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A cura di Alessandro Cosma e Silvia Pedone.

Storie di Palazzo Corsini. Protagonisti e vicende nell'Ottocento.

Roma, Campisano, 2016. Cm. 21x15, pagg. 267, figg. 101 in nero e tavv. 18 a colori f.t., brossura.

Questo volume è il frutto di una giornata di studi dedicata interamente all’Ottocento tenutasi a Palazzo Corsini nell’aprile del 2015. Le pagine qui raccolte raccontano quindi una storia, anzi un insieme di storie diverse, alcune singolari, ericostruiscono la vicenda di un luogo altrettanto singolare, dei personaggi che lo hanno vissuto, degli oggetti che lo hanno popolato, degli eventi di cui è stato teatro nell’arco di cento anni. Questo luogo è ovviamente Palazzo Corsini alla Lungara, oggi una delle sedi delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma e dell’Accademia dei Lincei, e a dar voce alle sue storie èun gruppo di studiosi che intrattengono da anni uno stretto, diuturno e personale rapporto con la Galleria e con il Palazzo, segno d’elezione ma anche di continuità. Rispetto alle notizie relative alle epoche più antiche, proprio l’Ottocento era rimasto maggiormente in ombra fino ad oggi, a dispetto della ricchezza di informazioni di cui possiamo disporre. È a questa immagine composita che si vuole restituire qualcosa della sua originaria vivacità. Come in un gioco di scatole cinesi, si è cercato di ricomporre il denso intreccio in cui compaiono di volta in volta il Palazzo e le sue stanze, la Galleria e la Biblioteca, la famiglia e gli ultimi protagonisti del ramo romano, gli ospiti di riguardo e i visitatori occasionali, gli impiegati e la servitù, ognuno con qualche storia particolare da raccontare, persino i più defilati, che pure, da dietro le quinte dell’anonimato, hanno lasciato una traccia talora non insignificante del loro passaggio in questo sontuoso scenario. E poi, naturalmente, le opere d’arte: a volte in primo piano, a volte sullo sfondo, contemplate o descritte, acquisite e vendute, ammirate o denigrate, studiate e copiate, gelosamente custodite o solo ricordate, amate e odiate, come capita sempre con gli oggetti d’affezione.

2017
30.00 €
 
A cura di Sabine Frommel e Jean-Philippe Garric, con la collaborazione di Simone Sirocchi.

I disegni di Charles Percier 1764-1838. Emilia e Romagna nel 1791.

Roma, Campisano, 2016. Cm. 28x23, pagg. 186, numerose figg. e tavv. in nero e a col. n.t., brossura.

I disegni qui pubblicati, eseguiti da Charles Percier nella sua breve permanenza in Emilia e in Romagna, portano per la prima volta alla luce una piccola parte della sua testarda e prolifica ricerca grafica, condotta negli oltre quattro anni trascorsi in Italia. Questi schizzi, una sorta di enciclopedia personale, non furono realizzati unicamente come ricordo dei posti più notevoli che ebbe l’opportunità di visitare, ma formarono un vero e proprio strumento professionale, cui fece ricorso per concepire libri, per nutrire le sue riflessioni di architetto e il suo lavoro di progettazione, per illustrare le sue idee ai suoi numerosi studenti. Alla fine della sua vita li fece montare e rilegare in volumi tematici e li lasciò in eredità ai suoi allievi, che poi li donarono alla biblioteca dell’Institut de France. Il soggiorno in Emilia-Romagna, tappa intermedia del viaggio che nel 1791 da Roma lo riportò in Francia, fu preceduto da una sosta ad Ancona, da cui, proseguendo verso Senigallia, raggiunse poi Bologna, Mantova e le quattro città ducali emiliane (Ferrara, Modena, Piacenza e Parma). A segnare questo viaggio nell’architettura furono le precedenti esperienze romane, che consentirono a Percier di maturare e affinare progressivamente l’esercizio del rilievo e di perfezionare la sua tecnica, fondata su un tratteggio a lapis, poi ripassato a penna e infine ad acquerello. Questo prezioso e seducente corpus grafico, oltre ad offrire le prime testimonianze note di alcuni monumenti e a documentare spazi urbani di notevole importanza, attesta il gusto, gli interessi e lo sguardo eclettico di un giovane architetto francese alla fine del Settecento. Percier, infatti, abbracciò graficamente un largo orizzonte cronologico, dall’antico fino al Neoclassicismo, accordando particolare interesse al Medioevo e al Rinascimento e privilegiando gli edifici in cui la costruzione è strettamente unita al decoro. Per rispondere a questa polisemia, il presente volume incrocia analisi storiche complementari, raggruppando specialisti della storia di Bologna, delle varie località visitate da Percier, dell’arte edilizia del Rinascimento, come della cultura e della pratica architettonica francese ed europea del periodo rivoluzionario e napoleonico.

2017
40.00 €
 
A cura di Giovanni Carlo Federico Villa, Laura Dal Pra e Marina Botteri.

Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino.

Trento, Castello del Buonconsiglio, 2017. Cm. 28x22, pagg. 495, numerose ill. e tavv. a colori n.t., brossura.

