vita d’antiquari

Gianluca Salvatori

Credo che la ricerca renda straordinario il nostro lavoro.

Simone Facchinetti
  • Gianluca Salvatori
  • Gianluca Salvatori
  • Stemma del doge Alvise Mocenigo, Venezia, sec. XVI
    Stemma del doge Alvise Mocenigo, Venezia, sec. XVI

 La storia e gli inizi

Ho raccolto il testimone da mia suocera, Nada Funaro. Ho iniziato nella sua galleria Paradigma, che trattava arte del Novecento, per passare alla galleria Il Cartiglio, dove si svolgeva l’attività principale. Quest’ultima era stata fondata da Nada assieme a Gianna Nunziati, nella prima metà degli anni ’80. La galleria trattava principalmente scultura gotica e rinascimentale. La loro abilità e passione hanno permesso l’affiliazione all’A.A.I. e la presenza in prestigiose mostre nazionali ed internazionali, dalla BIAF al TEFAF Maastricht.

Per quanto mi è stato possibile ho tentato di seguire le loro tracce. Del resto, essendo nato in terra apuana, ho sempre avuto una speciale attrazione per la scultura, in particolare per il marmo. Quindi è stato naturale proseguire in questa direzione. Con il passare degli anni, nel tentativo di ampliare l’offerta, ho esteso il campo alla scultura barocca, neoclassica e del Novecento.

 

Scoperte e passione

La scoperta più memorabile deve ancora arrivare. È quest’attesa che rende appassionante il nostro lavoro. Oltre al fatto che condividiamo un tratto di vita con alcune opere d’arte.

Sono entrato in particolare sintonia con alcune sculture che per molti anni sono rimaste nella mia galleria, ma non ho l’ardire di credere che siano state mie. Credo piuttosto il contrario: io ho fatto parte, per un brevissimo periodo di tempo, della loro esistenza e della loro storia. La loro vita è cominciata molto prima e, per fortuna, continuerà ben oltre il breve contatto che hanno avuto con me.

Credo che la ricerca renda straordinario il nostro lavoro. Quante ore ho passato nei recessi di internet nel tentativo di ricostruire la storia di un oggetto, seguendone le tracce nella biblioteca e nella fototeca del Kunsthistorisches Institut, all’Istituto Olandese di Storia dell’Arte o nella sala di lettura della Biblioteca Nazionale Centrale. Firenze in questo è generosissima: difficile che non si possa reperire un testo, un catalogo, un manoscritto per approfondire un argomento. Mi pare di essere in continua ricreazione e quasi mi sorprendo di come il divertimento sia assai superiore all’attività lavorativa.

Amo costruire rapporti personali con gli storici dell’arte, i colleghi ed i clienti che mi capita di incontrare per ragioni professionali. E soprattutto con i restauratori, gli imballatori, ed i fotografi che hanno sempre da raccontare una quantità infinita di storie sul nostro passato. Storie e testimonianze che io ascolto nel tentativo di non dimenticarle ed anzi di tramandarle affinchè non si smarrisca l’esperienza di chi è stato un protagonista di questo mondo.

 

Futuro

“Ma ch’io scopra il futuro e ch’io dispieghi / de l’occulto destin gli eterni annali, / troppo è audace desio, troppo alti preghi: / non è tanto concesso a noi mortali”.

(Torquato Tasso, La Gerusalemme liberata, X, 20).

 

07.11.2020
La scoperta più memorabile deve ancora arrivare. È quest’attesa che rende appassionante il nostro lavoro.
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