprietà, possono finire nelle mani di ignari collezionisti che a loro volta potrebbero trarre in inganno, qualora decidessero di vendere l'opera in loro possesso, anche il più accorto e prudente dei mercanti d'arte. Le insidie nel nostro lavoro sono molteplici e per chi ci tiene a operare nella massima trasparenza non può non accogliere con gratitudine l'invito e l'offerta rivolta dal nuovo Comandante del Comando per la Tutela del Patrimonio Artistico, il quale in un recente incontro al Comando di Roma, ha dimostrato di conoscere bene la complessa organizzazione del mercato dell'arte suddividendolo con un grafico sintetico ed efficace in tre fasce: quella alla quale appartengono gli operatori iscritti alle associazioni di categoria; al secondo livello, agiscono pseudo collezionisti che svolgono un'attività in maniera anonima e amministrativamente incontrollabile. Infine nella parte estrema del mercato agisce il malaffare con modalità e comportamenti tipici della malavita organizzata, con canali di smercio che gli sono propri. Questo mondo non osa avvicinarsi al mercato alto perché sa benissimo che troverebbe la più aperta ostilità e anche la facilità di essere smascherato. Perché l'antiquario che opera alla luce del sole, offre le proprie opere a collezionisti seri, le presenta in cataloghi appositamente predisposti, le mostra nelle rassegne di settore, quindi rende visibili le opere che possiede per l'interesse che ha, come dicevamo prima, di corredarle di tutti quegli elementi che concorrono a garantirne sia l'autenticità che la legittima provenienza. Elementi questi di non trascurabile valorizzazione economica dei beni. Ci piace per concludere ricordare il teorema che Antonio Paolucci ha pensato per descrivere il rapporto che vede protagonisti gli antiquari, i collezionisti e le pubbliche raccolte "... si è capito che l'antiquariato è mercato, ma è soprattutto cultura; vive un rapporto osmotico con i musei, con il collezionismo, con la ricerca scientifica, con la critica d'arte, con il restauro, con gli stili di vita, con il gusto. Se I'antiquariato deperisce, I'intero sistema della cultura ne risente ...".

05.2007
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