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CASPRINI GENTILE, Laura

Guido Andloviz, forme e decori per la ceramica. I disegni dell'archivio ritrovato della Società Ceramica Italiana di Laverno (1923-1961).

Firenze, Edifir, 2017. Cm. 29x20, pag. 519, fig. a col e in nero, br.

Guido Andloviz (Trieste 1900 – Monfalcone 1971) è stato, insieme ed al pari di Gio Ponti, il protagonista indiscusso della ceramica industriale italiana tra le due guerre e oltre, arrivando a lambire gli anni Sessanta. Chiamato nel 1923 a rinnovare la produzione della Società Ceramica Italiana, fu attivo per oltre quarant’anni presso lo stabilimento di Laveno, sul Lago Maggiore, allora guidato da Luciano Scotti. Sofferente per un eccessivo ritardo stilistico, evidenziato da più parti in una “produzione consuetudinaria a commerciale”, la terraglia lavenese era diventata suo malgrado esempio di quelle “resurrezioni artificiose di un gusto oltrepassato” che Roberto Papini aveva aspramente criticato in occasione della prima Biennale delle Arti Decorative, organizzata nella Villa Reale di Monza nel 1923. Bastarono, tuttavia, soli due anni perché, ai serviti decorati con bordure e vignette all’uso della terraglia inglese, fosse affiancata una nuovissima linea di manufatti, la cui progettazione fu affidata appunto ad Andloviz. In effetti, fu proprio la sensibilità d’artista di Guido Andlovitz, capace di cogliere, nel vivace panorama di cultura mitteleuropea cui apparteneva, le più feconde suggestioni, a tradurre in nuove forme e nuovi decori una tradizione che era giusto non rinnegare. Dal 1925 in poi, dunque, la S.C.I. di Laveno partecipò a tutte le Biennali monzesi ed alle Triennali di Milano, sempre meglio definendo, anche al confronto con le altre manifatture ceramiche, il suo carattere d’industria d’arte all’avanguardia, sia nell’estetica del prodotto che nelle tecnologie impiegate. Unico artefice di questo rinnovamento repentino ed efficace fu proprio Guido Andloviz, così come Gio Ponti, attivo per la Richard-Ginori, lo fu per la porcellana della Manifattura di Doccia e per la terraglia di San Cristoforo. Tuttavia, mentre Gio Ponti ha avuto un’immensa fortuna critica, Andloviz, uomo di proverbiale riservatezza, è rimasto un po’ ai margini di una storia della ceramica che dovrebbe annoverarlo tra i padri indiscussi del design italiano. Il recente, fortuito ritrovamento di parte dell’archivio dello studio artistico di Andloviz ha però finalmente permesso di approfondire e riscrivere questa lunga vicenda progettuale in parte già dimenticata.

 

2017
91.00 €
 
A cura di Viviana Farina.

Il disegno tra Napoli, Firenze e Roma ai tempi di Salvator Rosa.

Salerno, Area blu Edizioni, 2017. Cm. 29x21, pag. 304, fig. a col, br.

Atti del Convegno Internazionale di Studi tenutosi presso il Museo Civico Gaetano Filangieri, Napoli; il Museo Correale di Terranova, Sorrento e il Pio Monte della Misericordia, Napoli, dal 26 al 28 maggio 2016.

Diciassette saggi affrontano aspetti, per lo più inediti, del disegno in Italia a opera di maestri attivi nelle tre città in cui si svolse la parabola artistica del napoletano Salvator Rosa (1615-1673). Novità sono per Rosa e per gli artisti a lui vicini per formazione (i Fracanzano, Spadaro); come per alcuni protagonisti del tempo, espressisi in linguaggi tangenziali o paralleli al maestro (Bernini, Commodi, Lanfranco, Maratti, Mola, Preti, Ribera, Stom e altri). Si analizzano, ancora, l'ambiente napoletano all'affacciarsi di Rosa nella vita artistica; episodi di storia del collezionismo e/o del mercato dei disegni nel periodo sopra-indicato; la fortuna critica della grafica partenopea.

Sommario:

Viviana, Farina, Il disegno tra Napoli, Firenze e Roma ai tempi di Salvator Rosa. Una premessa ; Yuri Primarosa, Napoli vista da Roma. Prelati, gentiluomini e artisti del viceregno nei ritratti di Ottavio Leoni ; Catherine Loisel, Regards croisés sur le dessin à Naples au temps de Salvator Rosa ; Viviana Farina, Un disegno e un nuovo quadro per l'autore dell''Adorazione dei pastori' della Pietà dei Turchini a Napoli ("Joan Do") ; Viviana Farina, Cesare e Francesco Fracanzano: nuove proposte e argomentazioni sull'intero corpus dei disegni ; Viviana Farina, Cesare Fracanzano e l'Antico: uno studio dal 'Marsia rosso' e dal 'Marsia bianco' ; Furio Rinaldi, Micco Spadaro (and Salvator Rosa), circa 1638 ; Gianluca Puccio, Napoli 1637. Disegni dal 'Corpus Lanfranchiano' per la volta della chiesa della Certosa di San Martino ; Claudio Malice, Matthias Stom e il disegno. Lo stato degli studi e una nuova proposta ; Sandro Debono, Mattia Preti - The Neapolitan Connection ; Stefano Causa, Storie e avventure del disegno napoletano. Dal Pane alla Farina ; Annamaria Petrioli Tofani, Salvator Rosa e il disegno - tangenze fiorentine ; Francesco Petrucci, Considerazioni su Bernini caricaturista ; Viviana Farina, Un Mola del tempo delle committenze di Alessandro VII Chigi ; Viviana Farina, Una 'testaccia' per Salvator Rosa ; Nathalie Lallemand-Buyssens, Scènes de bataille et figures de soldats: les dessins de Salvator Rosa et de Jacques Courtois ; Alessandro Agresti, L'ultima stagione romana di Salvator Rosa e il magistero di Carlo Maratti - due maestri a confronto ; Mario Epifani, La fortuna dei disegni di Salvator Rosa nel collezionismo europeo dal Sei all'Ottocento ; Loredana Lorizzo, "Sublimando il pensiero all'idea del bello" - Collezionare disegni nel Seicento: una comparazione tra Roma e Napoli.

2017
38.00 €
 
SIRACUSANO, Luca.

Agostino Zoppo.

Trento, Temi, 2018. Cm. 31x22, pag. 492, fig. a col, tela e sovrac.

Lo scultore Agostino di Giovanni Andrea era chiamato già dai suoi contemporanei,più semplicemente, lo Zoppo. O meglio, in buon dialetto padovano,“il Zotto”. Per quattro decenni, dal 1532 al 1572, Agostino condusseuna delle più prolifiche officine di Padova. In questa città l’arte della scultura conobbe, lungo tutto il XVI secolo, una stagione particolarmentefelice, anche grazie al sostegno di due importanti ambiti di committenza: la Veneranda Arca di Sant’Antonio, che curava il decoro della Basilica del Santo,
e un manipolo di dotti antiquari, che spesso erano membri di accademie letterarie o professori dello Studio universitario.
Zoppo operò in marmo, terracotta e bronzo, ma da buon patavino si distinse soprattutto nell’ambito della scultura fittile e della toreutica.

2018
150.00 €
 
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