archivio Il Giornale dell'Arte

N. 241 - marzo 2005
L’importanza della cautela nelle sofisticazioni attributive

I cattivi maestri

In margine alla vendita all’asta di un bronzo del Foggini

Sul finire del 2004 un commissaire priseur con casa d’asta presso l’Hotel Drouot di Parigi, presentava per la vendita un bronzo attribuito a Giova Battista Foggini raffigurante David vincitore di Golia. Già nella titolazione dell’opera in catalogo si introducevano dubbi sulla autografia della scultura avendo cura, l’estensore della scheda, di aggiungere “atelier de”. Nel complesso esame che il critico incaricato di esaminare l’opera forniva, emergevano osservazioni e giudizi che apparentemente convincenti, rivelavano in realtà, per chi conosce i bronzi del Sei Settecento fiorentino, una sequela di affermazioni dotte ma fuorvianti. A sostegno che l’opera non fosse giudicata autografa, si osservava che l’assemblaggio dei singoli pezzi sarebbe avvenuto nel corso del secolo XIX basando questa sua affermazione sulla presenza di dadi impiegati per bloccare le figure alla base (tecnica questa in realtà nota e utilizzata dagli scultori antichi comunemente). In conseguenza di ciò l’oggetto veniva presentato in asta con una base di valore tra i 15.000 e i 20.000 Euro. In realtà poi è successo che il David ha spuntato una cifra normale per un oggetto di tanta qualità: l’opera posta in vendita era uno dei capolavori del Barocco fiorentino realizzato da uno dei suoi massimi protagonisti. La bellezza dell’opera era talmente evidente che ci si chiede come si potessero avanzare dubbi su un bronzo di tale qualità. Difatti gli Antiquari e i Collezionisti presenti alla vendita hanno completamente ignorato i balbettii dell’estensore della scheda facendo lievitare il prezzo dagli iniziali 15.000 fino a 1.310.000 Euro. Si dice che l’opera sia andata ad arricchire la vasta raccolta di opere fiorentine del Sei Settecento che il Museo del Liechtenstein possiede e che esporrebbe nella nuova sede di Vienna.
E’ evidente che qualcuno cerca di attribuirsi competenze che non gli sono pertinenti perché il Mercato e il Collezionismo stanno investendo sulla continua riscoperta e valorizzazione del periodo Barocco fiorentino. Ma per fortuna i fatti di Parigi bocciano in maniera definitiva l’incompetenza, l’incertezza o la dabbenaggine dell’anonimo specialista e di tutti coloro che si arrogano il potere di dare giudizi e di emanare sentenze in discipline dove viene richiesta una grande conoscenza e una sensibilità proprie di pochissimi reali esperti del settore. L’insinuazione che certi bronzi di Giovan Battista Foggini siano in realtà fusioni postume del figlio Vincenzo, è un’affermazione che tende a creare confusione per offrire allo specialista di turno la possibilità di fare le differenze. Che il figlio Vincenzo abbia utilizzato i modelli del padre per rifondere i bronzi paterni è una teoria tutta da dimostrare.
Ma per tornare al punto di partenza è giovevole osservare come fortunatamente l’occhio e la sensibilità di conoscitori avveduti ha ristabilito i valori corretti. La bagarre che si è svolta attorno all’aggiudicazione del David, ha palesemente dimostrato che la qualità e la bellezza quando sono chiare ed evidenti si sovrappongono pesticciandole tutte le chiacchiere che possono essere adoperate per esaltarle o per deprimerle. Si dirà che la funzione delle case d’asta è proprio quella di fornire l’arena per un confronto realistico sul valore delle cose poste in vendita. Però è accaduto, accade e accadrà che opere meno evidenti del David di cui abbiamo dato conto, a causa o di restauri che ne alterano la bellezza o di altre ragioni che in qualche modo ne rendono poco comprensibile la qualità, vengano normalmente battute ai prezzi che così impropriamente sono stati indicati come valore di stima. E’ indispensabile perciò che chi si avvicina al Mercato abbia in ogni caso la capacità di ragionare sempre con la propria testa su ogni dettaglio che caratterizza i singoli oggetti o che comunque, si affidi a persone, critici o mercanti, che possano veramente fornire garanzie di competenza e di affidabilità. Se l’intera vicenda viene vista dalla parte dell’ incauto proprietario che affida un capolavoro per la vendita all’asta e che quest’opera viene sottostimata per i motivi di cui abbiamo detto sopra, i danni che possono essere arrecati sono gravissimi e nessuna legge al mondo potrà risarcire l’incompetenza o la dabbenaggine. E’ chiaro tuttavia che così come abbiamo rilevato che talvolta le opere sono sottostimate, dobbiamo avvertire che spesso le opere sono attribuite con grande ottimismo e di conseguenza sopravvalutate.

03.2005
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