Catalogo della mostra tenutasi a Trento, Castello del Buonconsiglio dall'8 luglio al 5 novembre 2017.

Il Castello del Buonconsiglio svela, con un’ampia mostra, la grandezza di Marcello Fogolino. L’iniziativa riscopre un artista notevolissimo ma la cui fama di pittore venne offuscata dalle sue vicende private: la condanna per l’omicidio di un barbiere, commesso, pare, insieme al fratello Matteo, la messa al bando, l’attività di spionaggio a favore della Serenissima, gli alti e bassi con la committenza delineano un personaggio dalle tinte forti.  Dopo le grandi mostre monografiche dedicate ai pittori che affrescarono il maniero ovvero Girolamo Romanino e i fratelli Dosso e Battista Dossi, il Castello del Buonconsiglio rende ora omaggio al terzo artista che contribuì alla decorazione del Magno Palazzo. La rassegna vuole dunque far conoscere al grande pubblico un pittore che fu costretto a una forzata permanenza in Trentino, ma che riuscì a guadagnarsi, con la sua opera, la fiducia del principe vescovo Bernardo Cles fino a divenirne il pittore di corte e, poi, del suo successore, il principe vescovo Cristoforo Madruzzo.
Figlio d’arte - suo padre era un pittore di buon livello – fu mandato da giovane a bottega da Bartolomeo Montagna, in quel di Vicenza. In quella città lasciò opere importanti in numerose chiese prima di trasferirsi per otto anni a Venezia. E’ documentato il suo rientro a Vicenza verso il 1518 e il suo operare insieme a Giovanni Speranza. La sua pittura di quegli anni mostra un distacco dai modelli quattrocenteschi e una adesione alle novità che, nelle ville e chiese venete, stava imponendo il Veronese. Rientrato nel natio Friuli, nel Pordenonese ottiene commesse di rilevo per diverse chiese della città e del territorio, in parte purtroppo oggi perdute. In Friuli torna ancora, insieme al fratello pittore anche egli, dopo una nuova parentesi vicentina ma incappa nelle note vicende giudiziarie che gli resero difficile ottenere nuovi incarichi. Destino volle che Fogolino approdasse quindi a Trento dove, tra il 1528 e il 1533, si costruiva il Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, un grandioso cantiere rinascimentale nel quale pittori, scultori, artigiani, garzoni di bottega lavorarono a tempo record per rendere sontuosa la nuova dimora rinascimentale del principe vescovo Bernardo Cles. Qui Fogolino trovò fama, commissioni e, grazie alla protezione vescovile e alla benevolenza della corona imperiale austriaca, un sicuro rifugio. Il periodo trentino viene illustrato con sue opere provenienti da chiese del territorio e dalle collezioni del museo, in merito alle quali particolare attenzione è dedicata alla committenza, mentre la sua produzione profana viene approfondita partendo dai cicli pittorici del Castello del Buonconsiglio, ma anche dalle preziose testimonianze grafiche.
Dopo il 1541, sotto Cristoforo Madruzzo, organizzatore del Concilio, il percorso fogoliniano diventa nuovamente ondivago. Di certo lavora ad Ascoli Piceno, per il vescovo di quella città, conosciuto a Trento, poi a Gorizia e ancora a Bressanone. Si sa che venne cercato per la Residenza di Innsbruck ma di lui nulla è noto in quella città. Finì quindi da artista errante una vicenda cominciata allo stesso modo. Molti sono ancora i problemi aperti intorno alla personalità e alla produzione del pittore vicentino d'origine, ma trentino d’elezione: da quelli relativi alla biografia e all'itinerario artistico a quelli connessi con la definizione del catalogo e la periodizzazione delle opere. Nodi che possono ora essere dipanati anche grazie alla serrata campagna di restauro condotta nell’ultimo ventennio sui cicli affrescati del Magno Palazzo, agli studi condotti sul cantiere voluto dal Cles e sulla figura del Fogolino, nonché all’accurata campagna di verifiche archivistiche.
Il catalogo inizia prendendo in esame le pale d’altare che hanno contraddistinto l’evolversi del suo percorso stilistico tra Vicenza e la provincia di Pordenone, evidenziando la ricca valenza del patrimonio artistico e culturale del Triveneto e approfondendo lo studio dei rapporti e della collaborazione culturale con gli altri artisti vicentini, tra cui Giovanni Bonconsiglio, Bartolomeo Montagna e Francesco Verla. In mostra le magnifiche pale d’altare provenienti dal Rijksmuseum di Amsterdam, come la Madonna col Bambino e santi mai esposta in Italia, dalla Galleria dell’Accademia di Venezia, dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, dalla Pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza ma anche le rarissime incisioni provenienti dal museo statale di Dresda. La mostra si svolge in contemporanea con la rassegna che il Museo Diocesano Tridentino dedica a Francesco Verla, altro importante artista che nei primi anni del XVI secolo soggiornò a lungo in Trentino. Il particolare clima culturale che contraddistinse il periodo clesiano, non senza positive influenze sull’arte fogoliniana e sulla importante stagione rinascimentale trentina, verrà messo in evidenza da materiali di confronto ispirati al gusto antiquario del tempo, alla statuaria, alla produzione libraria e incisoria.

2017
72.00 €
 
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