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A cura di Anna Orlando.

Van Dyck e i suoi amici : Fiamminghi a Genova 1600-1640.

Genova, Sagep, 2018. Cm. 21x15, pag. 264, fig. a col, br.

Catalogo della Mostra a Genova, Palazzo della Meridiana.

Oltre alla schedatura di una sessantina di opere, il catalogo accoglie saggi critici e apparati documentari per un compendio insostituibile sulle presenze dei fiamminghi in città e sulla ricezione della loro arte da parte dei maestri locali, nell'epoca di massimo splendore per la Superba. Non solo Rubens e Van Dyck - di quest'ultimo un inedito, un'opera mai esposta prima e diverse precisazioni attributive, critiche e documentarie -, ma anche gli artisti nordici che qui hanno fatto fortuna: Giulliam van Deynen, Jan Roos, Giacomo Legi, Cornelis e Lucas de Wael, Peter Boel, Vincenzo Malò, Jan Wildens e Giovanni Howart. In dialogo con essi, i pittori locali che hanno appreso il mestiere nei loro atelier, come Stefano Camogli e Anton Maria Vassallo, in un intreccio di parentele, opere a quattro mani e reciproche ispirazioni. Per capire la specificità di una nuova lingua pittorica che non può definirsi altro che "fiammingo-genovese". Un volume completo e aggiornato su un capitolo fondamentale della storia dell'arte genovese che, per l'importanza dei suoi protagonisti, ha un rilievo ben riconosciuto a livello internazionale.

2018
32.00 €
 
A cura di Alessandro Morandotti.

L' ultimo Caravaggio eredi e nuovi maestri. Napoli Genova e Milano a confronto (11610-1640).

Milano, Skira, 2017. Cm. 30x24, pag. 248, fig a col e in nero, br.

Catalogo della mostra: Milano, Gallerie di Italia (Novembre 2017/Aprile 2018).

Può esistere una storia dell'arte in Italia del Seicento senza Caravaggio? Tanto più in un arco cronologico(1610-1640) così legato all'eco delle sue recenti esperienze? Questa mostra vuole provare a dimostrarlo. Tra mille iniziative editoriali ed espositive, non ci si è mai interrogati a fondo sul reale raggio di penetrazione del linguaggio del genio lombardo nell'Europa del suo tempo. Questo originale progetto prende spunto dall’ultimo dipinto eseguito da Caravaggio prima della morte: il Martirio di Sant’Orsola (conservato a Palazzo Zevallos, la sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli), eseguito dal maestro nella primavera del 1610 per il collezionista genovese Marcantonio Doria che aveva interessi economici nella città partenopea. L’accoglienza del dipinto è tiepida, se non indifferente perché le preferenze artistiche erano altre, come dimostra il dipinto di medesimo soggetto (ma dallo stile totalmente differente) eseguito negli stessi anni da Bernardo Strozzi. Partendo dal confronto di questi due dipinti, il volume a corredo della mostra milanese rievoca le principali vicende artistiche di tre città italiane, legate all’orbita spagnola, in anni di rivolgimento del gusto, tra la rivoluzione tutta devota al naturale di Caravaggio e la nuova età colorata e festosa del Barocco: Napoli (la città da cui nel 1610 parte l’ultimo Caravaggio), Genova (la città in cui il dipinto arriva nella relativa indifferenza) e Milano (la città verso cui molti artisti attivi a Genova guardavano intorno al 1610-1620 e dove, paradossalmente, l’eco di Caravaggio, che vi era nato, era estremamente debole se non inesistente).
L’ultimo Caravaggio riunisce circa sessanta dipinti provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee (molti dei quali restaurati appositamente per l’occasione); oltre alle opere di Caravaggio, Procaccini e Strozzi, sono presentate tele di Battistello, Spagnoletto, Cerano, Morazzone, Genovesino, Rubens, Van Dyck e di altri importanti artisti del primo Seicento. Il volume comprende i saggi di Piero Boccardo, Giovanni Morale, Alessandro Morandotti, Gelsomina Spione, Maria Cristina Terzaghi, Paolo Vanoli, Andrea Zanini e il catalogo delle opere con schede di Raffaella Besta, Piero Boccardo, Odette D’Albo, Francesca Debolini, Antonio Ernesto Denunzio, Alessandro Morandotti, Giuseppe Porzio, Margherita Priarone, Farida Simonetti, Paolo Vanoli.

2017
38.00 €
 
Gabriele CAPECCHI

Ipotesi su Castello. L’iconografia di Niccolò Tribolo e il giardino delle origini (1538-1550)

Firenze, Polistampa, 2017. Cm 24x17, pag. 110, fig in nero e a col. br.

Lo studio ricostruisce il progetto iconografico che Niccolò Tribolo, scultore michelangiolesco e architetto di provata fede medicea, introdusse nel 1538 alla villa di Castello (Firenze), residenza privilegiata di Cosimo I de’ Medici, con la fondazione del giardino ducale. Si tratta di un vero e proprio "master plan" per comparti figurativi, qui identificato attraverso disegni preparatori, stucchi e modelli, poi affidati agli artisti della sua cerchia (Pierino da Vinci, Giovannangelo da Montorsoli, Valerio Cioli, Battista Lorenzi, Zanobi Lastricati). Le opere verranno fedelmente perfezionate fino al 1561, quando Vasari inizierà a distaccarsi dal programma originario seguendo il richiamo post-tridentino all’ortodossia dei principi cattolici. Numerosi sono gli spunti critici innovativi, come lo studio dell’asse tematico centrale (l’ "Età d’Oro" e gli opposti capisaldi, dall’Oroscopo del principe, affrescato nella Villa da Pontormo, alla Grotta di Cosimo I), la paternità letteraria del programma, lo sviluppo simmetrico della composizione. La ‘fontana del Labirinto’ costituisce un ulteriore elemento di novità, come pure i bronzi gemelli del "Tritone e Satiro con fiasca", a cui rispondevano nella Grotta le sale di Nettuno e di Pan, poi diversamente completate. Da tali elementi provengono l’ipotesi planimetrica del giardino e la morfologia della villa secondo l’intervento di Tribolo.

2017
20.00 €
 
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