archivio Il Giornale dell'Arte

N. 231 - aprile 2004
Le occasioni del Mercato dell'arte

Andar cercando

Considerazioni sulle inesauribili opportunità del collezionare
di Vittorio Sgarbi

La specialissima condizione dei ricercatore d'arte antica è l'assenza di un obiettivo precostituito. Questo privilegiato si muove nel buio più assoluto: non sa quello che cerca, e non sa quello che trova. E non è sufficiente a correggere questo disorientamento che egli segua una pista, che una suggestione lo indirizzi. C'è chi lavora per lui, chi si muove in suo favore, mai certo di interpretare il suo desiderio: un mercante amico, un proprietario spaesato, un catalogo d'asta. Il ricercatore si assimila talvolta a un poliziotto: è attento e meticoloso, non trascura alcun indizio; ma, più facilmente, la sua soddisfazione è nel caso, nel rovesciamento delle premesse, nel trovare cose molto diverse da quelle che credeva di andare cercando. Questa condizione, assolutamente anomala consente scoperte e sfide, ma nessuna ricerca può produrre emozioni più alte e più pure. Ed è possibile, sia in una posizione totalmente passiva, sia in una fortemente attiva. Puoi trovare il capolavoro quando meno te lo aspetti, puoi credere di andare in un luogo per vedere una cosa e ne scopri un'altra. Ma puoi anche decidere che è arrivato il momento di dare a un artista quello che non ha avuto, con un atto di coraggio e un relativo margine di rischio. Così d'improvviso sono salite alle stelle le quotazioni di un grande pittore romagnolo, fino a quel momento sottovalutato, quando è apparso all'asta un capolavoro come La conversione della Maddalena di Guido Cagnacci. Impossibile non registrarne l'eccellenza e inevitabile portarlo a valori alti di mercato. La sfida del compratore, Norton Simon di Los Angeles, ha contribuito a portare Cagnacci alla perfezionata conoscenza e al corrispondente giudizio di valore. Ancor più coraggiosa ed estrema fu, qualche anno dopo, la scelta di acquistare un acrobatico San Sebastiano, in un potente scorcio, di Sigisniondo Coccapani cui ricerche documentarie avrebbero dato, successivamente, il vero nome: Alessandro Rosi. Nel crescere della quotazione d'asta, il pittore è diventato uno dei più notevoli del Seicento fiorentino. Il ricercatore ha scommesso su di lui, ha visto nell'opera ciò che fino a quel momento non era stato visto. L'avventura di questa caccia misteriosa è stimolante sia per la dottrina che per l'impresa vantaggiosa, come nessun'altra tra gli investimenti i cui frutti siano garantiti in tempi brevi e con notevoli profitti. Un esperto antiquario, in occasione di una mostra, sia locale sia internazionale, potrebbe partire a mani vuote e allestire il suo spazio semplicemente acquistando oggetti dai suoi colleghi meno avvertiti, spostando un'opera da uno stand all'altro. E non è soltanto la sperata avventura dei tanti che, da molti anni, prima ad Arezzo, poi a Porta Portese e infine nella sterminata riserva del Mercante in fiera a Parma, frequentano luoghi propizi alla scoperta, dove i controlli delle commissioni scientifiche e i sofisticati strumenti di conoscenza dei mercanti sono più rarefatti, per non dire inesistenti, ma anche il caso più inattesa e imprevedibile nei santuari dell'antiquariato più sofisticato. E' accaduto in molte occasioni. Dieci giorni fa, nella prima mostra di antiquariato del mondo, a Maastricht, un antiquario spagnolo ha ceduto a un collega americano una terracotta di Alessandro Vittoria per 110.000 Euro. Il nuovo proprietario l'ha esposta nel suo stand e posta in vendita per due milioni e mezzo di Euro. Non esiste una regola né una certezza, ma è difficile che in una mostra o in un asta non ci sia qualcosa che un occhio esperto vede e capisce dove altri hanno esitato, o non hanno osato, o sono stati troppo prudenti. Si possono dunque fare scoperte, riconoscere, in virtù dell'approfondimento di un campo o di un artista, quello che altri non hanno visto. Ma. anche per chi sia accompagnato più dall'intelligenza che dalla fortuna, si possono fare acquisti sulla base di una infallibile consapevolezza della qualità. Si può anticipare una tendenza del gusto, o una sua inevitabile e prossima direzione. Ciò che ha guidato molti miei acquisti è stato l'avvertimento di una insufficiente considerazione di un autore o di una situazione culturale. Così è stato nel passato, come provano gli acquisti a cifre ridicole, da parte di Sir Denis Mahon di capolavori del Guercino, quando l'inadeguatezza del giudizio critico li rendeva insopportabili o estranei al gusto consacrato. Lo stesso Caravaggio, prima degli anni Cinquanta, si era potuto acquistare per cifre molto modeste, perché il suo valore non era stato ancora definitivamente consacrato. Il buon collezionista, come il buon mercante, anticipa gli indirizzi del gusto, capisce prima, e capisce la pienezza di un valore estetico, non patendo i condizionamenti di situazioni relative. Così, negli anni Sessanta, il poeta Piero Bigongiari anticipò la sensibilità che avrebbe portato alla consacrazione del Seicento fiorentino, troppo a lungo negletto, frainteso e mal studiato. In un caso come quello, non diversamente da Denis Mahon, l'acquisto, spesso a prezzi bassissimi, coincideva con un atto critico. In tempi più recenti, un antiquario preveggente ha raccolto, con metodo, opere di maestri senesi del Seicento, fino a costituire una organica collezione, saggiamente comprata dallo Stato per la Pinacoteca di Siena Prima della costituzione di questa raccolta, chi avrebbe potuto immaginare una così risoluta crescita d'interesse per i pittori senesi del Seicento, e la definitiva consacrazione tra i pittori di prima grandezza di Bernardino Mei? Quanto a me, tra le tante occasioni che mi hanno consentito, senza limiti o predilezioni per un genere o per un'epoca, di acquistare opere notevoli, le maggiori soddisfazioni sono stati i ritrovamenti, presso antiquari avvertiti e preparati, di opere da loro stessi sottostimate o incomprese: una specialissima soddisfazione, quasi un risarcimento, come vincere il banco al casinò. Ma irresistibile è sempre stata, nel mio metodo d'acquisto, l'inferiorità della valutazione o della richiesta rispetto all'importanza, non solo futura o eventuale, ma anche attuale, di un'opera. Recentemente sono stato "costretto" a comprare un dipinto di Tiziano. perché proposto da una grande casa d'aste a un valore troppo inferiore all'importanza dell'opera. In quel caso la considerazione di opportunità prevale sulle scelte di gusto e anche, vista l'importanza del pittore, sopra le anticipazioni e le scoperte dovute alla sensibilità e agli studi. Certo si tratta di un mondo così vario e misterioso che, per chi lo affronta con metodo e sapienza, offre soddisfazioni e consente imprese a limitato rischio come nessun altro campo, sia sul piano intellettuale, sia sul piano materiale.

04.2004
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