archivio Il Giornale dell'Arte

febbraio 2013
I nostri affanni

La Ragione e la Statistica

Le acquisizioni statali impedite da complessi “parametri“

Alcuni anni fa avemmo modo di criticare la diffusione capillare di un avvenimento editoriale che colpì moltissimo il mercato dell'antiquariato, intendiamo alludere ai cataloghi Bolaffi dell'arte antica, ne rilevavamo la pericolosità in quanto come sostenevano alcuni illustri chirurghi riguardo a riviste mediche di divulgazione, c'era il rischio di una estrema superficialità nelle valutazioni che venivano fatte dal momento che non veniva mai messo in discussione ciò che era pubblicato.
Allora si cominciò a determinare il valore delle opere d'arte di antiquariato come se esse fossero opere d'arte contemporanea che venivano prodotte in serie, oppure come francobolli per i quali aveva una determinante importanza la tiratura. Combattevamo questa tendenza perché, anziché far crescere nei lettori una attenzione alla rarità degli oggetti, all'importanza dei capiscuola e alla qualità dei singoli manufatti, si prendeva per buona la valutazione che, molto raccogliticcia, veniva effettuata attraverso il controllo delle vendite nelle aste di tutto il mondo.
I più avveduti operatori del mercato dell'arte ben sapevano quanto invece ogni oggetto abbia una valutazione che non dipende se non dalle circostanze che lo fanno apparire sul mercato, cioè le condizioni di conservazione, della provenienza, l'attribuzione, l'attendibilità dell'attribuzione costituiscono da sempre elementi distintivi di un'opera d'arte sommandosi al valore intrinseco dell'opera stessa, se per esempio appaiono sul mercato opere d'arte di uno stesso autore, anche se proveniente da un medesimo contesto, tuttavia esse possono avere valutazione assai diverse in considerazione di fattori imprescindibili legati a quanto già esposto. Oppure in una stessa asta può capitare che due opere che costituiscono un pendant siano venduti come lotti diversi e in questo caso le valutazioni possono essere completamente differenti. L'esperimento di Bolaffi è sopravvissuto per alcuni anni, però poi se ne sono perdute le tracce perché le valutazioni che concorrono a stabilire il prezzo di un'opera sono cosi sottili, legati a fattori imponderabili che molto spesso l'occhio di un normale osservatore non è in grado di percepire.
L'appartenenza di un'opera di un'artista dove è possibile di precisare la data della committenza e l'influenze che l'opera porta con se, sono valutazioni che solo gli specialisti dell'attività di un'artista sono in condizioni da poter fare e non sono sintetizzabili in un semplice ed arido risultato d'asta. Anche la sala ha un ruolo molto importante nel far crescere o bloccare il prezzo di un'opera, poniamo per rendere più chiaro il concetto che durante l'incanto due o più acquirenti abbiano posto attenzione alla medesima opera, allora può capitare che si determini un prezzo che non è in relazione con la qualità dell'opera quanto piuttosto legato all'emotività dei partecipanti alla vendita.
Recentemente però è apparso un nuovo strumento d'informazione sul mercato dell'opere d'arte: artprice.com, che riprende in qualche modo l'intuizione di Bolaffi ampliando la propria sfera d'informazione, lo strumento è sicuramente utile se se ne sanno cogliere gli elementi positivi e non ci si abbandona ad esso come alla nuova bibbia del mercato.
Suscita perplessità sapere che il Ministero dei Beni Culturali ha dotato gli uffici d'esportazione di questo strumento operativo, non solo per valutare le opere in uscita, ma anche per possibili acquisizioni che lo stato intende effettuare sul mercato dell'arte, le informazioni che artprice.com fornisce sono cosi altalenanti che rimane difficile, per chi non è avvezzo alla corretta lettura dell'andamento delle aste, potersi capacitare.
