archivio Il Giornale dell'Arte

N. 255 - giugno 2006
I nostri affanni

Francesco Rutelli Ministro

Attese e speranze di una categoria vitale per il collezionismo e la cultura italiana

Ogni cambio di Governo comporta inevitabilmente l'avvicendamento dei Ministri nei singoli dicasteri. A questa regola non sfugge ovviamente neppure il Ministero dei Beni Culturali. Nei cinque anni trascorsi si sono avvicendati in via del Collegio Romano ben due Ministri, Giuliano Urbani prima e Rocco Bottiglione poi. Giuliano Urbani consegna alla storia il suo Codice Dei Beni Culturali e Paesaggistici, accolto con scetticismo da talune figure cointeressate dalle norme contenute per un verso, per l'altro con sufficiente gradimento. Per quello che riguarda gli antiquari, il Testo non toglie e non aggiunge nulla di significativo a norme anacronistiche e non comunitarie. Rocco Bottiglione non lascia dietro di sé 'nessun tipo di ricordo in quanto la sua permanenza nel Ministero è stata troppo breve. Non sappiamo come si comporterà il neo Ministro Francesco Rutelli, né possiamo sapere il suo atteggiamento nei confronti dei Beni Culturali e del collezionismo privato, ma riteniamo che l'insistenza con la quale ha chiesto questo incarico lasci intendere una concreta volontà di fare: quello che farà lo giudicheremo di volta in volta. Certo è che oltre ad impegnarsi con energia per portare avanti le proprie intenzioni, Egli dovrà capire come muoversi nei meandri della burocrazia ministeriale, nei percorsi complicati delle decisioni "politiche" superando le non poche difficoltà che le varie componenti di Ministeri così complessi talvolta si ostacolano al punto di annullarsi vicendevolmente. Ma Rutelli è troppo rusé per non conoscere i complessi meccanismi della burocrazia. Certo non è un tecnico, non può conoscere le necessità impellenti delle Sovrintendenze italiane, né lo stato di grave difficoltà in cui versa tutto il comparto che da oggi proverà a dirigere. Paolucci che proveniva da quel mondo, e che bene lo conosceva, nel breve tempo della sua permanenza al Ministero aveva messo mano a modifiche e a riforme tendenti a rafforzare il potere gestionale delle Soprintendenze. Attualmente l'indirizzo che ci pare di cogliere è quello di ribaltare questa situazione per cui al posto degli storici che hanno responsabilità nelle Soprintendenze subentrano funzionari amministrativi, competenti certo per le loro capacità manageriali, ma inadeguati certamente nella tutela, nella conservazione e in una proposizione ad ampio respiro per una legislazione equilibrata che, ben inteso con le nostre esigenze peculiari, ci porti finalmente in Europa. Non conosciamo come dicevamo sopra l'interesse di Francesco Rutelli nei confronti del collezionismo e del mercato dell'arte. Non sappiamo se visita mostre d'arte pubbliche o rassegne antiquarie: al tempo della suo incarico in veste di Sindaco di Roma gli venne rimproverato l'abbattimento dell'involucro dell'Ara Pacis, progettato in pieno regime fascista dall'architetto Morpurgo, per essere sostituito dal catafalco dell'architetto Richard Meyer. Fatto questo che non è un buon viatico per uno che si appresta a diventare Ministro dei Beni Culturali dal quale auspichiamo cautela nella decisione per la sistemazione dell'uscita degli Uffizi su piazza del Grano a Firenze. Comunque siamo certi che saprà il Ministro, scegliere dei Consiglieri che possano essergli di supporto quando ci saranno decisioni importanti da prendere. Gli ricordiamo, ove questo fosse necessario, che uomini di sicuro valore e di grande esperienza sono il già citato Antonio Paolucci, Salvatore Settis e anche Vittorio Sgarbi. E' vero che il colossale scandalo calcistico di questi ultimi tempi assorbirà per competenza una parte del suo tempo, è vero che la crisi profonda del cinema italiano ne assorbirà altrettanto, ma noi ci auguriamo che il pensiero più attento e ricorrente sia rivolto alle problematiche del nostro Patrimonio Artistico. Tra queste ben importanti sono per noi le norme che governano l'esercizio del Mercato dell'antiquariato perché ancora siamo ben lungi dall'avere una coerente legislazione che ci faccia sentire permanentemente in quell'Europa che vorremmo. Ricordiamo al Ministro che nell'ultimo scorcio della passata legislatura, era stato aperto una tavolo di lavoro per discutere le varie problematiche della nostra attività. Gli incontri sono stati innumerevoli e gli interlocutori erano il vertice dell'Ufficio Legislativo del Ministero. Le proposte e gli accordi previsti o lasciati intravedere erano in parte favorevoli ad una amministrazione del mercato dell'arte più snella e senza entrare troppo nei dettagli ci faceva assomigliare alla lontana ai nostri colleghi comunitari- Ma di tutte le visite, di tutte le alzatacce per venire a Roma, di tutte le chiacchiere alla fine delle danze, non è rimasto nulla. Ci rivolgiamo perciò a Lei Signor Ministro: riapra un tavolo di lavoro serio e fattivo, cerchi di conoscere la realtà del mercato dell'Arte dei Paesi della Comunità Europea così da adeguare la normativa di disciplina del mercato antiquario italiano, il quale nelle attuali condizioni, a causa di norme autarchiche protezionistiche soffre di asfissia e di provincialismo.

06.2006
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