archivio Il Giornale dell'Arte

N. 238 - dicembre 2004
Il dare e l’avere

Il libro mastro degli Antiquari

Cronaca di donazioni e Fondazioni intitolate agli Antiquari.

Il comune concetto, ancora persistente, che il Mercato dell’Arte sia molto spesso considerato tale quando siamo di fronte ad espressioni di compravendita di oggetti minuti, di scarsa importanza artistica, spesso di artigianato folkloristico e comunque di ben poca cosa, è un concetto duro a morire. Si parla talora di Antiquariato quando invece si dovrebbe parlare di un mestiere, per altro dignitoso, ma comunque ben distinto dall’Antiquariato che potremmo chiamare “rigattierato”: per altro i francesi, maestri nelle definizioni professionali, chiamano questo tipo di attività brocantage. La proliferazione indifferenziata dei mercatini induce l’opinione pubblica a rivolgersi ad essi come a miniere di opere da scoprire, quando in realtà si tratta di materiale raccogliticcio e di ciarpame variopinto. Con ciò non vogliamo condannare questo tipo di attività che, se vista con intelligenza e con la dovuta misura, è sicuramente fonte divertente di un passatempo domenicale nel quale si trova la merce più eterogenea e varia. L’Antiquariato comunque è ben altro: è un’attività che, fatta con responsabilità e professionalità, introduce un mondo nel quale, molto frequentemente, alla soddisfazione di carattere mercantile si accompagna, ancora più gratificante, la soddisfazione di carattere culturale e spirituale. Qualsiasi oggetto culturalmente selezionato, che induce ad approfondimenti nella ricerca e nella conoscenza, è elemento molto importante nel fortificare e nel suscitare correnti di gusto che sono capaci di creare un circuito virtuoso che, dalla scoperta iniziale, accompagnano, molto spesso, l’oggetto d’arte, attraverso il collezionismo privato, fino alla musealizzazione. L’oggetto d’arte dunque, tramite l’attività oculata e rigorosa dell’Antiquario, diviene fonte di conoscenza e, in definitiva, di fruizione generale, costituendo perciò un elemento di straordinaria funzione culturale. I musei perciò godono di questo arricchimento che le nostre Istituzioni più illuminate si sono date pena di compiere, al di là della straordinaria quantità di opere d’arte già accumulate nei tempi passati, attraverso l’opera mediata dell’Antiquario. Ci è però assai gradito sottolineare che la funzione svolta dall’Antiquario non si è limitata a questo, ma si è molto spesso risolta in una partecipazione diretta all’accrescimento del Patrimonio Artistico nazionale. Infatti, se nel passato, importanti collezioni di proprietà personale di Antiquari sono state donate alle varie Istituzioni cittadine o nazionali costituendo interi Musei o Fondazioni, nel prosieguo del tempo e fino ai giorni nostri, gli Antiquari hanno contribuito sempre, magari solo con opere singole, ad aumentare e a qualificare raccolte significative. La Mostra, testé conclusa, degli Antiquari fiorentini in piazza Ognissanti a Firenze, ha permesso di esporre tre straordinarie opere provenienti dalla Fondazione del Cenacolo di Santo Spirito, frutto della generosità dell’Antiquario napoletano, ma trapiantato a Firenze, Salvatore Romano che, in segno di gratitudine e riconoscenza per l’attività quivi svolta, ha lasciato al comune di Firenze una raccolta di circa un centinaio di sculture straordinarie. Tanto per rimanere a Firenze possiamo ricordare anche la generosità dell’Antiquario Gianfranco Luzzetti che ha destinato una trentina di capolavori di pittura di varie scuole, tutte comunque legate alla cultura fiorentina del Rinascimento e del Barocco, alla natia città di Grosseto. Peraltro sarebbe stata intenzione di Carlo De Carlo lasciare alle pubbliche raccolte fiorentine una parte delle sue collezioni se non fosse prematuramente mancato. Questa tradizione era iniziata nel secolo scorso con la straordinaria creazione del Museo di Stefano Bardini frutto della attività pluridecennale dell’Antiquario e del suo lascito al comune di Firenze. Nel corso del XIX secolo erano confluite nelle raccolte del Museo Nazionale del Bargello le collezioni di Carrand e di Franchetti ed è singolare notare che, a partire dal 1982 anno della costituzione della Associazione Amici del Bargello e fino al 2002, questo stesso Museo si è arricchito, per il tramite di circa venti Antiquari, di molte decine di opere, costituendo anche modello di comportamento per decine di collezionisti e stimolando le Istituzioni preposte alle acquisizioni in misura consistente. La capacità di influire in maniera tanto incisiva costituisce una delle ragioni più prepotenti e valide della volontà nel perseguire la strada dell’accumulo collezionistico e, in via subordinata, delle acquisizioni museali. Con questo non intendiamo vantare dei meriti, ma segnalare dei comportamenti che nel tempo continuano e che per motivi da analizzare gli Antiquari mantengono, offrendo opere ai musei delle loro città; perché è chiaro che un Antiquario, quando si imbatta in un’opera d’arte di particolare bellezza e importanza, finisce inevitabilmente per diventare egli stesso il miglior viatico che conduce l’opera alle pubbliche raccolte e al pubblico godimento con l’inconscio desiderio di consegnarsi all’eternità.

12.2004
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