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18 dicembre 2015
Udine - Copetti Antiquari, Via Paolo Sarpi, 25

L'estasi di San'Agostino

Ritorna ad Udine un capolavoro “scomparso” del Carneo

Dopo quasi un secolo un’importante opera del grande artista può essere di nuovo ammirata nella Galleria Copetti di Via Paolo Sarpi in città ed a loro spetta il merito di averla ritrovata in una collezione privata.

Uno dei primi studiosi di Antonio Carneo, Benno Geiger l’aveva vista “arrotolata presso un antiquario a Udine” e dava conto dell’importanza qualitativa e storica della stessa. Nel 1927 era a Venezia per passare poi in Ungheria; dati ripresi dagli organici lavori del Rizzi e della Furlan che evidenziava la derivazione “incisoria” dal Van Dick. Rimaneva ignota agli studiosi la provenienza e questo ha stimolato chi scrive per alcune riflessioni che la restituiscono al soppresso Convento cittadino delle Agostiniane.

Il tema iconografico con l’“estasi di S. Agostino” ne tracciava la provenienza da quel Convento dove al presente c’è la Caserma Di Prampero e dove appunto le Mantellate Agostiniane avevano avuto principio già nel XV secolo grazie alla Beata Elena Valentinis e la sorella Perfetta.
La Chiesa era stata rifabbricata poi nel 1664 e riattato il Collegio-Convento che godeva della protezione diretta della città, che destinava al suo governo tre nobili per sindaco e provveditori.     
La pala che porta al centro S. Agostino in estasi ha in veste adorante la Beata Elena Valentinis con S. Giovanni Nepomuceno, già da tempo venerato e in quegli anni in corso di canonizzazione grazie all’intervento degli Agostiniani. Sull’altro lato compare l’agostiniano S. Nicola da Tolentino che successivamente veniva rappresentato dal pittore Ruggieri nella stessa chiesa ed in basso il probabile committente nella veste dell’Ordine.
Nella stessa chiesa l’Asquini nelle sue note sui pittori friulani ricordava altre opere del Carneo: “quattro quadri del Vecchio Testamento appesi alla tribuna della chiesa” (dal manoscritto reso noto dal Pastres). Era evidentemente un artista amato dall’Ordine se nella Chiesa di S. Lucia compariva la splendida pala di S. Tommaso da Villanova, anch’egli santo agostiniano presente nell’edificio cultuale che secoli prima la Beata Elena Valentinis frequentava per devozione prima di fondare le “Mantellate di S. Agostino”.

Se l’importante pala di S. Lucia non è più in città, questo recupero resta uno dei più significativi per conoscere la pittura seicentesca in Friuli con chiari rimandi alla poetica del Langetti. L’impaginazione impostata sulle diverse scansioni delle figure porta una partitura cromatica che ritroviamo nella maturità dell’artista con accordi forti e sostenuti ma anche con sfumature e trasparenze che ritroviamo nel volto estatico di S. Agostino. Le profilature dei personaggi sottinsù sono resi quasi con una volontà di identificazione e di carattere come in quella del devoto agostiniano offerente.
Una probabile datazione al 1670 pare ben giustificata confrontandola con le opere coeve, considerato anche che la Chiesa e la struttura conventuale annessa veniva riformata, come detto, nel 1664.
Il recupero pertanto non ha solo un’importante valenza per aver restituito alla città un’importante pagina del suo patrimonio artistico, ma resta anche una riflessione oggettiva sul recupero e riuso di una grande patrimonio immobiliare fatto per necessità in epoca napoleonica e austriaca e proseguito con l’unità d’Italia. Un mirato percorso in questi luoghi, con un richiamo alle opere che contenevano ed alla loro storica rappresentazione, potrebbe essere uno stimolo per la memoria collettiva della cittadinanza udinese.

www.copettiantiquari.com
 
10 dicembre - 20 marzo 2016
Milano - Palazzo Reale

Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau

Un percorso variegato e complesso che ricostruisce il gusto elegante, prezioso e sensuale dell’epoca

La mostra "Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau" è prodotta e organizzata dal Comune di Milano – Cultura  e da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 Ore. 

Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau, è curata da Karel SRP, già curatore della mostra sull’artista tenutasi a Praga nel 2013, per la parte relativa alle opere di Mucha e da Stefania Cretella, studiosa di arti decorative, per la parte dedicata alle arti decorative del periodo art nouveau.

