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A cura di Daniele Sanguineti.

Domenico Piola (1628-1703). Percorsi di pittura barocca.

Genova, Sagep, 2017. Cm 28x21, pag. 223 ill a col, br.

Catalogo della mostra tenutasi a Genova, Palazzo Nicolosio Lomellino, dall'Ottobre 2017 al Gennaio 2018.

La stagione del Barocco genovese ha in Domenico Piola (1628-1703) il rappresentante più significativo. Il contatto con stimoli di alto livello – dalle proposte di Rubens alla produzione di Giulio Cesare Procaccini, dalla riscoperta degli emiliani rinascimentali (Correggio e Parmigianino) al recepimento delle novità giunte dalla Roma berniniana – rese possibile un precoce legame con il geniale Valerio Castello, formalizzato in una collaborazione che, tra la fine degli anni quaranta e l’intero decennio centrale del secolo, diede vita a una nuova proposta di decorazione. La morte improvvisa di Castello (1659) significò per Piola l’avvio di un monopolio incontrastato nei maggiori cantieri dell’affresco, aperti in palazzi, ville, chiese e monasteri della città, e di una produzione straordinariamente ingente di pale d’altare e di tele per quadrerie, realizzate con l’apporto dei numerosi membri della sua casa-bottega. La mostra è la prima esposizione monografica dedicata all’artista, con una cinquantina di opere che costituiscono i tasselli di alcuni percorsi: dalla ‘maniera di gran forza’ degli esordi al debito nei confronti dei maestri, dal rapporto con il naturamortista Stefano Camogli al rinnovo della pala d’altare, dalla capacità di muovere gli affetti alla conquista di una maniera ‘dolce e soave’, dal rapporto con l’ambiente degli scultori alla produzione riservata al suo ultimo committente, il banchiere genovese Nicolò Maria Pallavicini residente a Roma. Il catalogo offre un aggiornamento sullo stato degli studi rispetto alla monografia dedicata dallo stesso Sanguineti al pittore, edita nel 2004. La ricca sezione di schede comprende un totale di 150 opere: le 50 esposte a Palazzo Lomellino, quelle dei Musei di Strada Nuova con i 40 fogli del Gabinetto Disegni e Stampe, e le tele esposte nelle sedi museali cittadine, ossia Palazzo Reale, Palazzo Spinola di Pellicceria, Palazzo del Principe, Museo Diocesano, Museo di Sant’Agostino, Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti.

2017
45.00 €
 
PALIAGA, Franco - SPINELLI, Riccardo.

Il "Gabinetto d'opere in piccolo" del Gran Principe Ferdinando de' Medici nella Villa di Poggio a Caiano.

Firenze, Centro Di, 2017. Cm 24x17, pag. 229, fig in nero e a col. br.

Al Gran Principe Ferdinando, granduca mancato che segnò il destino e l'estinzione della dinastia dei Medici, fu dedicata nel 2013 una mostra spettacolare – caposaldo nelle indagini sulla storia del collezionismo e nella vita culturale delle Gallerie degli Uffizi - curata da Riccardo Spinelli.
Lo stesso studioso ritorna adesso sull'argomento, insieme a Franco Paliaga, per illustrare un capitolo meno noto della vita e delle preferenze artistiche di questo avido e geniale mecenate: ovvero la ricostruzione dello straordinario appartamento che Ferdinando si era ritagliato nella Villa di Poggio a Caiano e dove, in un camerino, aveva stipato 174 dipinti di 166 artisti diversi , opere non più grandi di 60 centimetri per lato.
Tra gli artisti selezionati dal Gran Principe troviamo Anton Domenico Gabbiani, Livio Mehus, il Volterrano, Sebastiano Ricci, Rubens, Bernardo Strozzi: una summa della produzione pittorica in Europa tra il primo Cinquecento e la fine del Seicento, raccolta nel catalogo redatto da Franco Paliaga in questo volume, in cui mancano solo 36 opere per completare virtualmente la collezione.
Un risultato eccezionale, densissimo di informazioni per gli studiosi, nonché avvincente e illuminante anche per i lettori non specializzati.

2017
30.00 €
 
A cura di Arabella Cifani e Franco Monetti.

La «Stamperia» dell'ebanista. Storia di un mobile inedito di Pietro Piffetti.

Torino, Allemandi, 2017. Cm 31x21, pag. 191, ill a col. Cart e sovrac.

Pietro Piffetti (1701/1777), sommo ebanista, è oggi concordemente considerato dalla critica internazionale tra i protagonisti dell'arte europea del Settecento. Un cassettone inedito, squisitamente intarsiato, che narra un'esemplare storia di alta committenza nobiliare piemontese, viene ora ad arricchire il suo già vasto e prestigioso regesto. Dalla storia riemergono con chiarezza e forza la figura del committente, il marchese Giuseppe Francesco Ludovico Morozzo della Rocca (1704/1767), eminenza grigia nella Torino di Carlo Emanuele III, e quella del Venerabile Giambattista Trona (1682/1750), padre oratoriano di Mondovì, richiamata per metonimia dall'opera e qui studiata anche nella sua iconografia. Quest'opera maggiore riafferma il genio del grande artista nel milieu del raffinato gusto della nobiltà di Torino nel Settecento.

2017
70.00 €
 
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