archivio Il Giornale dell'Arte

N. 262 - febbraio 2007
I nostri affanni

Il collezionismo fra certezza e piacere

Rischi o vantaggi del collezionismo dei nostri tempi

Il fenomeno dell'esplosione dell'arte contemporanea, o per meglio dire delle valutazioni in travolgente crescita dell'arte dei nostri giorni, corrisponde perfettamente alla situazione della società del nostro tempo. Abili strateghi hanno organizzato l'arte come un qualsiasi bene di consumo: il consumismo è la peculiarità del nostro tempo e dotare l'arte di un listino prezzi da grande sicurezza a chi è poco avvezzo a visitare musei dedicati al Novecento storico. La persuasione a comprare "prodotti d'arte" è svolta con una incessante campagna divulgativa, al punto che non si è "in" se oggi non si colleziona qualcosa di contemporaneo, indipendentemente dalla selezione che l'esercizio critico dell'acquirente abbia potuto svolgersi. Sono anche altri gli elementi che spingono il collezionismo, specialmente quello giovanile in questa direzione: la possibile accessibilità a prezzi contenuti di opere assolutamente secondarie o fatte in serie, ma di artista certo e quindi la possibilità di verificare un valore conclamato anche se, come abbiamo detto, non sperimentato, come risulta da cataloghi in cui i prezzi sono riportati come nei listini dei beni tecnologici. Le aste televisive propongono, contrariamente al bon ton delle vere aste che tendono ad aggiudicare i prezzi al rialzo, sconti sull'arte contemporanea come quando nei mercati rionali di un tempo si vendevano gli ortaggi sul finire della mattinata a prezzi imbattibili. Tutto questo non vuol dire che l'arte contemporanea sia da evitare, tutt’altro, anzi una persona aperta, e di cultura, certamente ama oggetti di arte antica così come oggetti di arte contemporanea, però riuscendo a distinguere la qualità quando vi sia, indipendentemente dalla età e dalla specificità dei singoli oggetti. Quello che in qualche modo mette in un certo allarme è tuttavia la rapidità di crescita dei prezzi di arte moderna e contemporanea, non a caso viene riportata dai giornali nostrani la notizia che il Wall Street Journal metteva sull'avviso i collezionisti del contemporaneo riguardo ad una più che possibile bolla speculativa concernente appunto il mercato dell'arte. C'è da dire che come si è espanso il mercato, così nel mondo è aumentato il bacino di utenza dei probabili acquirenti; tuttavia quando ci sono degli eccessi è sempre prudente temere bruschi crolli, che peraltro certamente non auspichiamo, perché contraccolpi clamorosi sono sempre devastanti per tutti. L'arte antica invece, come abbiamo ripetutamente rilevato negli ultimi tempi, è in quella condizione di stallo in cui con buona probabilità gli acquisti sono consigliabili. Escludiamo naturalmente i capolavori clamorosi che tuttora viaggiano a livelli di record ogni volta che appaiono sul mercato, ma per limitarsi ad opere di mercato medio alto, è gioco forza pensare ad un nuovo interesse anche da parte di collezionismo delle nuove generazioni che attualmente si orienta sul più facile collezionismo di arte contemporanea. Può sembrare un paradosso questa affermazione perché si potrebbe ritenere più facile avere un'immediata attrazione per l'arte antica, più facile all'apprezzamento nel primo approccio, quando invece l'arte contemporanea con la sua preponderante concettualità mette l'osservatore nella difficoltà di una comprensione più profonda, però c'è da dire che la pubblicizzazione e la forza dell'immagine visiva costantemente presentata, rendono familiari nomi che continuamente si abbattono sulle orecchie dei probabili compratori. Se raffrontiamo i prezzi e la qualità delle opere disponibili sul mercato negli anni Cinquanta, sia per l'arte antica che per l'arte contemporanea del tempo, possiamo rilevare che nelle Biennali contemporanee di Venezia la stragrande quantità di nomi di artisti presenti approda al giorno d'oggi al limite del dimenticatoio, con valutazioni stagnanti rispetto a quel tempo e quindi non in sincronia con i veri rarissimi protagonisti di allora, protagonisti anch'oggi, e tanto meno con oggetti antichi presenti nei cataloghi di vendita o di mostre di quegli anni, i quali hanno aumentato il loro valore in maniera abnorme. Per concludere vogliamo ribadire un concetto chiave di tutto questo discorso, cioè invitare alla prudenza perché il passato a noi più prossimo è una grande lezione sulla tenuta della qualità e della valutazioni di artisti che di volta in volta hanno attraversato rapidamente la ribalta accompagnati da una rumorosa e compiacente grancassa. L'impressione è che questo attraente gioco al rialzo possa sgonfiarsi scoraggiando e anzi disgustando chi si è avventurato negli acquisti di opere di arte contemporanea, con conseguente danno per tutti. Pensiamo al flop che certa arte moderna subì negli anni Settanta in conseguenza della crisi petrolifera, quando invece l'arte antica sia pure con rallentamenti dovuti alla congiuntura, mantenne le posizioni economiche. E'certo che, come per gli acquisti di opere antiche, è necessario farsi consigliare da persone di assoluta fiducia, di grande cultura e perspicacia per le attività artistiche. Con questo viatico si potranno tranquillamente acquistare opere attuali o opere antiche con l'assoluta certezza che saranno sostenute dal tempo e in più offriranno il piacere della loro compagnia.

02.2007
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