Per esempio può apparire incomprensibile come un'opera di Orazio Borgianni possa raggiungere la cifra di circa 3.500.000 sterline (Londra, luglio 2012), contro una stima di 400.000-600.000 sterline. E chiaro che il raggiungimento di una cifra così alta è determinato dall'eccezionale qualità e rarità dell'opera, tra l'altro la curiosità ci ha portato a cercare su artprice.com i prezzi segnalati per opere di Borgianni passati in asta negli ultimi tempi e abbiamo trovato 10 risultati inferiori a 20.000 sterline. Se questi valori dovessero essere i parametri decisivi per acquisti di opere di Borgianni...
Stando ai comportamenti attuali del ministero si può supporre che se quella stessa tela di Orazio Borgianni fosse stata proposta allo stato prima dell'asta ad una valutazione di poche centinaia di migliaia di euro, basandosi sulla media dei risultati di aste riportate da artprice.com per questo artista, lo stato avrebbe declinato l'acquisto perdendo cosi il capolavoro del pittore.
Non vogliamo mettere in dubbio la utilità dell'informazione che possiamo ricevere dalla conoscenza dei risultati delle opere d'arte vendute in asta, anzi la curiosità su quello che abbastanza realmente può accadere durante un'asta è di estremo interesse, ciò di cui ci lamentiamo è che superficiali lettori di quell'indicazioni facciano di esse strumento miracolistico di attendibili valutazioni, se ciò accade tra operatori o clienti sprovveduti, il danno rimane circoscritto ad essi, ma quando le istituzioni che dovrebbero costituire l'eccellenza della cultura si adattano a servirsi acriticamente di tali informazioni, allora il danno può essere gravissimo non solo per gli operatori del mercato, ma anche e soprattutto per lo stato medesimo che verrebbe a perdere l'opportunità di acquisizioni.
Nei glossari dei cataloghi d'asta esistono indicazioni riguardo all'attribuzioni che devono essere lette con attenzione e con sapienza. Molto spesso quello che appare è una descrizione, ripetiamo, estremamente indicativa, talvolta ottimista per pubblicizzare la possibilità di vendita. Quindi se opere di bottega oppure di influenza di un determinato maestro vengono segnalate come opere del caposcuola, accade che nella rilevazione acritica del repertorio dei prezzi di questi strumenti d'informazione, la statistica attribuisca un certo valore che non corrisponderebbe a quello reale dell'opera se essa fosse in realtà eseguita dal maestro stesso.
Aggiungiamo che il declassare il valore di un'opera d'arte presentata all'esportazione e non compresa nel proprio reale valore, determina un impedimento gravissimo al commercio, perché nella migliore delle ipotesi, l'acquirente straniero si troverà recapitata assieme all'opera d'arte una valutazione inferiore stabilita dalle istituzione, inferiore magari al prezzo pagato con comprensibile imbarazzo e disappunto del venditore e del compratore: in Francia, patria dell'amministrazione statale, il problema del valore di un'opera d'arte esportata è risolto semplicemente con un timbro la cui presenza sul passaporto dell'opera in uscita declina ogni responsabilità propria del ministero riconducendola al venditore; anche riguardo all'attribuzione lo stato francese declina ogni responsabilità.
In quanto poi agli acquisti proposti allo stato sia da collezionisti che da mercanti d'arte poiché i funzionari si atterrebbero, di questi tempi, a considerare i valori più bassi attribuibili ad un certo artista cadrebbero in quel dannoso meccanismo che abbiamo cercato di rendere evidente con questo scritto, facendo così mancare allo stato l'opportunità di arricchire le proprie raccolte. Per tanto facciamo appello a chi ne ha responsabilità di ponderare decisioni, che non si affidino soltanto a statistiche improbabili e non sempre attendibili certamente prive di quello spirito critico la cui mancanza rende assolutamente inefficace una corretta considerazione di tutto ciò che un'oggetto d'arte può costituire.

02.2013
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