archivio Il Giornale dell'Arte

N. 252 - marzo 2006
I nostri affanni

Mostre di antiquariato: un calendario

Come proteggersi dalle devastanti negative onde del Mercato

Il Mercato dell'Arte antica si svolge al giorno d'oggi in gran parte attraverso le mostre di antiquariato: le ragioni sono varie, non è questo l'argomento della nostra disamina, ma semmai oggi abbiamo l'esigenza di puntualizzare un corretto coordinamento degli interventi espositivi. Le ragioni per le quali ci poniamo il problema sono dovute alla necessità di distribuire nel corso dell'annata le varie mostre, ad intervalli che non si sovrappongano ed anzi diano la possibilità sia agli espositori che ai collezionisti di potere agilmente visitare le manifestazioni ben programmate. E' evidente che questo ritmo espositivo è vitale per l'antiquario e per la qualità della mostra, in quanto la ricerca di opere inedite da presentare nelle varie manifestazioni, richiede grande quantità di tempo dal momento che la presentazione di opere non conosciute è una delle carte vincenti per il successo personale durante l'esposizione. Dobbiamo anche tener conto che è fondamentale la necessità di garantire al visitatore un calendario distribuito in maniera da non dare l'impressione di un eccesso di offerta; le proposte se qualificate e ben ritmate nel tempo, possono solo dare la sensazione della rarefazione e della rarità delle opere presentate. Il problema da affrontare non mostra particolari difficoltà dal momento che le esposizioni a cui alludiamo, quelle cioè di vera qualità, non sono poi molte e la loro successione richiede anche una periodicità biennale, per cui l'attenzione ad evitare l'accavallamento, dipende in definitiva da un buon coordinamento tra gli organizzatori di queste varie mostre. Non sarà difficile riunire questi pochi organizzatori e stabilire insieme un calendario, nel rispetto delle esigenze di ciascuno, ma non dimenticando, neanche per un attimo, le priorità e gli interessi generali che sono sempre imprescindibili da questo accordo. Sarà premura dell'Associazione Antiquari d'Italia di riunire, quanto prima, gli organizzatori delle mostre previste per il prossimo autunno, al fine di concertare quelle leggeremodifiche alle date, già prescelte, che consentano una armonizzazione corretta e non affannosa. Ci torna alla memoria che dopo la prima mostra biennale di Palazzo Strozzi e Firenze, il clamore e il successo decretato ad essa dal mercato e dalla critica, indussero altre città importanti ad imitare l'iniziativa fiorentina ma la biennale di Parigi che ebbe origine in quegli anni, ben si guardò dal sovrapporsi alla biennale di Strozzi, programmando invece la propria iniziativa negli anni alterni. Solo nel corso degli ultimi trentanni del secolo scorso, ci fu una sorta di corsa selvaggia a mostre più o meno qualificatisi di antiquariato. Ogni centro maggiore o minore, ogni Assessore alla Cultura di qualsiasi paese della Penisola, voleva la sua mostra dando, così origine a una delle più frenetiche e devastanti onde negative del mercato. Fortunatamente vuoi per le difficoltà economiche, vuoi anche per la rarefazione delle possibilità di acquisto da parte dei mercanti e anche per una sorta di rigetto e di fastidio da parte dei compratori, queste mostre, come sono nate senza un ordine e un progetto, sono finite, quindi quelle che rimangono sono riuscite ad attraversare il tempo grazie al rigore e alla qualità sia dei mercanti che delle opere in mostra. Pertanto un accordo che garantisca quelle prerogative che dicevamo prima è inevitabile: cioè la qualità, la serietà professionale e anche una giusta severità nel controllo delle opere in esposizione, perché solo passando attraverso una disciplina rigorosa, garantiremo un futuro alle nostre attività. Questo trand negativo si notava e si registrava nelle difficoltà crescenti che avevano gli organizzatori nel riunire un numero sufficiente di antiquari onde dar vita a una manifestazione di livello. Questi problemi hanno visto anche in tempi recenti soccombere manifestazioni che pure avevano una loro tradizione, ma la discesa verso il basso e la disponibilità verso il compromesso, avevano fatto rotolare queste mostre a livelli inaccettabili e profondamente negativi per l'immagine del Mercato dell'Arte, del nostro paese: dove, accanto alla faciloneria con cui si definiscono di antiquariato i mercatini di robe smesse, l'abuso del termine dava origine a rappresentazioni mortificanti per chi intende la propria professione con l'orgoglio e la dignità che merita. Questo marasma è stato inoltre un traghetto per opere di dubbia provenienza verso una legalità apparente, gettando nel discredito professionisti che venivano accomunati a chi si impossessava abusivamente del titolo di antiquario. Ora le cose ci sembrano cambiate anche per la presa di conoscenza di chi è addetto alla tutela, che finalmente comincia a distinguere il grano dall'oglio.
Ci sembra chiaro pertanto che col passare del tempo e con il modificarsi delle situazioni storiche sia necessario prendere atto di quelle iniziative che sono indispensabili ad un corretto funzionamento del Mercato; la responsabilità di cui ci tacciamo carico, e imprescindibile dalle finalità e dal ruolo della nostra Associazione, ma siamo certi che sia l'unica via percorribile perché l'esempio di serietà professionale di rigore organizzativo e di corretti rapporti con le Istituzioni, vogliono indicare un modus operandi che dovrebbe diventare una regola per tutti coloro che intendano svolgere la nostra professione lontano dal caos e dell'approssimazione.

03.2006
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