archivio Il Giornale dell'Arte

N. 336 - novembre 2013
I nostri affanni

I giorni felici della Biennale fiorentina

I sapienti ingredienti di un grande progetto premiano l'organizzazione

Il lusinghiero risultato della XXVIII Biennale dell'antiquariato di Palazzo Corsini ha dato spirito e animo a coloro che, anche nei gravi momenti di difficoltà che stiamo attraversando, hanno sempre creduto negli effetti che una perfetta organizzazione e la fama di una mostra come quella di Firenze avrebbero potuto suscitare nel mercato internazionale. Non è stato facile, a causa di alcune difficoltà che avevano accompagnato la preparazione, la partecipazione e la strategia complessiva dell’evento: tuttavia, la grande volontà di dare al mercato una scossa e di reagire al grigiore dei tempi hanno fatto sì che l’entusiasmo degli organizzatori contagiasse sia gli espositori sia gli sponsor e infine, in maniera concreta, i visitatori. Le iniziative, che hanno accompagnato la mostra vera e propria, hanno anch’esse contribuito al successo della manifestazione.

Ancora una volta, la Biennale ha potuto beneficiare della presenza simultanea, prima della inaugurazione, delle due commissioni, quella Ministeriale di Roma e quella della Soprintendenza fiorentina, alle quali si è aggiunta stavolta anche la commissione della Soprintendenza Pisana. Questa concessione è stata un premio alla tenacia degli organizzatori, i quali hanno ottenuto la riconferma di questo “privilegio”, superando alcuni ostinati impedimenti che avevano resa incerta una delle carte vincenti della Biennale: la possibilità di conoscere, già al momento dell'apertura della mostra, quali opere avrebbero ottenuto quel permesso di libera circolazione che consente una eventuale e immediata vendita sul mercato internazionale.

Per bilanciare quella che poteva apparire una ‘emorragia’ di opere, si è pensato di rendere noto un aspetto dell'attività degli antiquari assolutamente ignorato dai più, e cioè l’impegno a far rientrare in Italia opere d'arte in passato localizzate all'estero. Infatti la bella mostra Ritorni si è svolta, anche grazie alla disponibilità della direttrice del museo, Antonella Nesi, nei locali del museo Bardini, in quelli stessi locali che l'antiquario Stefano aveva lasciato in eredità alla città di Firenze. E' stata questa l’occasione per una felice ed emozionante partecipazione degli antiquari e la testimonianza del legame tra il mercato dell'arte e la cultura: quel circuito virtuoso che porta un'opera d'arte ad essere scoperta dall'antiquario, da lui valorizzata e proposta al collezionismo e molto spesso, poi, offerta al pubblico godimento.

All'interno della mostra, l'altra esposizione collaterale era dedicata alla porcellana Ginori con la presentazione della Deposizione di casa Corsini, già nota, ma qui esposta in modo trionfale in un allestimento esaltante ideato da Pier Luigi Pizzi: si presentava, accanto all'originale, la copia eseguita dallo stabilimento Ginori nel 2010 con il riutilizzo sagace e minuzioso delle antiche forme. Nel corso della manifestazione, le commissioni preposte hanno assegnato i premi “Etro” e “Banca di Cambiano”, rispettivamente a Walter Padovani per la scultura, e a Cesare Lampronti per la pittura, insieme al premio per il miglior stand che ha visto vincitore John Winter. La presenza di Giuseppe Tornatore ha riunito, nello splendido Salone Poccetti di Palazzo Capponi, un considerevole numero di spettatori per la proiezione del suo film La migliore offerta, cui è seguita la premiazione del regista con il Lorenzo d'oro.

I suggestivi ambienti di Palazzo Vecchio hanno ospitato una elegante cena di gala, sapientemente organizzata dalla Marchesa Bona Frescobaldi che ha riunito, nel Salone del Cinquecento, il meglio della società cosmopolita. Sempre in Palazzo Vecchio si è tenuta la cerimonia ufficiale di inaugurazione con il discorso del Sindaco Matteo Renzi che successivamente si è recato a Palazzo Corsini per il taglio del nastro.

Ma l'aspetto più soddisfacente di questa Biennale è stata la partecipazione, potremo dire entusiasmante, di una folla veramente internazionale di conoscitori, collezionisti, direttori di musei, oltre che di acquirenti molto ben disposti, partecipazione che è proseguita per tutta la durata della mostra.

Questa XXVIII Biennale ha confermato l'interesse per l'arte italiana, di cui la mostra fiorentina è il massimo emblema al mondo, e ha riproposto un gusto che pareva superato da mode recentemente affermatesi e altrettanto rapidamente declinate. L'oggetto d'arte antica quando presenti caratteristiche di unicità, curiosità, decorazione o semplicemente di sicura attribuzione e di ottima conservazione, conserva un fascino che attraversa indenne le stagioni e suscita costante il desiderio della conoscenza e del possesso. La grande soddisfazione degli espositori si è manifestata anche nelle numerose richieste, pervenute al comitato organizzatore, di programmare annualmente la mostra dell'antiquariato di Firenze, in ragione del successo ottenuto. Pensiamo, tuttavia, che la unicità della Biennale risieda anche nel fatto di essere...biennale; ciò nonostante questa richiesta, seppur non accolta, riempie di orgoglio e di soddisfazione gli organizzatori, e suona come un riconoscimento che arriva dai veri protagonisti della mostra fiorentina.

11.2013
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