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26 settembre - 21 febbraio 2016
Roma - Chiostro del Bramante

James Tissot

Per la prima volta in Italia, l’attesissima mostra sul grande pittore francese James Tissot (Nantes, 1836 - Buillon 1902)

Raffinato protagonista dell’élite del suo tempo, invidiato e amato in pari misura, James Tissot è un pittore la cui arte è ancora oggi per alcuni aspetti un enigma, tra influenze impressioniste e istanze preraffaellite. Francese di nascita ma britannico di adozione, vissuto a suo agio tra conservatori e liberali, Tissot celebra nei suoi quadri la vita dell’alta borghesia – il ceto portato in auge in epoca vittoriana tra rivoluzione industriale e colonialismo – trasformando la quotidianità in imprese eroiche e celebrative, mutando ogni gesto in un cliché non privo di originalità.

Dart - Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, con il Patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma, hanno fortemente creduto nella necessità di presentare al pubblico italiano un artista ancora poco celebrato. In mostra 80 opere provenienti da musei internazionali quali la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi, che raccontano l’intero percorso artistico del pittore e l’influenza che su di lui ebbe l’ambiente parigino e la realtà londinese, dando conto della sua vena sentimentale e mistica, del suo incredibile talento di colorista e del suo interesse per la moda. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’ HMS Calcutta (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento di colorista e fine osservatore del suo tempo. 
La mostra è organizzata con il sostegno eccezionale del Museo d’Orsay, vede come sponsor Generali Italia e come partner dell’iniziativa Trenitalia. L’evento è consigliato da SKY Arte HD.
 

www.chiostrodelbramante.it/info/james_tissot/
 
25 settembre - 28 dicembre
Firenze - Palazzo Vecchio

Jeff Koons In Florence

La mostra è promossa dal Comune di Firenze in collaborazione con la Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze

Firenze, 25 settembre 2015, per la prima volta, dopo circa cinquecento anni dalla messa in posa dell’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, una scultura originale di grandi dimensioni sarà collocata sull’arengario di Palazzo Vecchio. Si tratta di Pluto and Proserpina di Jeff Koons, un’opera monumentale alta più di tre metri. Un evento eccezionale che inaugura il progetto In Florence, un programma ambizioso e innovativo che vede i protagonisti dell’arte del nostro tempo confrontarsi con gli spazi e le opere del Rinascimento fiorentino.

Jeff Koons In Florence è la mostra più attesa dell’anno: un confronto tra la provocante bellezza delle opere del geniale artista americano e i capolavori senza tempo di Donatello e Michelangelo. I luoghi eletti del “dialogo” saranno la Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria.  La mostra,  organizzata da Associazione Mus.e e a cura di Sergio Risaliti, è realizzata grazie alle relazioni e al generoso contributo di Fabrizio Moretti, nuovo mecenate per l’arte contemporanea e per Firenze, già noto a livello internazionale come mercante d’arte antica.

A Palazzo Vecchio sarà esposta Gazing Ball (Barberini Faun)opera realizzata nel 2013 appartenente alla serie denominata dall’artista Gazing Ball,  calchi in gesso di celebri sculture del periodo greco-romano cui l’artista ha aggiunto, in posizione di precario equilibrio, una sfera di colore azzurro brillante e dalla superficie specchiante. Un raffinato e attraente gesto concettuale per ribaltare e deviare lo sguardo dello spettatore dall’ammirazione dell’opera classica, quale immagine memorabile di pura perfezione, alla totalità dello spazio ambientale, in cui si riconoscono anche gli osservatori e i vari elementi che caratterizzano il contesto espositivo. Un lavoro che insiste sulla seduzione del calco in gesso, così puro, leggero, impalpabile, e la magia disorientante della sfera azzurra con la sua superficie riflettente come uno specchio.

Koons spiega in questi termini il senso del suo lavoro: “Ho pensato a Gazing Ball guardando per molti anni sfere di questo genere. Ho voluto affermare la perentorietà e la generosità della superficie specchiante e la gioia che scatenano sfere come queste. La serie Gazing Ball si basa sulla trascendenza. La consapevolezza della propria mortalità è un pensiero astratto, e a partire da questa scoperta uno inizia ad avere coscienza maggiore del mondo esterno, della propria famiglia, della comunità, può instaurare un dialogo più vasto con l’umanità al di là del presente”.

www.musefirenze.it/jeff-koons-in-florence/
 
4 settembre - 4 ottobre
Figline Valdarno - Oratorio dell'ex Ospedale Serristori

Collages. Opere di Loris Sandrucci

La Fondazione Giovanni Pratesi mette in mostra le opere di un atipico artista figlinese

L'attesa è durata 65 anni poi la libertà.

Vetraio, cromatore, calzolaio, pasticcere e anche mediano di spinta della Figlinese, infine artista, questa è la parabola della vita di Loris Sandrucci.

Il  rubinetto dei sedimenti accumulati  in questi interminabili anni poteva essere aperto, ha provato prima con i pennelli, i colori e le tele ma erano troppo cari  e i risultati non lo accontentavano ha così sperimentato uno stile e una tecnica che non trova riferimenti noti,  si ci sono dei rimandi ma sembrano più frutto di suggestioni collettive e convergenti che esplicite citazioni.

I cartoncini che compone con la tecnica del' incollàggio di strisce  e di nastri colorati sono frutto di una sgorgante fantasia e mantengono, nonostante i materiali impiegati, una tensione ed un energia compositiva sorprendente.

I soggetti  che Loris affronta sono di varia natura, si va dagli episodi bellici alle storie di Pinocchio,  con episodi canonici del romanzo di Collodi,  ma vira anche in maniera surreale rappresentando il burattino come San Sebastiano; anche gli animali sono indagati con pochi indugi sentimentali, il supermercato, luogo di tentazioni abbondanti e superflue.

Il suicidio di Primo Levi colpì fortemente l'artista che dedicò allo scrittore una poesia ed un cartoncino. Levi, internato in un campo di sterminio nazista, viene ricordato con un messaggio semplificato e di rara efficacia, ma anche gli altri fili spinati sembrano  una menzione alla gabbia in cui era ristretta la sua vita di artista.

Il calcio, la corsa delle biciclette sono a ricordarci la vita trascorsa  nelle consuetudini paesane, l'albero delle bombe, il portaborse sono promemoria del suo personale diario che è spartito con chi ha vissuto gli orrori della guerra, gli stenti del dopoguerra, il terrorismo, gli eroi, i miti e i protagonisti di questo nostro difficile tempo.

Come una pellicola vergine la sua sensibilità di artista è stata incisa  nel bene e nel male dalla vita  e che ora ci restituisce  con libertà di linguaggio e con una lucidità di rara e poetica crudezza.

 

 

 
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