Innovativa è la formula della curatela: le competenze scientifiche e i materiali di studio forniti per la realizzazione della mostra, verranno valorizzati attraverso un significativo contributo per il cofinanziamento di assegni di ricerca e borse di studio per giovani studiosi e per le attività scientifiche del Centro di ricerca “Rossana Bossaglia”, diretto da Valerio Terraroli e fondato nel 2015 presso l'Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, in ricordo di una grande studiosa di Liberty, Déco e Novecento. Si tratta di un virtuoso esempio di fattiva e organica collaborazione tra soggetti pubblici e privati promotori di cultura e un centro universitario di ricerca avente come obiettivo comune la formazione specialistica e la professionalizzazione di giovani storici dell'arte, con una particolare attenzione alla storia del gusto e delle arti decorative.

La mostra si inserisce come anticipazione in un percorso che Palazzo Reale intraprenderà nel 2016, teso ad approfondire, attraverso i gradi movimenti artistici e i loro protagonisti, quel periodo di transizione e importanti trasformazioni che si colloca tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento: una riflessione che culminerà con la mostra sul Simbolismo in apertura a febbraio 2016 e a cura di Michel Draguet, Ferdinando Mazzocca, con il coordinamento scientifico di Claudia Zevi.

Dopo Milano, la mostra si sposterà a Palazzo Ducale di Genova, dove sarà visitabile da fine aprile a tutto settembre 2016.

Il nucleo principale della mostra è costituito da 149 opere tra affiches e pannelli decorativi di Alfons Mucha (1860-1939), provenienti dalla Richard Fuxa Foundation. L’artista ceco è stato uno dei più significativi interpreti dell’Art Nouveau, divenendo ben presto il "promotore" di un nuovo linguaggio comunicativo, di un'arte visiva innovativa e potente: le immagini femminili dei suoi manifesti erano molto diffuse e popolari in tutti i campi della società del suo tempo e, ancora oggi si può facilmente individuare la sua inconfondibile cifra stilistica, che lo ha reso eterno simbolo dell’Art Nouveau.

Lo “Stile Mucha”, unico e riconoscibile, si è dimostrato adatto per essere applicato ad una grande varietà di contesti: poster, decorazione d’interni, pubblicità per qualsiasi tipo di prodotto, illustrazioni e addirittura produzioni teatrali, design di gioielli e opere architettoniche. Mantenendo come perno centrale la figura di Mucha, le opere dell’artista sono affiancate in mostra da una serie di ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europei affini a quella medesima sensibilità squisitamente floreale e sinuosa che caratterizzava un certo filone del modernismo internazionale, tipico soprattutto dell’area francese, belga e, almeno in parte, italiana. Scopo della mostra è dunque quello di restituire appieno l’idea di un’epoca ricca e sfaccettata, facendo dialogarele invenzioni di Mucha con gli ambienti e le decorazioni contemporanee così da ricostruire il clima magico e sfavillante della Belle Epoque.

www.mostramucha.it
 
27 novembre - 14 febbraio 2016
Milano - GAM - Galleria d'Arte Moderna

Adolfo Wildt (1868 - 1831). L'ultimo simbolista

Mostra presentata da: Comune di Milano, GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, UBS con la collaborazione scientifica dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi

La GAM Galleria d’Arte Moderna prosegue con la mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista” il percorso di valorizzazione dei nuclei più significativi delle sue collezioni scultoree, inaugurato nel 2015 con la mostra monografica dedicata a Medardo Rosso.

La mostra, allestita nelle sale espositive al piano terra della Villa Reale dal 27 novembre al 14 febbraio 2016, è promossa dal Comune di Milano | Cultura ed è diretta da Paola Zatti, conservatore responsabile della GAM, con la straordinaria collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, con cui la rassegna milanese condivide il progetto scientifico e la curatela. La mostra è realizzata nell’ambito della partnership triennale fra la GAM e l’istituto bancario UBS.

Il progetto si avvale di alcuni nuclei importanti di opere provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dai Musei Civici di San Domenico di Forlì, dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e di numerosi prestiti da parte di collezionisti privati italiani.

Il percorso espositivo presenta 50 sculture di Wildt in gesso, marmo, bronzo ed è centrato sulla resa plastica e materica di alcuni soggetti portanti della sua produzione, proposti in molti casi in più versioni proprio per sottolineare la sua ricerca sugli effetti dei diversi materiali, ossessione di tutto il suo lavoro d’artista. Il progetto propone anche 10 disegni originali di Wildt e 7 opere a confronto: oltre alla Vestale di Antonio Canova, tre opere di Fausto Melotti e una di Lucio Fontana, che furono suoi allievi alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa all’Accademia di Brera nell’anno successivo.

www.gam-milano.com/it/mostre-ed-eventi/mostre-in-corso/
 
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